Narrativa straniera Romanzi La traccia dei mutamenti
 

La traccia dei mutamenti La traccia dei mutamenti

La traccia dei mutamenti

Letteratura straniera

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Un uomo che ha lasciato Gerusalemme con la moglie e i figli per immigrare negli Stati Uniti riceve, dopo anni di totale distacco dai suoi genitori e fratelli, un messaggio da parte del padre: «Sono in ospedale». Per quanto conciso, è difficile restare indifferente a un simile appello. Salito sul primo volo, l’uomo torna in Palestina preparandosi ad accompagnare il padre attraverso la sua malattia e, allo stesso tempo, a confrontarsi con il proprio passato. Su di lui gravano due compiti difficili: il primo è quello di fare i conti con la propria infanzia nel villaggio palestinese di Tira, dove è cresciuto, e il secondo, ancora più traumatico, è quello di dire addio per sempre a suo padre. Il viaggio si tramuterà anche in un’occasione di riflessione sulle scelte che hanno segnato la sua vita: perché è stato scomunicato dalla sua famiglia? Perché negli Stati Uniti è rimasto solo, bandito da sua moglie dalla loro casa? E perché tutto sembra collegarsi al fatto che, molti anni prima, ha scritto un racconto su una giovane ragazza di nome Palestina? Accanto al letto d’ospedale di suo padre, il resoconto della propria vita è doloroso e ingannevole - perché sembra impossibile districare i ricordi che sono suoi da quelli che ha rubato. La traccia dei mutamenti è una profonda riflessione sulle relazioni - quelle tra marito e moglie, e tra padre e figlio. E può essere letto come la «confessione» di Kashua, benché allo stesso tempo si configuri come un’opera di pura finzione letteraria.

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La traccia dei mutamenti 2019-07-10 14:21:19 68
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68 Opinione inserita da 68    10 Luglio, 2019
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Tante storie, quale storia?

In questo romanzo confluiscono varie storie, vere e presunte, scritte in ebraico da un arabo tornato nella propria terra d’ origine, la città di Tira, il posto in cui e’ nato e che ama.
Quattordici anni prima fu costretto ad emigrare con la moglie Palestine, in se’ il nome simbolo di una patria distrutta ed ormai solo da immaginare, una giovane donna vittima inconsapevole di una delle sue storie, un raccontino stampato su un giornale studentesco, ritenuta di facili costumi ed incolpata ingiustamente, oggetto di insulti e pubblico ludibrio, una famiglia minacciata e oltraggiata, dei figli apolidi ignari della propria origine.
Da anni il protagonista ripensa al luogo natio sperando in un ritorno, di certo non in queste circostanze ( l’ imminente morte del padre ), anni vissuti nello squallore dell’ essere straniero con un marcato senso di sradicamento.
Quando era bambino aveva difeso la casa di Tira, diventato padre ha cominciato a difendere quella di Gerusalemme, trasferitosi in Illinois non è più stato in grado di difendere niente.
Finora ha scritto trenta libri, ma solo a servizio, nei panni di colui che scrive le storie degli altri, riversandoci i propri ricordi e pezzi di se’.
Quale verità in quel racconto di gioventù che ha mutato gli eventi, quale presente al capezzale di un padre morente che gli aveva intimato di andarsene per sempre, quali ricordi confluiti nei propri racconti e svuotati del bello che fu per tornare a brillare nei libri di memorie altrui, sottraendo Tira alle anime buone che l’ avevano fin li’ popolata e rendendola del tutto diversa? Oggi la città non è più la stessa, è un inferno, persino i bambini piccoli hanno una pistola.
Passione, amore, verità, finzione, storia, famiglia, religione, identità, perdono, odio, rimpianto, patria, tradizione, fratellanza, cultura, speranza, fallimento, molteplici i temi ed i sentimenti
confluenti nel prolungato soliloquio del protagonista, una ennesima storia da scrivere ( quella del proprio padre ) per scoprire la vera Storia restituendo un senso alla propria.
Passato, presente, futuro, un intreccio quantomai intimo e necessario, la difficoltà di riannodare una vita, pubblica e privata, immersi nell’ indecifrabile conflitto ebraico-palestinese, fallita la collaborazione ebraico-araba, fondata su valori comuni, libertà e democrazia, che avrebbero portato prosperità ad entrambi e da anni precipitati in nuovi abissi, riguardanti persino legami di sangue, fratelli-nemici che litigano per un pezzo di terra .
Il passato è stata una madre che non ha voluto vederlo per 14 anni, che forse aveva convinto suo padre a cacciarlo, allontanando da se’ un’ onta, sapendo che non avrebbe avuto nessun posto dove tornare e che nulla sarebbe stato come prima.
Allora era stato necessario firmare le carte, prendere moglie secondo la legge e la fede, un matrimonio tramutato in un errore madornale.
Oggi la propria vita insegue un legame destinato a separare, un amore che ha perso ogni speranza di amare, una casa in cui non potere restare, un luogo ( L’ America ) dove non ha niente e neppure è interessato alla vita della gente.
Forse dovrebbe ricominciare con Palestine, invitarla a cena, dirle che la ama e che vorrebbe tornare ad abitare con lei ed i bambini. In passato ha continuato a scusarsi per la pubblicazione del racconto, considerandosi anch’egli una vittima dello stesso, un giorno ha finito col credersi un mostro di premeditazione, confessando un peccato che non ha commesso e chiedendo perdono per questo.
Raccontare una storia, in fondo, è un modo per ravvivare il ricordo e tenerselo stretto, l’ epilogo della stessa si porta via una vita e tutto il resto, il presente ha il volto di ....” due vittime in un ristorante americano che cercano di ricominciare “....

Un romanzo ben scritto, palpitante, ricco, enigmatico, in parte autobiografico, aperto a tematiche storico-politico-religiose e con una forte connotazione psicologica, relazionale, individuale, una riflessione ( da parte araba ) su tempo, luogo e destino, con una evidente posizione critica sul tema dello smarrimento afinalistico dello spirito di collaborazione e del senso di appartenenza ad una precisa identità culturale quantomai aggregante e propositiva, oggi sottratta e dimenticata.

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