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Le persiane verdi Le persiane verdi

Le persiane verdi

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«Forse questo è il libro che i critici mi chiedono da tanto tempo e che ho sempre sperato di scrivere» azzarda Simenon, che ha terminato Le persiane verdi in una sorta di stato di grazia, all'indomani della nascita del secondo figlio. Ha tutte le ragioni di essere soddisfatto: è riuscito a scolpire una figura larger than life, Émile Maugin, celeberrimo attore giunto, a sessant'anni, all'apice del successo e della fama, che un giorno apprende di avere, al posto del ventricolo sinistro, «una specie di pera molle e avvizzita». «Maugin non è ispirato né a Raimu, né a Michel Simon, né a W.C. Fields, né a Charlie Chaplin» afferma risolutamente Simenon nell'Avvertenza. «E tuttavia, proprio a causa della loro grandezza, non è possibile creare un personaggio dello stesso calibro, che faccia lo stesso mestiere, senza prendere in prestito dall'uno o dall'altro certi tratti o certi tic». Ciò detto, taglia corto, «Maugin non è né il tale né il talaltro. È Maugin, punto e basta, ha pregi e difetti che appartengono solo a lui». Pregi e difetti alla misura del personaggio: dopo un'infanzia sordida, ha lottato, perduto, vinto, amato, desiderato, conquistato e posseduto tutto – donne, fama, denaro –, e coltiva la propria leggenda abbandonandosi a ogni eccesso. Prepotente, scorbutico, cinico (ma segretamente generoso), regna da tiranno su un piccolo mondo di sudditi devoti e trepidanti, fra cui la giovanissima e amorevole moglie, ma vive nella costante paura della morte e nella nostalgia dell'unica cosa che non ha mai conosciuto: la pace dell'anima – quella cosa tiepida e dolce a cui il suo desiderio attribuisce la forma di una casa con le persiane verdi.

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Le persiane verdi 2018-09-28 09:18:27 Fr@
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Fr@ Opinione inserita da Fr@    28 Settembre, 2018
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Rimpiango Maigret

Importante ammissione: ho fatto fatica a concludere la lettura.
Non ho letto tanto di Simenon, qualche avventura del commissario Maigret, ma niente di più. Ho sempre apprezzato il suo stile, i suoi personaggi, così che quando mi è stato proposto questo romanzo non ci ho pensato troppo ad accettare.
Eppure, iniziata la lettura, terminare il primo capitolo si è rivelato complicato.
Estremamente lungo, non riuscivo a concentrarmi sulla storia.
Ed è stato cosi per tutto il romanzo in realtà.

Già nel primo capitolo incontriamo il protagonista, il grande attore francese Maugin che, arrivato a sessant’anni osannato dal pubblico e dalla critica, ripercorre la sua vita, dalla misera infanzia fino al raggiungimento della fama, presentando anche tre figure femminili che hanno segnato la sua vita.
E’ un attore con un ego sproporzionato, un forte amore per il vino e un problema al cuore da poco scoperto: si muove così in maniera goffa, senza sapere bene come comportarsi, nella piovosa Parigi fra colleghi, spettatori, assistenti e donne.

Più di questo purtroppo non riesco a dire, mi stupisce come Simenon ne fosse così orgoglioso (“Forse questo è il libro che i critici mi chiedono da tanto tempo e che ho sempre sperato di scrivere”). Possiamo considerarlo un romanzo psicologico, l’intento è sicuramente quello, ma manca di una trama, un filo conduttore. Il protagonista non mi ha lasciato nulla, cosa che invece mi aspetto da un romanzo, in particolare se incentrato sul personaggio principale, sui suoi pensieri e le sue emozioni.
Anche lo stile di Simenon mi è sembrato meno brillante, piatto, a volte ripetitivo, addirittura noioso.

Non so se effettivamente lo consiglierei, in particolare chi non ha mai letto nulla di Simenon dovrebbe evitarlo, giusto per non farsi una pessima idea di questo incredibile autore. Non posso dire che sia brutto, sicuramente esistono romanzi peggiori, ma nella carriera di Simenon forse questo non è il più riuscito.
Peccato.

Quindi, non posso dire altro che buona lettura (per chi volesse) :)

“Finalmente Biguet alzò la testa e guardò l’attore, che stava in piedi davanti a lui, monumentale, con la fisionomia che tutti conoscevano, la faccia larga, i lineamenti da imperatore romano, i grandi occhi, che per la stanchezza sembravano posare sulle cose uno sguardo immobile, e infine quella sua smorfia così particolare, che faceva pensare al tempo stesso a un mastino ringhioso e a un bambino felice”

Indicazioni utili

Lettura consigliata
  • no
Consigliato a chi ha letto...
Consigliato a chi piace Simenon (anche solo per notare le differenze con le altre opere), non consigliato a chi si avvicinerebbe allo scrittore per la prima volta.
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