Narrativa straniera Romanzi La cucina color zafferano
 

La cucina color zafferano La cucina color zafferano

La cucina color zafferano

Letteratura straniera

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In una Londra autunnale, due tragici eventi concatenati imprimono una svolta improvvisa e radicale all'esistenza di Maryam Mazar, iraniana di nascita: la morte della sorella a Teheran e la dolorosa interruzione della gravidanza della figlia Sara aprono uno squarcio nell'apparente tranquillità della sua vita e del suo matrimonio. Rinnegata in gioventù dalla famiglia d'origine per un peccato non commesso, la donna decide di tornare nella terra che è stata costretta ad abbandonare per affrontare i fantasmi del passato e cercare così di ricomporre una trama le cui lacerazioni non possono essere rimarginate dalle premure dell'ignaro marito inglese. Sarà il piccolo paese in cui è cresciuta, incastonato fra i paesaggi montani che Maryam ha conservato, immutati, nella memoria, lo scenario del riavvicinamento alla figlia. Nel tentativo di riannodare i vincoli delle loro vite, di svelare le radici di tanta inquietudine e di riconciliare due culture profondamente diverse, Sara segue la madre in Iran e scopre quale terribile prezzo Maryam ha dovuto pagare per la libertà.



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La cucina color zafferano 2020-02-07 15:47:29 Cecychan
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Cecychan Opinione inserita da Cecychan    07 Febbraio, 2020
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profumi d'oriente

Da quanto si evince dalle scarse informazioni che sono riuscita a reperire riguardo la scrittrice (si sa solo che è di madre iraniana e padre britannico), ho potuto constatare che si tratta di un libro poco conosciuto in Italia.
“[...] già all’ingresso la casa era piena di profumo della cucina di mia madre, un delicato, amidaceo, sentore di riso basmati, zafferano e agnello al forno...”.
Lo zafferano, vero protagonista del romanzo, caratterizza la cucina mediorientale, così come la maggior parte delle spezie. Vengono in mente, inevitabilmente, i datteri, il kebab, l’uva sultanina, il cumino, il tè alla menta, lo zenzero... .
La prima persona, che narra le vicende che si susseguono tra presente e passato, è affidata alla voce di Sara nel capitolo primo “Londra”, nel terzo “Fantasmi” e nel finale “A casa”.
Il lettore si ritrova spesso a rivivere il passato di Maryam, madre di Sara, e i turbamenti del presente della figlia; ci si trova allora coinvolti nel dover affrontare il dolore dell’aborto e a la tenacia di queste donne che rimangono fatalmente legate alla terra iraniana.
“guardava le montagne avvicinarsi , una terra color ambra, zafferano e ocra, e sentiva scomparire lontano alle sue spalle la casa che aveva lasciato in Inghilterra”.
Questa è la storia di una donna che fin da bambina aveva una grandissima aspirazione, per la quale non avrebbe mai ceduto, né di fronte a promesse, né a minacce.
E’ la storia di una donna che ha subito il tradimento più grande che una bambina possa mai ricevere: l’abbandono da parte del padre.
E’ la storia di una donna che ha amato per tutta un’intera esistenza un solo, unico uomo dal quale ha dovuto separarsi per non dover rinunciare al suo sogno. “So anche, unico marito mio, che qualunque cosa io faccia, che resti o che vado, che scelga una casa o un’altra, un paese o un altro, farò del male a qualcuno che amo e questo è lo scotto che pagherò per sempre”.
Questa è la storia di una bambina che nasce in Iran che, ancora nella mente di tutti, allora era il paese delle spezie, dello zafferano. Si legge di un Iran dai paesaggi forti, vasti altopiani, montagne aride, verdi vallate, ma che purtroppo presto verrà dilaniato dalle ribellioni, dagli scontro e troppo spesso si macchierà del sangue dei suoi stessi abitanti.
Ma è il colore dello zafferano che fa da trait d’union tra una bambina costretta a divenire adulta troppo in fretta e una giovane donna che costruirà il suo futuro ritornando sui passi di ciò che c’è stato in un altro tempo, in un altrove lontano da lei.
Maryam non vuole rinunciare a veder realizzati i suoi sogni e specialmente non vuole sognare invano, non vuole le aspirazioni degli altri. “Ma abbiamo quello di cui abbiamo bisogno? E sappiamo cosa vogliamo? O ci limitiamo a fare quello che dicono di fare? - ho chiesto - Guarda le montagne laggiù. Perché non possiamo andare una volta e magari risalire una valle fino ad arrivare in Afghanistan? Quanto mi piacerebbe mettermi a dormire in un campo di papaveri”.
Il romanzo e’ un dolce inno alla libertà.
La scrittrice rinuncia a quelle che potrebbe essere scene troppo cruente, a cui fin troppo si è ormai abituati. Il testo non vuol essere un grido di denuncia, per mostrare la difficile situazione della donna nei paesi arabi. Yasmin vuole sviscerare quella dinamica che si innesca tra padre e figlia, moglie e marito, madre e figlio...situazioni dolorose che si creano quando si ama troppo.
Il lettore non verrà mai a conoscenza di alcuni dettagli che forse vengono affidati all’immaginazione collettiva e non si giungerà all’ultima pagina per cercare il “lieto fine”.
A mio parere la vera pecca del romanzo è che non viene approfondita la sfera emotiva di madre e figlia nelle loro rispettive situazioni importanti della vita: nel momento in cui si comincia ad entrare in empatia con le protagoniste, ecco che l’attenzione viene subito dirottata su altro e si “saltella” tra il passato e il presente dell’una e dell’altra.
Non so dire se è a causa dello stile in cui è scritto il romanzo oppure è la mia mancanza, inusuale, di attenzione alla lettura, ma, personalmente, mi aspettavo di leggere una storia più emozionante.
E’ bello comunque poter sognare e conoscere questo bellissimo paese mediorientale.
Perde un pò di sapore la vicenda narrata, come quando si usa una spezia che però è stata acquistata e usata troppo tempo fa.

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