Narrativa straniera Romanzi L'opera struggente di un formidabile genio
 

L'opera struggente di un formidabile genio L'opera struggente di un formidabile genio

L'opera struggente di un formidabile genio

Letteratura straniera

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Nel duro inverno di Chicago una famiglia borghese viene travolta nel giro di pochi giorni da un duplice lutto, e il ventiduenne Dave si trova di colpo a fare da madre e padre al fratellino Toph, di otto anni. Ma Dave vende la casa e sale in macchina, diretto verso il sole della California, trasformando un evento devastante nell'inizio di una nuova, elettrizzante vita piena di libertà.

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L'opera struggente di un formidabile genio 2015-08-06 18:19:10 Anna_Reads
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Anna_Reads Opinione inserita da Anna_Reads    06 Agosto, 2015
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Fate Finta che sia una Finzione.

L’Opera Struggente di un Formidabile Genio, Dave Eggers, 2000

Un orfano che alleva un altro orfano
ovvero
Fate Finta che sia una Finzione.

Prima opera in cui mi imbatto di Dave Eggers. Opera, leggo, più che un po’ autobiografica.
Da leggere da cima a fondo, prefazione compresa (seppur contro il mio costume, devo dire che la prefazione è una delizia. Scritta dall’autore e contenente un’attenta ed impietosa analisi del testo. Con indicazione delle parti da saltare; la frase del “titolo” viene da lì).
Si narra la storia della famiglia di Dave, ventiduenne, che in poche settimane vede morire di cancro prima il padre e poi la madre. Mentre il fratello maggiore ha già un’esistenza autonoma, Dave e la sorella Beth rimangono le uniche figure di riferimento per il piccolo Christopher, detto Toph, di otto anni.
Ma in realtà sarà quasi esclusivamente Dave ad occuparsi del fratellino, conducendolo in un’esistenza abbastanza caotica, piuttosto politically scorrect, un tantino randagia.
Ho trovato molto di Arturo Bandini (quello di «La strada per Los Angeles») e molto di Holden nel personaggio e nello stile di Eggers. Negli slanci, nelle fiammate, negli “spiegoni”.
Nell’amore viscerale per il fratellino.
Nella rabbia e nella goffaggine assolutamente e deliziosamente adolescenziali.
Nei voli della fantasia, nell’ansia di vivere, di non dormire, di sconfiggere, o, quanto meno, esorcizzare, la morte (che si ripresenta, all’interno della storia).
È un libro difficile da raccontare e – in qualche tratto – anche difficile da leggere.
Ma che si apre in alcune pagine davvero belle ed in altre davvero ricche di spunti di riflessione.
Eggers, qui, (proprio come Fante e Salinger) riesce a farti provare un insieme di sensazioni diverse e definite, seppur contemporanee. Quando descrive il funerale vero e quello immaginato della mamma. Quando, goffamente rischia di uccidersi per spargerne le ceneri (che aveva perso).
Quando gioca a frisbee con il fratellino. Quando è alle prese con l’amico aspirante suicida (ma poco convinto) John.
È stato osservato, non a torto, che questo libro è “troppo”.
Probabilmente è vero.
Alla fine è un po’ ubriacante.
Mette tanta carne al fuoco; come dice King “setaccia” tante storie e forse quello che rimane non è perfetto come avrebbe potuto essere. Ma è un’opera prima.
E in quest’opera prima enuclea alcune tematiche che poi riprenderà, ad esempio, ne “Il Cerchio”.
In particolare mi hanno colpito alcune riflessioni sul privacy/riservatezza e pudore, con cui prendo congedo.

«Siamo gente per cui qualunque idea di anonimato è esistenzialmente irrazionale, indifendibile. Ecco perché si fa e si farà un gran parlare di tutto - e di certo l'esito culturale dei nostri tempi rispecchierà questa realtà - interi film fatti di chiacchiere, chiacchiere sulle chiacchiere, considerazioni sulle chiacchiere riguardo alle riflessioni sul posto in cui viviamo, sui nostri desideri e doveri. Le ciance di una belle époque, insomma. Solipsismo rinforzato da fattori ambientali.»
«Moriremo un giorno e avremo protetto... che cosa? Avremo protetto dal mondo il fatto che facciamo questo o quello, che muoviamo le braccia in questo e quest'altro modo, e che la nostra bocca ha prodotto questi o questi altri suoni? Ma per favore. Ci sembra che rivelare cose imbarazzanti o private, tipo, che ne so, le nostre abitudini masturbatone (quanto a me, circa una volta al giorno, perlopiù sotto la doccia), significhi - proprio come per i primitivi che temono che la macchina fotografica gli possa portare via l'anima - che abbiamo dato a qualcuno una cosa che noi identifichiamo come i nostri segreti, il nostro passato e le sue zone oscure, la nostra identità, nella convinzione che rivelare le nostre abitudini o le nostre perdite o le nostre imprese in qualche modo ci deprivi di qualcosa. Ma in realtà è proprio il contrario, di più è di più è di più, più si sanguina più si dà. Queste cose, i dettagli, le storie e quant'altro, sono come la pelle di cui i serpenti si spogliano, lasciandola a chiunque da guardare. Che cosa gliene frega al serpente di dov'è la sua pelle, di chi la vede? La lascia lì dove ha fatto la muta. Ore, giorni o mesi dopo, noi troviamo la pelle e scopriamo qualcosa del serpente, quant'era grosso, quanto era lungo approssimativamente, ma ben poco altro. Sappiamo dove si trova il serpente adesso? A cosa sta pensando? No. Per quel che ne sappiamo, il serpente adesso potrebbe girare in pelliccia, potrebbe vendere matite a Hanoi. Quella pelle non è più sua, la indossava perché ci era cresciuto dentro, ma poi si è seccata e gli si è staccata di dosso, e lui e chiunque altro adesso possono vederla.»

