Il sospetto Il sospetto

Il sospetto

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Il sospetto fa parte di quei romanzi di Dürrenmatt in cui una maliziosa e maligna impalcatura "gialla" finisce per negare se stessa e per mettere piuttosto a nudo le orrende magagne e falsità di cui è fatto l'animale uomo. Questo romanzo "dagli allucinanti specchietti filosofici" (come lo ha definito Italo Alighiero Chiusano) ha come protagonista l'ispettore della polizia di Berna, Hans Baerlach. Egli si trova a discutere con il medico Samuel Hungertobel, suo amico, sui delitti atroci di cui si sono resi responsabili i nazisti nei campi di concentramento. L'occasione è una fotografia della rivista "Life": ritrae un medico, il dr. Nehle, mentre opera senza narcosi solo per soddisfare il suo sadismo. Hungertobel osserva, quasi per caso, una strana rassomiglianza di Nehle con il dr. Emmenberger, che esercita la professione di chirurgo in una clinica di Zurigo. Baerlach, gravemente ammalato, vuole concludere la carriera con una indagine memorabile, perché, quasi d'istinto, intuisce che fra Nehle e Emmenberger esiste un rapporto diretto, oscuro e conturbante... Un giallo psicologico perfetto che è fondato sulle stesse qualità dell'ispettore Baerlach quando dice: "Vedrai, la nostra arte è un misto di matematica e di fantasia".

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Il sospetto 2017-06-28 13:32:32 siti
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siti Opinione inserita da siti    28 Giugno, 2017
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Don Chisciotte nella tana del lupo

Fine giallo psicologico tra l’onirico e il surreale, degna continuazione delle vicende del commissario Bärlach reduce dall’estenuante duello celebrato ne “Il giudice e il suo boia”. È tempo per il nostro, dunque, di dedicarsi a se stesso e di affrontare le cure che gli prolungheranno l’esistenza di un anno. Non più indagini, né elucubrazioni sulla giustizia, né tediosi raffronti con la moderna criminologia, colpevole di spianare la via alla risoluzione dei casi laddove basterebbe un innato fiuto per le indagini. Un sospetto è decisamente meglio perché in un lasso di tempo impercettibile pone in connessione eventi, persone, situazioni, determina sviluppi inenarrabili e tendenti alla conferma , la più bella , quella siglata dall’ennesimo “caso chiuso”.
Bärlach è ospite del suo medico Samuel Hungertobel da novembre e, a ridosso degli ultimi giorni di quel 1948 , dopo aver rischiato di morire per ben due volte, nella clinica dove lo hanno operato gli capita tra le mani la rivista “Life”,annata 1945. È pubblicata una fotografia unica nel suo genere, quella del Dottor Nehle che nel campo di concentramento di Stutthof opera un paziente senza narcosi. Il fatto in sé, di un sadismo tremendo, passerebbe solo commentato se lo stesso dottor Hungertobel non ravvedesse una certa somiglianza con il dottor Emmenberger, chirurgo in una prestigiosa casa di cura di Zurigo.
Si insinua così il sospetto e il commissario destinato al pensionamento si butta nel suo ultimo caso.
Chi ha scattato la fotografia? Ma davvero il sadico chirurgo è morto suicida? Che cosa cela la somiglianza intravista dall’amico medico? Si fa trasferire a Zurigo per essere ricoverato nella clinica sospetta. Che cosa avviene là dentro? Come è esercitata la professione medica? E soprattutto, è ora di sentire l’eminente dottor Emmenberger: si prepara per lui un interrogatorio infernale.
A questo punto le parti si invertono e Bärlach, paladino imperterrito della giustizia, vivrà dei brutti momenti scanditi dal ticchettio dell’orologio che segna le sue ultime ore di vita.
Ad accompagnare l’insolita indagine una serie di teatranti di tutto rispetto: un gigante ebreo avvolto nel suo caffetano sprona e consiglia a forza di vodka, uno scrittore fallito aiuta l’impresa, un’ ambigua dottoressa tradita dal comunismo rinnega la validità di qualsivoglia legge e si arrende alla perfidia umana, perfino un nano dà il suo funzionale contributo. Bärlach è ormai trasfigurato in cavaliere, “tutti dobbiamo essere dei Don Chisciotte, se appena abbiamo un briciolo di cuore e un po’di cervello nella zucca. Ma non dobbiamo combattere contro i mulini a vento … È questo il nostro compito, quello di combattere la disumanità sotto tutte le forme e in tutte le circostanze.” Infine, confinato nella camera del Reparto 3, dal quale nessuno esce vivo, in compagnia dell’incisione di Dürer “Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo”affronta il suo ultimo duello …
Bipartito in maniera perfetta, la seconda parte offre in particolare un condensato di notevoli spunti di riflessione riguardanti i temi più cari allo scrittore elvetico: l’uomo, la vita, la giustizia, in un crescendo di tensione da lasciare senza fiato. Ancora una volta giocando sul modulo narrativo del giallo, questa volta gustosamente tinto di noir, Dürrenmatt celebra l’impossibilità di una giustizia perfetta che al bisogno può essere coadiuvata anche da un pizzico di surreale.

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