La vita vera La vita vera

La vita vera

Letteratura straniera

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Tra i prefabbricati del Demo, c’è una casa che non è uguale a tutte le altre. Ha quattro stanze, una per i genitori, una per la sorella, una per il fratello e una per i cadaveri. È qui che lei, la sorella, una ragazzina di dieci anni, deve combattere con i mostri che la circondano: suo padre, violento e rivoltante, sua madre, inconsistente come un’ameba. E poi ci sono gli animali impagliati che abitano nella «stanza dei cadaveri», frutto della forsennata passione paterna per la caccia, quasi animati da vita propria. Tutto nello squallore del Demo sembra trasformarsi in una feroce mattanza, persino l’abitudine di prendere un gelato dal carretto che suona il Valzer dei fiori. E questa violenza penetra in Gilles, il fratellino adorato, e lo trasforma: la sua testa si riempie di «parassiti » e la dolcezza di sua sorella non riesce più a riscaldarlo. Ma lei non cede: con un’ostinazione incrollabile, fa appello a tutte le sue energie per salvarlo, non importa a che prezzo. Un romanzo potente e delicato sulla forza e sulla resistenza di una donna, che è già tale anche se è poco più di una bambina. Rivelazione della Rentrée littéraire francese, oltre al Premio Fnac 2018 e al Renaudot des Lycéens, ha ricevuto grande attenzione dalla stampa, vendendo in pochi mesi 150 mila copie e raggiungendo il primo posto in classifica.

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La vita vera 2019-03-17 18:48:34 Simona P.
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Simona P. Opinione inserita da Simona P.    17 Marzo, 2019
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La stanza dei cadaveri

Il Demo è uno squallido quartiere, grigio e simmetrico, caratterizzato da file di prefabbricati, quasi tutti identici, circondato da un bosco, chiamato dei piccoli impiccati; il demo è talmente tanto grigio che quando il sole lo illumina, appare ancora più grigio, un raro caso in cui lo splendore del sole riesce a rendere ancor più triste e tetro. Qui, nel prefabbricato un po’ più grande, vive una famiglia caratterizzata da rapporti molto difficili, un padre maschilista, ubriacone e violento, una madre incapace di reagire, soprannominata ameba, spesso vittima della violenza immotivata del marito; due figli, la ragazzina protagonista che racconta la storia e il fratellino. Nella casa una stanza è riservata ai cadaveri, cioè agli animali imbalsamati che derivano dall’unico interesse del padre, la caccia e di conseguenza le armi. La stanza dei cadaveri è per tutto il romanzo il luogo più inquietante, è costantemente caratterizzata da una sottile atmosfera onirica da incubo, quegli animali sembra che abbiano poteri malefici, possano prendere vita all’improvviso e aggredire i due bambini. La madre invece ama gli animali, li custodisce e li accudisce, alla morte del capretto prediletto, sembra soffrire più che delle numerose cattiverie subite dal marito.
La ragazzina protagonista racconta la sua vita difficile, dalle angherie del padre alle trasformazioni del fratellino Giles che da tenero e bisognoso di affetto, diventa violento, aggressivo, insensibile, corrotto da una realtà distorta e impietosa, è come se i parassiti inquinassero la sua testa, dice la sorella. Davanti alla natura indifferente a tutto, a lei non rimane che fuggire con la fantasia e credere che possa esistere la macchina del tempo per tornare indietro e cambiare la realtà attuale ma la realtà non cambia e va affrontata; la macchina del tempo è solo un gioco. Presa coscienza del vero con sofferenza e crisi profonda, la protagonista affronta la vita, con principi positivi, studia, lavora, ed è particolarmente portata per la fisica.
Nel Demo succedono cose strane e sono presenti personaggi molto particolari, a volte surreali, spesso soli. Alcuni aiutano la protagonista, capiscono il suo percorso, cercano di sostenerla nei suoi studi, nella speranza di un futuro migliore. Nel finale il ritmo accelera, diventa incalzante, avventuroso e imprevedibile.
Un romanzo bellissimo, profondo, irresistibile e particolare; nonostante le vicende, l’ambientazione, la totale assenza dello stato, non si tratta di denuncia sociale, piuttosto di una storia sofferente, velata di una atmosfera irreale, onirica (leggendo, mi veniva in mente spesso David Lynch) in cui la scrittrice, con uno stile asciutto e razionale, non tralascia nulla, anche le scene più crudeli vengono descritte nei particolari. Un romanzo di formazione forte in cui le vicende si susseguono velocemente spesso in modo imprevedibile, la scrittura è coinvolgente e scivola fino al finale dove forse un po’ di speranza si intravede.

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