Narrativa straniera Romanzi La forma dell'acqua
 

La forma dell'acqua La forma dell'acqua

La forma dell'acqua

Letteratura straniera

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Dal talento visionario di Guillermo Del Toro e Daniel Kraus, una favola dark, spaventosa e romantica. Baltimora, 1962. Dopo aver perso l'uso della voce a causa di un incidente, la giovane Elisa conduce una vita spenta, senza ambizioni. Ma un giorno, all'interno del laboratorio in cui lavora come donna delle pulizie, entra per sbaglio in una stanza e fa una scoperta straordinaria: in una vasca piena d'acqua c'è una strana creatura. È sicuramente prigioniera e con ogni probabilità è lì perché oggetto di un esperimento. Ma cos'è? Anzi: chi è? All'insaputa di tutti, Elisa entra in contatto con quella creatura e tra i due si crea un legame sempre più forte. Un legame incomprensibile al mondo, che vede in lei una donna insignificante e nella creatura soltanto un mostro da studiare. Un legame che però ha i tratti e la forza del vero amore.



Recensione della Redazione QLibri

 
La forma dell'acqua 2018-04-19 14:56:04 sonia fascendini
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sonia fascendini Opinione inserita da sonia fascendini    19 Aprile, 2018
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Mostri con un'anima

Da una missione in Amazzonia viene portato nella Baltimora del 1962 un mutante a metà strada tra un uomo, un pesce ed un rettile. Capace di respirare sott'acqua, può per un breve periodo resistere anche all'aria. Dotato di gambe e braccia, ha anche branchie, una coda da lucertola e squame simili a quelle dei pesci. E' il deus branquia per i nativi dell'Amazzonia. diventa il devoniano per lo scienziato che lo esamina, la risorsa per il governo e la creatura per chi se ne innamora. Rinchiusa in una vasca e destinato ad essere sezionato la creatura fa il fortunato incontro con una serie di personaggi che come lui sono qualcosa di "diverso^ negli Stati Uniti degli anni "60. Elisa è una donna delle pulizie muta e col il collo attraversato da cicatrici, Zelda è un afroamericana sovrappeso, Giles è un omosessuale calvo e in età avanzata, infine Dimitri è una spia russa che ha ormai perso credito presso il proprio governo. Tutti condividono con la risorsa il loro essere dei mostri, degli abomini della natura, la cui esistenza vale ben poco. Il desiderio di salvare questo essere, che pur non essendo in grado di comunicare con le parole riesce comunque a stregarli li rende loro malgrado qualcosa che non sono mai stati: persone capaci di alzare la testa, guardare in faccia gli altri come fossero loro pari, decidere che la loro vita vale la pena di essere vissuta e per farlo mettono in gioco tutto. Un finale degno della miglior scrittrice di romanzi rosa ridimensiona il romanzo, ma pazienza.
Ho affrontato questo libro con una certa cautela, perché di solito non amo molto i fantasy. Pagina dopo pagina, mi sono ricreduta e l'ho trovato molto interessante. In tanto è difficile da catalogare, perché c'è sì una creatura che ha del sovrannaturale e quindi una buona dose di fantasia ci vuole. La storia però ruota per la maggior parte attorno alle reazioni che suscita attorno a sé. La follia dell'uomo che lo ha catturato è la reazione più evidente. una follia che alla fine fa sollevare la testa anche a sua moglie. Un'altra creatura vittima dei pregiudizi degli anni sessanta, che solo grazie alla violenza del marito trova la forza per smettere di essere una comparsa di secondaria importanza nella sua stessa vita. E poi ci sono tutti quelli che si sono "invaghiti" del deus e che ne sono stati ammaliati, assorbendone la forza per dare una svolta duratura alla loro esistenza. Una piccola porzione del volume potrebbe definirsi d'azione con inseguimenti, pallottole e salvataggi all'ultimo momento. A questa però si alternano momenti quasi da favola: Elisa e il Deus sono quasi la Bella e la bestia, o piuttosto Shrek e la sua Fiona. In definitiva un insieme di vari stili e di varie tipologie di narrativa. L'abilità degli autori però è quella di essere riusciti ad amalgamare tutto bene. Mi rendo conto rileggendo la mia recensione che ho descritto un pastrocchio con dentro di tutto. Non è così; tutto è lineare e, se non logico secondo i canoni normali, comunque possibile e spiegabile. La prosa pur essendo ricca e curata è facile da seguire, esaustiva nella spiegazioni: ogni parola al suo posto senza inutili orpelli, senza indulgere mai nel piacere di descrivere scene cruente o di effetto.
Amore e poesia per chi cerca quello, indagine psicologica per chi vuole questo e un compagno divertente, ma anche profondo per chi è alla ricerca di un libro di questo tipo.

