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Cipro, estate 1972. Famagosta è una perla del Mediterraneo, una città dove fioriscono turismo e commercio. Una coppia ambiziosa, i Papacosta, decide di aprire qui un resort di lusso dove ciprioti, greci e turchi, possano lavorare insieme. Tra loro ci sono gli Özkan, turco-ciprioti che hanno deciso di trasferirsi a Famagosta per sfuggire ad anni di violenze etniche, e i Georgiou, greco-ciprioti già colpiti dai conflitti etnici e divisi tra il sogno di riunirsi alla Grecia e il desiderio di mantenere l'indipendenza. Dietro la facciata scintillante della città la tensione sta però crescendo. Finché, due anni più tardi, non esplode: i greci tentano un colpo di stato gettando l'isola nel caos e scatenando l'occupazione turca di metà dell'isola. Famagosta è proprio nel mezzo e l'intera popolazione, di quarantamila abitanti, scappa. Tutti tranne i Georgiou e gli Òzkan. Questa è la loro storia.

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L'aurora 2017-11-06 09:37:36 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    06 Novembre, 2017
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La linea Attila che divide

E’ un libro che ti fa respirare l’odore della guerra, ti fa provare il dolore della guerra e dei distacchi. Ti fa toccare, direi quasi con mano, la brutalità di quello che può succedere quando la normalità viene ribaltata, perché le famiglie protagoniste di questo romanzo si ritrovano quasi da un giorno all’altro, in modo quasi del tutto inconsapevole, a dover difendere la propria vita, diventando praticamente prigionieri in casa propria, nel bel mezzo di un’occupazione inaspettata della loro città. Città che si svuota della propria anima, perdendo tutta la propria bellezza, il proprio calore, la propria identità. E’ un libro che ti apre una finestra sul male, fino a farti quasi vedere dal vivo lo sguardo distorto dell’avidità, fino a farti sentire nelle ossa il male che il principale personaggio femminile vive sulla propria pelle. Ed è proprio ripercorrendo la metamorfosi di lei che ti accorgi di quanto la vita e gli eventi possono cambiare una vita, e un’anima. La storia ti fa riflettere profondamente su ciò che vuol dire sopravvivere, sui bisogni primari, sull’importanza degli affetti familiari, sulla non importanza del superfluo. Ti apre anche uno spiraglio sull’umanità, soprattutto nel gesto finale del giovane che, a modo suo, vuole pagare il debito della propria libertà a colei alla quale deve tutto.

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