Il sospetto Il sospetto

Il sospetto

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Il sospetto fa parte di quei romanzi di Dürrenmatt in cui una maliziosa e maligna impalcatura "gialla" finisce per negare se stessa e per mettere piuttosto a nudo le orrende magagne e falsità di cui è fatto l'animale uomo. Questo romanzo "dagli allucinanti specchietti filosofici" (come lo ha definito Italo Alighiero Chiusano) ha come protagonista l'ispettore della polizia di Berna, Hans Baerlach. Egli si trova a discutere con il medico Samuel Hungertobel, suo amico, sui delitti atroci di cui si sono resi responsabili i nazisti nei campi di concentramento. L'occasione è una fotografia della rivista "Life": ritrae un medico, il dr. Nehle, mentre opera senza narcosi solo per soddisfare il suo sadismo. Hungertobel osserva, quasi per caso, una strana rassomiglianza di Nehle con il dr. Emmenberger, che esercita la professione di chirurgo in una clinica di Zurigo. Baerlach, gravemente ammalato, vuole concludere la carriera con una indagine memorabile, perché, quasi d'istinto, intuisce che fra Nehle e Emmenberger esiste un rapporto diretto, oscuro e conturbante... Un giallo psicologico perfetto che è fondato sulle stesse qualità dell'ispettore Baerlach quando dice: "Vedrai, la nostra arte è un misto di matematica e di fantasia".



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Il sospetto 2020-08-14 07:47:01 Cecilia Ciaschi
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Cecilia Ciaschi Opinione inserita da Cecilia Ciaschi    14 Agosto, 2020
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Giallo Noir raffinato e crudele

Con poco più di 120 pagine Durrenmatt ci fa appassionare ai suoi personaggi ed entrare nel
mezzo di una storia a dir poco inquietante.
ll protagonista è il Commissario di Polizia Barlach, operante a Berna, ormai prossimo alla
pensione e gravemente malato, al quale i medici hanno dato poco tempo da vivere.
Basterà una foto per alimentare un sospetto e far sì che Barlach si metta sulle tracce di un
medico, che operava nel campo di concentramento di Stuffoff vicino Danzica, senza
anestesia, per sperimentare tutto il proprio sadismo.
Il fatto che un uomo, sotto falso nome, abbia potuto svolgere in un campo di sterminio la sua
sanguinaria attività, è terribile...ma che finita la guerra egli possa addirittura dirigere una
clinica nell'opulenta e civile Svizzera, è un segno che ormai siamo proprio sull'orlo del
baratro.
Alla fine il dialogo tra il Commissario e il Medico rappresenta lo scontro tra il Bene e il Male;
gli spunti di riflessione sono notevoli: l'Uomo, la Vita, la Giustizia.... e Durrenmatt usando il
modulo narrativo del giallo intriso di noir, conclude che una giustizia perfetta è impossibile
e che alla bisogna un pizzico di surreale può essere d'aiuto.
Il libro esce nel 1953, gli echi della Guerra ancora si fanno sentire...anche se l'Uomo
dimentica, forse per sua natura...ma i fantasmi rimangono e non a caso D. parte da una
tragedia ancora tutta da ricucire per l'Europa e l'intero mondo: quella dei campi di
concentramento, quando ancora la caccia ai criminali nazisti doveva cominciare e ciò dimostra
quanto la questione fosse cara a D. molto prima dei vari Wiesenthal.
Ben scritto, comprensibile a tutti, lo stile è privo di orpelli stilistici inutili e farriginosi;
la trama è essenziale,come piace a noi e non si dilunga su cose inutili.
Il libro è interessante e merita davvero di essere letto.
Ne uscirebbe fuori un bel film....anche se a suo tempo, trattasi del 1972, Daniele D'Anza lo
propose in due puntate trasmesse dalla Rai con ovviamente il bravissimo Adolfo Celi nel
ruolo del sadico Dottor Emmenberger!

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Gialli, polizieschi e noir
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Il sospetto 2017-06-28 13:32:32 siti
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siti Opinione inserita da siti    28 Giugno, 2017
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Don Chisciotte nella tana del lupo

Fine giallo psicologico tra l’onirico e il surreale, degna continuazione delle vicende del commissario Bärlach reduce dall’estenuante duello celebrato ne “Il giudice e il suo boia”. È tempo per il nostro, dunque, di dedicarsi a se stesso e di affrontare le cure che gli prolungheranno l’esistenza di un anno. Non più indagini, né elucubrazioni sulla giustizia, né tediosi raffronti con la moderna criminologia, colpevole di spianare la via alla risoluzione dei casi laddove basterebbe un innato fiuto per le indagini. Un sospetto è decisamente meglio perché in un lasso di tempo impercettibile pone in connessione eventi, persone, situazioni, determina sviluppi inenarrabili e tendenti alla conferma , la più bella , quella siglata dall’ennesimo “caso chiuso”.
Bärlach è ospite del suo medico Samuel Hungertobel da novembre e, a ridosso degli ultimi giorni di quel 1948 , dopo aver rischiato di morire per ben due volte, nella clinica dove lo hanno operato gli capita tra le mani la rivista “Life”,annata 1945. È pubblicata una fotografia unica nel suo genere, quella del Dottor Nehle che nel campo di concentramento di Stutthof opera un paziente senza narcosi. Il fatto in sé, di un sadismo tremendo, passerebbe solo commentato se lo stesso dottor Hungertobel non ravvedesse una certa somiglianza con il dottor Emmenberger, chirurgo in una prestigiosa casa di cura di Zurigo.
Si insinua così il sospetto e il commissario destinato al pensionamento si butta nel suo ultimo caso.
Chi ha scattato la fotografia? Ma davvero il sadico chirurgo è morto suicida? Che cosa cela la somiglianza intravista dall’amico medico? Si fa trasferire a Zurigo per essere ricoverato nella clinica sospetta. Che cosa avviene là dentro? Come è esercitata la professione medica? E soprattutto, è ora di sentire l’eminente dottor Emmenberger: si prepara per lui un interrogatorio infernale.
A questo punto le parti si invertono e Bärlach, paladino imperterrito della giustizia, vivrà dei brutti momenti scanditi dal ticchettio dell’orologio che segna le sue ultime ore di vita.
Ad accompagnare l’insolita indagine una serie di teatranti di tutto rispetto: un gigante ebreo avvolto nel suo caffetano sprona e consiglia a forza di vodka, uno scrittore fallito aiuta l’impresa, un’ ambigua dottoressa tradita dal comunismo rinnega la validità di qualsivoglia legge e si arrende alla perfidia umana, perfino un nano dà il suo funzionale contributo. Bärlach è ormai trasfigurato in cavaliere, “tutti dobbiamo essere dei Don Chisciotte, se appena abbiamo un briciolo di cuore e un po’di cervello nella zucca. Ma non dobbiamo combattere contro i mulini a vento … È questo il nostro compito, quello di combattere la disumanità sotto tutte le forme e in tutte le circostanze.” Infine, confinato nella camera del Reparto 3, dal quale nessuno esce vivo, in compagnia dell’incisione di Dürer “Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo”affronta il suo ultimo duello …
Bipartito in maniera perfetta, la seconda parte offre in particolare un condensato di notevoli spunti di riflessione riguardanti i temi più cari allo scrittore elvetico: l’uomo, la vita, la giustizia, in un crescendo di tensione da lasciare senza fiato. Ancora una volta giocando sul modulo narrativo del giallo, questa volta gustosamente tinto di noir, Dürrenmatt celebra l’impossibilità di una giustizia perfetta che al bisogno può essere coadiuvata anche da un pizzico di surreale.

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