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Davanti a casa di Maria c'è una striscia di terra sottile che è fatta per l'attesa. Lì si fermano le ragazze del paese: bussano e aspettano. Vogliono vedere i ragazzi, Luka, Artur, Enea, Johan, vogliono vedere Rudolf soprattutto, il bel Dolfi, che da quando ha smesso di suonare il violino passa il tempo sul divano a guardare la televisione muta, con il sorriso gentile e una tomba aperta nel petto. È per lui che viene Manuela, scialba e malinconica. Tra tutte è la più costante, quella che dell'attesa non si stanca. Dalla casa accanto, Tamar invece semplicemente guarda. Il destino le ha assegnato il ruolo di spettatrice, di chi assiste alla vita senza mai farne parte davvero. Finché un giorno, in quella terra dello smarrimento davanti a casa di Maria, compare il corpo senza vita di Manuela. Un'altra «giovane morte» dopo quella del piccolo Rafi, il bambino prodigio, che se n'è andato lasciando a Tamar un brivido carico di presagi. Attorno a queste due assenze, buchi neri nei quali precipita la vita di una comunità intera, si muovono personaggi da sogno o da incubo, figure struggenti colte in un presente che è insieme condensazione di una storia e prefigurazione di un destino: come Esmé, la madre senza grembo, che si rifugia nell'amore impossibile di chi non c'è più e si nega a chi invece la vuole con forza; zia Lali, che conosce l'arte di dire grazie; Nikolin, il calzolaio che conta le scarpe; e poi Dolfi con la sua bellezza succulenta, e naturalmente Tamar. È sua la voce che cuce i fili della vicenda, lo sguardo spaesato che rifiuta l'ovvietà e mette in questione ogni cosa, che dichiara e ritratta, rivela e nasconde. Ed è proprio grazie a queste smagliature nel tessuto della narrazione, grazie alla sfocatura perfettamente incarnata dalla scrittura straniante e poetica di Ornela Vorpsi, che Tamar ci costringe a dubitare dei confini che separano normalità e follia, colpa e innocenza, desiderio e rinuncia.



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Fuorimondo 2012-12-27 15:21:12 maria.luperini
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maria.luperini Opinione inserita da maria.luperini    27 Dicembre, 2012
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La vita raccontata come un sogno

Ornela Vorpsi è nata a Tirana, ma scrive in italiano. Lo trasforma in una lingua incantata e sognatrice, per raccontarci la vita e le sue connotazioni, di più: per condurci dentro alla pura essenza della vita. I personaggi che popolano questo breve romanzo sono vari e coinvolgenti; le loro storie, intrecciate come una fitta trama, sono l'anima di una comunità piena di amore, di dolore, di solitudine e di ricerca dell'altro. Ci sono i figli di Maria, pieni di forza e di gioventù; ci sono le ragazze, che si fermano nella striscia di terra davanti alla loro casa, in attesa; c'è Dolfi, il più bello di tutti, e c'è Manuela, innamorata senza speranza; Stefan, il suo mal amato; zia Lali ed Esmè, donne mature che cercano ancora. Spettatrice delle vicende è Tamar, protagonista e al tempo stesso non-attrice, "nata sotto il segno del tormento" e spinta a scoprire il fuorimondo, l'unica che si limita a vedere e a non intervenire perché quello è il compito della provvidenza. Che non è innamorata di Dolfi, ma gli sta sempre accanto perché le piace la sua bellezza. Che nessuno nota, perché è una ragazza trasparente. "Invisibile come il destino voleva che fossi, dovevo rimanere spettatrice (...) riempirmi del mondo. Nella tomba puoi portare solo quello che hai visto". A poco a poco, come in un sogno o una visione, il lettore viene condotto a scoprire la verità di fatti e persone attraverso piccoli indizi, che la protagonista fa riemergere a tratti dalla memoria. Un libro di forti sentimenti e di profondi misteri, dominato dalle morti di Rafi, il genio-bambino e Manuela; un libro che racconta la mancanza, la colpa, l'origine del dolore, la ricerca d'amore e di assoluto, il rapporto con la divinità e non marca mai nettamente il confine tra normalità e follia.

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