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Infelicità senza desideri

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Con questo libro Handke ha raggiunto un equilibrio di scrittura che la critica non ha esitato a definire «classico»: di fronte al suicidio della madre, appreso dal giornale, l'ancor giovane scrittore austriaco sente l'ardua necessità di ricomporre con le parole quell'esistenza mancata, quella vitalità offesa e ridotta a meccanismo biologico e coatto. Apparso in lingua tedesca nel 1972, diviene subito un imprevisto best-seller, e resta forse, ancora oggi, il libro più amato di Handke.

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Infelicità senza desideri 2019-11-17 18:07:29 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    17 Novembre, 2019
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Letteratura come urgenza

Se non fosse stato per il Nobel di quest’anno, probabilmente Peter Handke sarebbe rimasto, almeno in Italia, un autore se non sconosciuto, “riservato” a pochi. La casa editrice Guanda si è subito data da fare per ripubblicare o pubblicare entro quest’anno i libri che non erano stati ancora tradotti in italiano, la cui uscita era prevista per l’anno prossimo.
Questo breve romanzo è stato scritto nel 1972, ma in Italia è arrivato tardi: è stato edito da Garzanti, in due edizioni (1999 e 2013). Critici del calibro di Claudio Magris e Giorgio Manacorda - si legge nella Presentazione - l’hanno subito considerato un testo destinato a diventare uno dei più importanti classici del secondo Novecento.
Da lettrice che legge per la prima volta l’austriaco Peter Handke onestamente mi sento di dire che ho trovato il libro, nonostante qualche richiamo a Camus e ad Auster, fortemente innovativo e sperimentale, originale in qualche modo, con tutte le conseguenze che ne possono derivare. Ma soprattutto l’ho trovato forte, doloroso, realistico.

L’incipit è diretto e freddo:

“Nella notte tra venerdì e sabato una casalinga cinquantunenne di A. (comune di G.) si è suicidata con una dose eccessiva di sonnifero”. Dal trafiletto del giornale” Volkszeitung”

Sembra l’inizio di un romanzo giallo, ma assolutamente non è così.
La donna che si è suicidata è la madre dello scrittore e questo libro è la testimonianza di quanto la letteratura sia stata per Handke un’urgenza, un modo per salvare il ricordo di sua madre prima di sprofondare nell’apatia e nel mutismo che seguono un lutto così lacerante. Non una morte per cause naturali, ma un suicidio.

“Il pensiero di questo suicidio mi rende di colpo così insensibile, che mi capita di meravigliarmi che gli oggetti che ho in mano non siano già caduti da un pezzo”.

Una lucidità quasi strana , direi crudele, quella con cui riesce a descrivere le sue sensazioni prima di raccontare della vita di sua madre, dall’infanzia fino ai ricordi più recenti nella sua memoria. È un memoriale in ricordo della madre, scritto di getto e nella parte finale è chiaramente manifesto.
La parte più corposa è riservata al racconto della giovinezza , della povertà, degli stenti di una donna nata negli anni Venti, in Austria, quando essere femmine equivaleva a contare in famiglia e nella società meno di niente. Le speranze distrutte, una vita destinata ad essere infelice senza desideri: a trent’anni, dopo varie gravidanze, portate avanti e non, con un marito che sapeva solo ubriacarsi, con un desiderio di istruzione disatteso, ci si sentiva già vecchi e rassegnati.
Una vita spenta dall’inizio senza via di fuga, “ nessuna possibilità di confrontarsi con un’altra forma di vita: ma chissà, nessun bisogno più di farlo?”.
Chissà...quando si vive senza desideri si è condannati ad una morte precoce.
Una vita in cui i libri non servono per sognare e per evadere, ma per rendersi crudelmente conto che si è spesa tutta una vita senza lasciare alcun segno.
Quanta pena, quanto strazio raccontato così freddamente in un realismo non volgare ma tanto crudo.

Vi lascio la crudeltà del finale, che, come ho detto, accorcia velocemente la narrazione: sembra un elenco di avvenimenti, delle istantanee che gli serviranno per parlare più diffusamente della madre in un’altra occasione.
“Più avanti scriverò di tutto questo qualcosa in modo più preciso”.

Devo dire che l’utilizzo del carattere maiuscolo per evidenziare parole significative, mi ha dato un po’ fastidio, abituata, come siamo un po’ tutti, all’utilizzo del corsivo o del grassetto, ma forse non è colpa di Handke...

Quando ci si trova di fronte a qualcosa che sentiamo come “nuovo”, particolare, non sempre siamo in grado di dire se quell’autore ci piaccia o no. Ed è proprio il mio caso. Da lettrice abituale, ma non esperta di critica letteraria, questo scrittore, al di là delle polemiche che sono sorte dopo l’assegnazione del Nobel, mi ha molto incuriosito e leggerò di sicuro altri libri. Gli scrittori non convenziali hanno bisogno di più tempo per essere capiti.

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Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Paul Auster, “ L’invenzione della solitudine “
Albert Camus, “Lo straniero”
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