Ad Maiora
A.

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Il Giovane Holden - Salinger
La Strada per Los Angeles - Fante
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L'opera struggente di un formidabile genio 2013-05-15 10:18:51 Alex81
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Alex81 Opinione inserita da Alex81    15 Mag, 2013
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Innovativo

Leggendo questo libro ho spesso immaginato il suo autore seduto davanti ad una macchina da scrivere o al computer, mentre madido di sudore dava sfogo a tutti i suoi sentimenti, alle sue emozioni più profonde. "Vomitando" sull'inchiostro nero tutta la sua rabbia.
Scrivere di getto, senza guardarsi indietro, fregandosene di quello che sarebbe stato. Perché quello che già era stato aveva lasciato cicatrici più profonde di tutto il resto. Ho immaginato Eggers profondamente avvilito, esausto, prostrato dal destino infame sul quale ha sbattuto la testa. E quale miglior modo per esorcizzarlo se non condividerlo? Come se si trattasse di una terapia d'urto, Eggers decide di raccontarlo. Prima a se stesso e poi a tutti noi. Lo condivide nell'intento di liberarsene.

Dave, il protagonista della storia, perde entrambi i suoi genitori nel giro di tre mesi. Per questo a soli vent'anni devi farsi carico del fratello minore. Insieme decidono di lasciare Chicago, e tutto ciò che rappresenta, per trasferirsi al sole della California, a San Francisco. Qui maldestramente iniziano la loro nuova vita, incasinata, disordinata, affannata e sempre all'inseguimento.
Ci sono momenti nel racconto che sono spassosi, di assoluto divertimento, ai quali si alternano altri più tristi, in cui Dave non riesce a scrollarsi di dosso il ricordo della morte dei genitori. Soprattutto della madre.
Lo stile della scrittura è inconsueto, d'impatto. Mi ha vagamente ricordato il giovane Holden, con il dovuto rispetto.
Di sicuro il libro contiene troppe pagine. Alcuni passaggi potevano essere tagliati per dare più spazio all'approfondimento di certi personaggi.
Nel complesso, consigliato per chi abbia voglia di provare una lettura "diversa" dal solito.

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Il giovane Holden
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L'opera struggente di un formidabile genio 2011-10-11 09:36:29 andrea70
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andrea70 Opinione inserita da andrea70    11 Ottobre, 2011
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O lo ami o lo odi

Libro davvero difficile da giudicare , fuori da tutti gli schemi già in fase di impostazione : una prefazione inusuale che "giudica" il contenuto del libro e suggerisce quali potrebbero essere le parti da "saltare", più una guida alla lettura; per non parlare del modo di raccontare le vicende permeato da un'ironia particolare, secondo me a qualcuno piacerà questo modo sopra le righe di descrivere la condivisione del dolore e della perdita ma per altri potrebbe essere indigesto.
Il libro è il racconto autobiografico di una parte della vita dell'autore e potrebbe risultare di una tristezza assoluta : in una famiglia americana nel giro di un mese muoiono di cancro entrambe i genitori e il ventenne Dave si trova a fare da mamma e papà al fratellino di otto anni. I due ragazzi si trasferiscono in un'altra città ed iniziano una nuova vita fatta non di desolazione e struggimenti ma piuttosto spensierata nonostante le difficoltà, grazie allo spirito egocentrico , indomito e decisamente fuori dal comune di Dave. La prima parte è molto bella , lo stile di Eggers è assolutamente fuori dai canoni consueti, sembra distaccato e fanfarone ma fa, dice e pensa cose piene di tenerezza e coraggio a dispetto della situazione.
Ci viene narrata la crescita dei due ragazzi pur senza vicende particolarmente appassionanti, abbiamo l'evolversi della loro inusuale situazione familiare e della vita lavorativa di Dave, il quale cerca di prendere in giro molti dei falsi miti della società americana , e le persone che avrebbero molto ma non sanno affrontare la vita a volto scoperto , creando un contrasto con la sua situazione perennemente in bilico ma sostenuta dall'affetto reciproco e da un sano e sconsiderato ottimismo.
In qualche caso Eggers riesce nell'intento, altre volte magari non l'ho capito io : bisognerebbe essere americano per cogliere tutte le sfumature dell'ironia sulla loro società . Il libro è forse troppo lungo e ad un certo punto Dave è solo logorroico , allora ti ricordi che nella prefazione quelle pagine erano appunto indicate come quelle che avresti potuto saltare...se sei uno di quei lettori che non leggono le prefazioni sei rovinato !
In mezzo a tanto fumo , alcune parti sono noiose e ho avuto l'impressione che l'autore stesse raccontando la vita di un altro senza particolare interesse e trasporto , ci sono momenti davvero ispiratissimi e quasi poetici pur nella loro crudezza (il linguaggio è spesso un pò "colorito") come l'immaginario funerale della madre o il momento in cui Dave ne ritrova le ceneri. Non mi è piaciuta la caratterizzazione dei personaggi , quasi nessuno "rimane" durante la lettura , Dave è il centro di tutto, il protagonista assoluto, circondato da quelle che sembrano comparse più che attori non protagonisti, c'è tanto ma tanto ego ,il titolo ne è una riprova, un plauso all'originalità dello stile e a tanti momenti davvero ispirati, in quanto all'essere l'opera di un genio, a mio parere...proprio no !

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