Narrativa straniera Romanzi I guardiani della notte
 

I guardiani della notte I guardiani della notte

I guardiani della notte

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Bahia, ancora Bahia! Questo romanzo di Amado è un grido alla sua musa di sempre, alla città più affascinante del Brasile, un grido d'amore alle sue notti, i suoi misteri, ardori e deliri. L'autore mescola i suoi passi a quelli dei nottambuli nelle viuzze tortuose del porto, sulle spiagge illuminate dalla luna. Con lui ascoltiamo la storia del Caporale Martini e del suo matrimonio così complicato, conosciamo Curio l'eterno romantico, sempre travolto da terribili passioni, Jesuino Gallo Pazzo vagabondo sapiente e tenerissimo, Tibéria tanto materna ed efficiente nella conduzione del suo bordello, Otàlia che desidera con ostinazione accasarsi, Marialva la bella, moglie non poco criticata di Martim. E tanti altri personaggi divertenti, struggenti, sorprendenti che parlano attraverso la voce arrochita di Amado.



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I guardiani della notte 2014-05-22 07:53:16 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    22 Mag, 2014
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Il cantico di Bahia

Il cantico di Bahia ha il suo solista d'eccellenza, si chiama Jorge Amado e si esibisce per noi.
I GUARDIANI DELLA NOTTE e' una splendida rappresentazione di quello spicchio di cuore brasiliano dove in un triste passato confluirono orde di schiavi africani. 
Il romanzo si colloca nel tempo ben oltre la fine della schiavitu', eppure affonda e gorgoglia polposo e fertile nel substrato piu' umile, piu' povero e disperato della popolazione. Sono i miserabili di Bahia, uomini e donne e bambini che nel solco delle orme di antenati in catene poggiano i piedi e si erigono avidi di sopravvivenza. Se e' piu' facile lasciarsi morire che lottare contro la fame, le malattie, le prevaricazioni tutte, eccoli i baiani irriducibili. Che non solo sopravvivono, ma vivono con gioia. E cantano e ballano e sorridono, il samba che smaltisce i quattro fagioli raccimolati,nella favela  una tettoia di latta rovente  che pero' rivolge l'ondulata spiovenza al mare luccicante.
Il romanzo e' strutturato su un unico filone narrativo e mantiene gli stessi personaggi, benche' sia spezzato in tre grandi episodi. Il matrimonio del caporal Martin con la splendida Marialva, tanto bella e tanto brava che ogni uomo di Bahia vorrebbe sposarsi. Con Marialva, ovviamente.
Il battesimo del figlio di Negro Massu, tra le mura della chiesa il rito cattolico si fonde  coi canti del candomblè ai margini della foresta, osanna alle divinita' e agli spiriti dei morti.
Infine Jesuino Gallo Pazzo e l'intrepida sua combriccola di diseredati a occupare abusivamente la collina del miliardario Pepe Ottocento, così chiamato per i kg da ottocento grammi utilizzati nelle sue panetterie.
Insomma un tripudio di folklore brasiliano ai limiti dell'incontenibile, tra postriboli di ogni sorta, fiumi di cachaca e rituali religiosi, buffonerie e disgrazie, corruzione e grandi amori in cui con la sua scrittura volutamente ampollosa e sapientemente arcaizzante Amado fonde ironia e polemica in un giubilio di vitalita' carioca che sconvolge e diverte e commuove.

I titoli di Amado depenno con tristezza ogni volta, ben conscia  sia uno di quegli autori che vuoi per la forma, vuoi per il contenuto , vuoi per l'enfasi, terminata la sua bibliografia egli sara' insostituibile.
Chiudi il libro e di nuovo mi resta un abbraccio. L'abbraccio di Jorge alla gente di Bahia.
Buona lettura.

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