Narrativa straniera Romanzi La lampadina galleggiante
 

La lampadina galleggiante La lampadina galleggiante

La lampadina galleggiante

Letteratura straniera

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La presentazione e le recensioni di La lampadina galleggiante, opera di Woody Allen edita da Bompiani. La vicenda di un padre che cerca di fuggire con l'amante, ma è perseguitato dagli usurai, di una madre che sogna un altro uomo, ma quando lo trova si accorge che anche questo è un fallito, di un figlio che sogna di dedicarsi all'arte ma si rende conto di non avere talento.



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La lampadina galleggiante 2013-10-09 13:00:23 Todaoda
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Todaoda Opinione inserita da Todaoda    09 Ottobre, 2013
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Reale e surreale.

Una favola moderna o post moderna abilmente raccontata che, grazie a una perfetta caretterizzazione dei personaggi e a dei dialoghi finemente cesellati, riesce a ricreare quell' affascinante atomsfera reale/surreale tipica dei film di Woody Allen.
Di fatto non è un vero e proprio racconto, è stato ideato per essere rappresentato a teatro e la trama è semplice e lineare e, seppur il suo evolversi abbia la statica cadenza dei tempi del palcoscenico e le riflessioni dei protagonisti si prestino (volendo) ad una approfondita analisi, il testo si mantiene amabilmente scorrevole e leggero come è giusto che sia. Si parla qui infatti di quotidianità e la quotidianità, salvo appunto volerlo, non ha mai bisogno di complicati giri di parole per essere compresa. Dunque qui tutto è semplice, pulito, lineare, ed è proprio nella sua semplicità che sta il bello, nella piatta normalità dei principali interpreti che risiede l'universalità di questa vicenda, nella banalità di un padre fedifrago e di una madre incline alla depressione, alle prese con dei figli a cavallo tra il delinquenziale e lo sfigato cronico, che si riscopre "l'idillio" della normalità, l'idilio di una vita che ci sommerge con i suoi controsensi e i suoi problemi per poi risollevarci facendoci intravedere sprazzi di cielo, dandoci la forza di credere nel sogno.
Non sono farneticazioni romantiche queste, non sono suggestive immagini prive di contenuto, è la realta, l'evoluzione, le scimmie di 2001 Odissea nello spazio che lanciano in aria le ossa, i resti dei loro avi, sognando di volare; sono l'oggettivazione di quella costante spinta che ci fa continuare, i protagonisti e noi, a vivere e a tentare di migliorarci costantemente malgrado le incognite, malgradono gli inconvenienti che primo o poi accadono nel corso di una vita qualunque.
Speranze e delusioni, il riflettore in La Lampadina Galleggiante è particolarmente puntato su uno dei figli, il primo genito, lo "sfigato cronico" con la passione per la magia e una incontrollabile balbuzie che lo assale ogni qual volta tenti di esibirsi nei suoi giochetti davanti al pubblico; è lui il vero protagonista e la vicenda la si vive quasi esclusivamente attraverso i suoi occhi, attraverso i suoi sogni sistematicamente mortificati che danno origine a profonde delusioni. E sono questi i sogni e le delusioni di un ragazzino ma rappresentano i sogni e le delusioni di una società, quella del dopo guerra, che vuole tornare a sperare e che ogni qual volta osa porsi un obbiettivo, ed osa perseguirlo, deve fare i conti con tutte le difficoltà di un epoca e di un mondo che stenta a riprendersi.
La società dunque che si rispecchia nel ragazzino con le sue due pulsioni contrastanti quella magica e quella reale, quella sognante e quella quotidiana. Ed è infatti sullo scontro tra magia e realtà che si evolve la vicenda, la magia del ragazzino che spera di diventare un grande prestigiatore e la dura realtá della vita che fa sì che quando lui riesca finalmente ad esibirsi di fronte ad un talent scout amico di famiglia, compia una memorabile figuraccia e capisca che ciò che il mondo, la società e chiunque altro, gli chiede è molto di più di quanto ora sia in grado di dare, molto di più di quel che ora sappia fare. E le parole dello scout che gli consiglia, gentilmente, di esercitarsi di più o, autenticamente, di rinunciare del tutto, diventano una sorta di paradigma della nostra società: in fondo non è proprio questo quello che ci viene chiesto ogni giorno, di esercitarci a fare qualcosa, sia che sia lavoro, sia che sia studio, sia che siano relazioni sentimentali o più semplicemente sport? Esercitarsi, esercitarsi e ancora esercitarsi. Non è forse proprio in questo che consiste la vita, nel continuò e costante esercizio delle nostre abilità nella speranza che un giorno s'avverino i nostri sogni? Poi poco importa che le sagge parole di incoraggiamento del talent scout celino in realtà il tentativo di conquistare la madre depressa e semi-abbandonata, poco importa che abbia concesso un'audizione al ragazzino spinto dalla apparente facilità con cui suppone lei gli si conceda intuito il tradimento del marito, anzi l'indelicata ipocrisia del "terzo incomodo" sono un'ulteriore conferma della eterna disputa tra realtà e finzione, della continua lotta tra illusione e delusione, del precario equilibrio tra aspirazione e mortificazione; equilibrio che può trovare solo il ragazzino con il suo eroismo da sfigato, lotta a cui si può opporre solo il prestigiatore fallito, ma non sconfitto, con il suo costante, strenuo, esercizio volto al fondersi e confondersi di magia e realtà, disputa che può appianare soltanto il ragazzino-prestigiatore con il suo sguardo eternamente sognante e la scarsa animosita con cui non accetta una vita fatta di modeste aspirazioni e sogni infranti, vittorie passeggere e inequivocabili sconfitte.
Tuttavia limitarsi a questo, limitarsi a dire che si è di fronte ad un disincantato e pessimistico spaccato della societa dell'epoca e per estensione della vita di ogni uomo non solo sarebbe riduttivo nei confronti del testo ma anche errato, poichè vero che ne La Lampadina Galleggiante si legge di eterni sconfitti, vero che ogni singolo personaggio è costantemente avvolto da un' aura malsana di depressione ma è anche vero (e qui sta la cosa più interessante, qui sta la bravura dell'autore) che ogni singolo passaggio del testo, ogni deprimente mancanza dei protagonisti, è descritta, raccontata e analizzata con sottile e squisita ironia, con una sorta di algofiliaco e sarcastico humor che di volta in volta prende alla sprovvista il lettore, facendolo sorridere e facendolo riflettere sulle sue personali delusioni e facendogli in fine ricordare che malgrado ogni dispiacere, malgrado ogni delusione, è sempre meglio svegliarsi con un sorriso che con una lacrima, è sempre meglio svegliarsi con un sogno che con la paura che quel sogno venga infranto, o come forse sosterrebbe l'autore stesso... che, a prescindere, è sempre meglio svegliarsi!
Questo dunque è il messaggio de La Lampadina Galleggiante, il significato di una storia improntata non, come sostengono in molti, sul grigiore della realtà ma sulla magia del riuscire a riderci sopra, non sulle inevitabili sconfitte della vita ma sulla resistenza degli sconfitti che grazie all'ironia continuano a lottare, sognare e vivere.
Non aggiungo altro poichè il libro di per se è molto breve, dunque, considerata la sua spontanea, normale e a tratti surreale bellezza, è molto meglio spendere del tempo per rileggerlo, piuttosto che per analizzarne ancora i singoli contenuti.

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