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La forma dell'acqua 2019-06-27 14:20:08 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    27 Giugno, 2019
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Dell'amore e di altri Deus Brânquia

“La forma dell'acqua (The Shape of Water)” è la versione romanzata dell'omonimo film vincitore di ben quattro premi agli Oscar del 2018. Scritto a quattro mani dal regista Guillermo Del Toro e dallo scrittore Daniel Kraus, il romanzo si presenta principalmente come un romance, arricchito però da alcuni elementi fantastici e da un'ambientazione storica.
Appena terminata la lettura, ho voluto vedere anche il film e ho riscontrato davvero molti cambiamenti dal lungometraggio alla versione cartacea. Alcuni hanno un valido motivo mentre di altri non ho proprio colto il senso, specie considerando che si tratta appunto di una novellizzazione; prendendo ad esempio il personaggio di Strickland, da un lato ho apprezzato l’approfondimento sulla cattura del Devoniano e tutta l’involuzione del personaggio che ne consegue -a tratti sembra di trovarsi di fronte ad uno degli abitanti de “Il condominio” di J.G. Ballard,

«È diventato il dottore, l'avvocato, l'uomo delle caverne. È lui che regredisce, che decade. Sente che la patina di uomo civilizzato si sta sbriciolando, lasciando spazio a una crescente brama di sangue.»

mentre dall’altro sono inseriti alcuni cambiamenti che non hanno ragione d’essere perché non apportano nulla alla trama, come il colore della sua nuova automobile.
La storia si svolge nei primi anni Sessanta, principalmente nella città di Baltimora, presso l’Occam, dove viene rinchiusa una misteriosa creatura anfibia catturata dai militari statunitensi nella foresta amazzonica. Protagonista principale è l’inserviente Elisa Esposito, una trentenne muta che conduce un’esistenza tranquilla tra il misero lavoro e la compagnia di pochi amici; il silenzio di Elisa nasconde sogni e passioni, come il desiderio di poter danzare indossando delle scarpe scintillanti. La sua vita cambia quando incontra per la prima volta il Deus Brânquia, incatenato e ferito nel laboratorio F-1, e capisce di trovarsi di fronte ad un essere a lei affine perché incapace di comunicare con la voce.
La più grossa differenza rispetto al film si vede proprio dalla trama: nel romanzo la storia di Elisa viene frequentemente inframmezzata da quelle degli altri personaggi principali, che hanno molto più spazio e dei POV dedicati. In particolare, seguiamo Richard Strickland e sua moglie Lainie (che nel film è quasi una comparsa), l’amica e collega di Elisa Zelda, il suo vicino Giles e il dottor Hoffstetler, che si occupa degli esperimenti sul Devoniano, il quale verso la fine del volume ottiene a sua volta un paio di capitolo POV. Proprio in questa scelta si riscontra il primo del problemi del romanzo, perché la storia di Elisa viene quasi accantonata, specie nella prima metà del tomo, con conseguente difficoltà nel riuscire ad empatizzare con lei, in particolare per quanto riguarda la relazione con il Devoniano: a me è sembrata tutto fuorché il grande amore che ci viene presentato.
D’altro canto, è impossibile rimanere insensibili alle tristi vicende dei personaggi, e su questo gli autori sfruttano una forte leva emotiva, contrapponendo di volta in volta ai protagonisti -che rappresentano delle categorie svantaggiate- degli uomini bianchi, eterosessuali e realizzati dal punto di vita economico o professionale, i quali immancabilmente si mostrano come figure malvagie. Sorvolando su questa eccessiva generalizzazione che non ho apprezzato, ci troviamo di fronte a scene dove ben si comprende quale sia il comportamento che questi uomini si sento autorizzati a tenere, dalle riflessioni di Lainie sul marito

