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Il gruppo

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Torna, in una nuova edizione, il capolavoro di Mary McCarthy: un ritratto di gruppo al femminile caustico e feroce, la storia di otto ragazze dell’alta borghesia americana, dagli anni del college a una «maturità» fatta di delusioni e tradimenti, sogni e bruschi risvegli. Il «gruppo» del titolo è costituito da otto inseparabili amiche, rigorosamente upper class, compagne di studi al prestigioso Vassar College (una sorta di Harvard al femminile). Dopo la laurea, nel 1933, iniziano tutte a inseguire qualcosa di diverso da ciò che il destino ha loro assegnato, ma collezionano errori e sconfitte. Il romanzo segue a turno le otto amiche nelle loro vicende erotiche e familiari, che passano attraverso matrimoni poco felici, tradimenti, ma anche attraverso scelte meno convenzionali e molto più sorprendenti. Un romanzo affilato, di ampio respiro, in perfetto equilibrio tra satira e tragedia, e un ritratto impeccabile dell’America di Roosevelt e del New Deal, sospesa tra sogni di rigenerazione collettiva e il permanere di un classismo spesso brutale.



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Il gruppo 2020-12-26 20:06:08 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    26 Dicembre, 2020
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Il sacrificio è un'idea sorpassata

Minimum Fax ripropone in una nuova edizione il romanzo di Mary McCarthy, “Il gruppo”, pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1963.
Il libro racconta alcuni episodi della vita di un gruppo di otto ragazze, tutte laureate al prestigioso Vassar College nel 1933; la narrazione si focalizza su alcune vicende personali delle protagoniste, che vivono a New York, negli anni che vanno dalla Grande Depressione all’inizio della seconda guerra mondiale.

Si può senza dubbio definire un romanzo corale in quanto nessuna delle ragazze ha un ruolo di maggior rilevanza rispetto alle altre, anche se la scena si apre e si chiude con cerimonie che riguardano Kay, a cui tutte le altre partecipano.

Le protagoniste hanno condizioni economiche, carattere, interessi culturali, sociali, opinioni politiche ed orientamento sessuale diversi, ma appartengono tutte all’alta borghesia statunitense ed hanno conseguito un prestigioso titolo di studio.

Non è difficile comprendere quanto questo romanzo abbia potuto avere un forte impatto sul pubblico dei lettori, sia a livello di vendite – fu un successo editoriale- sia perché scandalizzò e fu ritenuto mediocre da una buona parte della critica maschile tradizionale.

Leggiamo infatti molte pagine su incontri sessuali, contraccezione, allattamento, vita matrimoniale più o meno nevrotica, descrizioni di abitazioni, arredamento, suppellettili e vestiti, mischiate a riflessioni culturali, sociologiche e politiche, che riguardano sempre le stesse protagoniste. Sono donne, ma sono pur sempre delle laureate al Vassar. Sono donne, ma sono esseri pensanti, ciascuna con le proprie peculiarità, più o meno costrette nel loro ruolo sociale, più o meno arriviste, superficiali, intelligenti, insoddisfatte o altruiste. Dalle pagine di McCarthy non emerge nessun tipo di predilezione, né di accusa né di lamentela nei confronti della condizione femminile: semplicemente queste donne sono descritte in un modo che vuole essere il più possibile realistico. L’autrice anzi sembra quasi compiacersi del ritratto completamente non idealizzato che fa delle sue protagoniste, che rimangono statiche, incapaci ad evolversi a livello personale pur vivendo in un’epoca di sviluppo a livello sociale.

In conclusione quindi, un romanzo solo apparentemente superficiale o destinato ad un pubblico femminile; in realtà è un libro ancora oggi apprezzabile, se non per i particolari episodi narrati, per la sapiente e tagliente analisi della società che vi viene rappresentata.

“ – Quelli erano i tuoi tempi, mamma-, disse Dottie, paziente. – Adesso non è più necessario fare sacrifici. Nessuno deve scegliere tra sposarsi e fare l’insegnante. Ammesso che sia mai stato così. Sono state le più bruttine del tuo anno a diventare insegnanti, ammettilo. E tutti sanno, mamma, che non si può riportare un uomo sulla retta via; finirà per trascinarti con sé. Ci ho pensato tanto, quando ero all’Ovest. Il sacrificio è un’idea sorpassata. Un’autentica superstizione, mamma, come le pire delle vedove in India. Quello a cui adesso punta la società è la piena realizzazione dell’individuo-”.

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