Michael mio Michael mio

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"Scrivo questa storia perché le persone che ho amato sono morte. Scrivo questa storia perché quando ero giovane avevo una grande capacità di amare, e ora questa capacità di amare sta morendo. Ma io non voglio morire." Inizia così il racconto in prima persona di Hannah, la storia di un matrimonio e del suo fallimento. Quella che è stata definita una moderna Bovary israeliana è una studentessa di letteratura ebraica, all'università ha conosciuto un geologo, Michael Gonen, si sono frequentati, poi sposati, ma via via si è approfondita anche la distanza tra loro, fino al punto di concludere: "Qualcosa è cambiato in questi tristi anni". La narrazione tutta femminile di Oz procede con uno stile breve, spezzato, quotidiano, che sonda i pensieri più nascosti e le emozioni più profonde nella confessione della protagonista. Con rara abilità riesce a cogliere le minime sfumature del carattere e dei sentimenti, ne sviscera con lucidità e delicatezza i motivi di frustrazione e sofferenza, arriva alle origini del progressivo chiudersi di Hannah in un mondo trepidante e sospeso, carico di fremiti e incubi, nel quale il "suo" calmo, quasi apatico Michael non riuscirà mai a penetrare. Sullo sfondo di questo autentico romanzo psicologico si staglia intanto la città della giovane donna, una Gerusalemme su cui incombe lo spettro della guerra, da poco terminata ma sempre in agguato.

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Michael mio 2019-07-22 10:59:39 marinablu
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marinablu Opinione inserita da marinablu    22 Luglio, 2019
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FANTASIA, REALTA' O REALTA' FANTASTICATA

Siamo in una Gerusalemme degli anni ’50, Michael è uno studente di geologia del terzo anno, Hannah è una maestra d'asilo e la sera studia letteratura ebraica. Hannah orfana di padre è cresciuta con la madre e il fratello in un kibbutz, Michael orfano di madre è cresciuto con il padre e la costante presenza delle sue quattro zie. Nell'inverno del 1950 Hannah inciampa per le scale tra il primo e il secondo piano dell’università Terra Sancta e lì incontra Michael che la sorregge per un braccio, segue un primo appuntamento, poi un secondo, poi la voglia e/o la fantasia di una vita insieme li travolge e nel marzo 1950 sono già sposati, pochi mesi dopo Hannah aspetterà il loro bambino Yair. Hannah è una romantica, ha un temperamento forte, è una donna che travolge e si lascia travolgere dagli eventi, è volitiva ma anche piena di insicurezze, Michael ha un temperamento più mite, è affidabile, parla poco e pone molta attenzione a ciò che dice e quando non ha parole con cui rispondere, restituisce un sorriso a una domanda che rimane senza risposta. Se dovessimo raffigurare entrambi i personaggi come delle linee all’interno di un grafico, Hannah sarebbe una linea che fa su e giù in continuazione, Michael una linea retta e costante, queste due linee si intersecano, per poco e solo ogni tanto.
Nella loro vita di coppia non ci sarà un evento scatenante che possa essere la causa di una rottura, non accadrà nulla che si possa ritenere particolarmente grave, se non sul piano psicologico, infatti basta davvero poco, qualche mese, ad Hannah per scoprire che vivere con Michael al proprio fianco è diverso da ciò che si aspettava, che l’idea di vita matrimoniale fantasticata è ben lontana dalla “reale routine matrimoniale” e che lei stessa è diversa da ciò che credeva di essere come donna, come moglie e come madre. Che cosa aveva trovato in quell'uomo e che cosa sapeva di lui prima di sposarlo?" E se qualcuno diverso da lui l’avesse presa per un braccio quando stava inciampando per le scale dell’università? Queste sono domande che Hannah si porrà spesso. Nel corso del tempo il divario tra i due si allarga e Hannah inizia a vagare con la mente altrove, in altre realtà e noi lettori siamo spettatori di questo anti rivieni di fantasie al limite del bipolarismo tanto da perdere anche noi ogni tanto il filo tra ciò che è la storia narrata e quella raccontata nella mente di Hannah.
A far da sfondo a questo romanzo è una nuova e splendente Israele, una nazione che combatte con se stessa e con gli altri per sopravvivere, per mantenere la sua indipendenza. Una nazione dove la situazione politica è problematica, dove questo giovane paese deve lottare incessantemente, proprio come la giovane Hannah deve lottare con la sua nuova vita coniugale, il conflitto interiore della protagonista si riflette su Gerusalemme e verso Gerusalemme: “Questa non è una città, è un’illusione. Da ogni parte siamo circondati dalle colline: Castel, Monte Scopus, Augusta Victoria, NebiSamwil, Missa Carey. A volte sembra che la città non esista”.
Il libro parla della relazione di coppia tra i due protagonisti, dove c’è una vittima e un carnefice, dove il carnefice non è chi credi e neanche la vittima è davvero tanto vittima, parla delle loro differenti personalità e di come queste, seppure con le migliori intenzioni, non si incastrano, parla dello scontro passivo tra un soggetto che ha una conformazione psicologica umanistica e uno che ha una forma mentis scientifica. Mi è piaciuto perché Amoz Oz è stato molto onesto nel rappresentare questo matrimonio, i protagonisti entrambi sono stati molto onesti nell’esprimersi. E’ altrettanto vero che ogni tanto mi sono persa tra le elucubrazioni di Hannah, davvero tante, troppe, tanto da distrarti, fortunatamente poi rientrava in scena Michael che portava un po’ d’ordine al racconto, si perde l’orientamento con Hannah e si ritrova la retta via con Michael, sarà stata questa l’intenzione dell’autore? Mostrare al lettore le differenze tra i due protagonisti in un modo così tanto subdolo e sottile? Merita di essere letto e quando è necessario bisogna fare un passo indietro e riprendere la lettura da qualche pagina prima.

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