Narrativa straniera Romanzi Ologramma per il re
 

Ologramma per il re Ologramma per il re

Ologramma per il re

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Alan Clay, divorziato, ha una figlia da mantenere, un'ex moglie che vive in California. Ha cinquantaquattro anni ed è senza lavoro. Per l'America aziendale è un soggetto inutilizzabile, bizzarro quanto un aeroplano fatto con il fango. La crisi dei mercati e della sua vita privata l'ha lasciato stremato, tendenzialmente ubriaco, con un conto cronicamente in rosso, ma ora non ha scelta: se vuole pagare le tasse del college di sua figlia, deve trovarsi presto un lavoro, e ben pagato. La sua unica chance si chiama re Abdullah, il miliardario sovrano dell'Economic City, un'immensa oasi in mezzo al nulla destinata a diventare la città del futuro. Il compito di Alan è difficilissimo. Deve convincere re Abdullah ad acquistare la sua mirabolante invenzione. Un ologramma in grado di far apparire chiunque in 3D, direttamente nella tenda del sovrano. E mentre cerca disperatamente di evitare l'ennesimo fiasco della sua vita con la bella dottoressa Zahra Hakem, Alan scopre però che lì in mezzo al deserto una cosa la può fare: scrivere a sua figlia e provare a spiegarle che un genitore non è altro che un essere umano come gli altri, che fa degli errori e ha un ruolo piccolo nel mondo e nella storia, ma può pur sempre essere qualcosa di importante nella vita di qualcun altro.

Recensione della Redazione QLibri

 
Ologramma per il re 2013-10-27 19:03:58 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    27 Ottobre, 2013
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Nonsenso globale

Doveva esserci una qualche ragione se Alan era lì. Perchè si trovava sotto una tenda a 150 km da Gedda? Sì, ma anche: perchè si trovava sulla Terra? Molto spesso il significato era nascosto. Molto spesso richiedeva un certo scavo. Il significato della sua vita era un'inafferrabile vena d'acqua centinaia di metri sotto la superficie, e periodicamente lui calava il secchio nel pozzo, lo riempiva, lo tirava su e beveva. Ma questo non lo sosteneva molto a lungo.

Alan, americano, ex venditore porta a porta, imprenditore fallito si trova in Arabia saudita ad aspettare il re (che non si sa se e soprattutto quando arriverà) per vendergli la tecnologia che solo l'azienda americana per cui lavora, almeno in teoria, dovrebbe avere. Vengono ospitati in una città fantasma nel deserto, dentro una tenda, con l'aria condizionata che non funziona, aspettando re e funzionari che non arrivano.
In attesa del re, Alan stringe amicizia o almeno qualcosa di simile con il suo taxista e alcuni personaggi locali. I rapporti tra persone non sono mai del tutto chiari, la differenza di culture fa nascere improvvisamente malintesi e barriere alternati a slanci e momenti di sincerità rara come accade a volte solo tra perfetti estranei. Il libro è sicuramente geniale nella forma e interessante nei contenuti affrontando in modo originalissimo il tema della globalizzazione e dell'ingiustizia di fondo di una economia sempre meno nazionale,rigorosamente basata sul profitto. L'ingiustizia sociale si trasmette sotto forma di malessere e incombente follia ai singoli individui come una vibrazione.
A Gedda i rapporti con la gente del posto sono amichevoli, è piacevole venire a contatto con mentalità diverse ma a volte c'è un fondo di sospetto da ambo le parti. Non si è mai certi di cosa ci si può aspettare dall'altro. Il finale forse è un po' meno bello del resto, ho l'impressione che si perda qualche maglia della storia e che qualche nodo non venga al pettine. L'esito della transazione finanziaria è quello che ci si può immaginare date le premesse. Comunque il libro è molto, molto piacevole da leggere, originale e effettivamente formidabile. Non saprei a quale altro libro paragonarlo.

"Questo posto sta per scoppiare" disse la donna etiope.
"Questo posto sta per scoppiare?" Alan pensò che intendesse alludere a una specie di guerra. Una forma di terrorismo. Qualcosa di simile al massacro della Mecca del 1979, tutti quei pellegrini morti.
"No, no" disse lei. "Le donne. Le donne saudite non ne possono più. Hanno chiuso con questo merdaio. Abdullah sta cercando di aprire delle porte, spera che le donne riescano a farsi largo, a procedere da questo punto. Crede di essere GORBACIOV. Sta raddrizzando le tessere del domino. L'Università mista è stato il primo passo. L'ECRA il secondo."
Alan si rivolse agli altri due. "Voi siete d'accordo?"
Gli altri due annuirono. Probabilmente ne sapevano più di lui.

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Ologramma per il re 2016-11-03 14:29:35 CortaZur
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CortaZur Opinione inserita da CortaZur    03 Novembre, 2016
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Globalizzazione malata

Un ologramma per il Re, romanzo di Dave Eggers e da poco anche pellicola cinematografica con Tom Hanks.
Spinto dal battage pubblicitario del film e conoscendo di nome dello scrittore, che gode di ottima fama, ho deciso di affrontarne la lettura in modo da scoprire in prima persona quanto fosse bravo.


Alain Clain, venditore di mezza età con carriera in declino, famiglia separata e problemi economici, è coinvolto in una trattativa di vendita di una nuovissima tecnologia al Re dell'Arabia Saudita. Durante l'attesa per la conclusione della vendita il nostro Alan ci accompagna in lungo e in largo per Jeddah (la città in questione) conoscendo nuovi personaggi che lo faranno riflettere su di sé, sulla sua condizione e sul mondo in generale.
Una trama semplice e ben costruita che al suo interno trova varie introspezioni, Alan il protagonista è sempre al centro della scena, ogni pagina vede lui coinvolto in molteplici situazioni, alcune bizzarre, altre divertenti altre ancora commoventi; il personaggio, un americano medio, con vizi e virtù tipiche di un uomo comune, tormentato dal suo fallimento personale in un'epoca dove in molti si sono arricchiti e invece lui ha mancato il momento.
Il momento inteso come la globalizzazione che in un certo modo è la protagonista nascosta dell'intera opera. In ogni capitolo sono disseminate delle critiche a volte velate a volte evidenti a questo nuovo ordine economico verso il quale il mondo si è adeguato e che tanti scompensi ha generato, descritto bene in questo passaggio:


“Maggiore efficienza senza i sindacati, eliminiamoli. Maggiore efficienza senza operai americani, punto, eliminiamo pure loro. Perché non ho visto arrivare la tempesta? Maggiore efficienza anche senza di me. Accidenti, Kit, rendemmo quella fabbrica così efficiente che diventai superfluo anch’io. Mi ero reso irrilevante.”


I momenti di riflessione sullo stato attuale della società e dell'economia sono molto ben scritti, un libro sotto molti aspetti utile e che mette in luce come la ricerca del profitto come unico obiettivo non sia la strada giusta.
Un libro che per forza di cose ricorda il deserto dei tartari con la snervante attesa dell'incontro con il Re saudita che resta sullo sfondo pagina dopo pagina man mano che il protagonista si avventura tra la gente e i luoghi di questa lontana, esotica ma pur sempre terrena capitale araba.
Un libro bello, non un capolavoro ma comunque una buona lettura.

“La gente racconta barzellette quando non resta più niente da dire”

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