«Anche prima del viaggio in Amazzoni, Richard la spaventava un po'. Lei aveva sempre pesato che non fosse una cosa inconsueta. Le era capitato di vedere qualche livido sulle braccia delle sue amiche di Orlando. [...] Certi giorni [Richard] sembra che incoraggi il figlio a denigrare la sorella e a sfidare la madre, come se Timmy, a soli otto anni, debba già considerarsi superiore alle femmine della famiglia.»

oppure dalle parole che Giles rivolge al Devoniano, pur sapendo che non lo può comprende appieno, parlando della sua omosessualità.

«Anomalie come me esistono in tutto il mondo. E dunque quand'è che un'anomalia smette di essere tale e diventa semplicemente in dato di fatto? E se tu non fossi l'ultimo della tua specie, ma uno dei primi? Il primo di molti esseri migliori in un mondo migliore? Ci è concesso sperare, no? Di non essere il passato, ma il futuro.»

L’aspetto del romanzo che mi ha meno convinto è stato sicuramente lo stile. Soprattutto nella prima parte, è presente un tell eccessivo a discapito dello show, come in questo esempio in cui la stessa scena poteva essere mostrata anziché, appunto, descritta:

«Quando finalmente due scienziati se ne vanno insieme, strizzano gli occhi increduli osservando i rispettivi orologi, ridacchiando della sfuriata che si beccheranno dalle mogli e sospirando al pensiero di quanto preferirebbero un atterraggio di fortuna tra le grinfie delle loro amanti.»

Un altro problema dello stile è la retorica eccessiva che troppo spesso rende ridicole le descrizioni; l’apice si ha quanto Strickland incontra il Devoniano, che viene così rappresentato:

«Il Deus Brânquia, alla fine, emerge dal bassofondo. È lì. Ed è il sole rosso sangue che sfregia il Serengeti, l'antico occhio dell'eclisse, l'oceano che fa lo scalpo al nuovo mondo, [CONTINUA PER SETTE RIGHE] È tutto questo e anche di più.»

Aspetto positivo dello stile è invece la scelta di inserire continuamente dei riferimenti all’acqua e al mondo marino, come in questo esempio:

«-Un tempo conoscevo un uomo di nome Vandenberg. Anche lui infiltrato negli Stati Uniti come te. Non ce l'ha fatta, [SPOILER]. È... affondato in acque, non posso dire quali.
Dal fondo dell'acquario delle aragoste salgono in superficie delle bollicine, quasi che l'acqua, tutta l'acqua del mondo, avesse partecipato nell'inghiottire Vandenberg.»

Infine, qualche appunto sull’edizione. Il volume presenta quattro illustrazioni a matita molto suggestive, più quella usata per copertina e sotto-copertina; penso che questo, unito alla pubblicità che è stata fatta per questo libro, ne giustifichino il prezzo un po’ alto. Ciò non toglie che il testo presenta diversi refisi dati dalla mancata revisione

«Sono SCUSE, giustificazioni, pretesti. Il fatto che non ci sia neanche una SCUSA è rivelatore.»

che potevano essere facilmente evitati e non sono perdonabili ad una casa editrice così importante.

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