Narrativa straniera Romanzi Scene da una battaglia sotterranea
 

Scene da una battaglia sotterranea Scene da una battaglia sotterranea

Scene da una battaglia sotterranea

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Scritto in soli tre giorni durante la guerra delle Malvine, "Scene da una battaglia sotterranea" (1983) ci mostra lo scenario della guerra da una prospettiva insolita e totalmente nuova. In un linguaggio colloquiale, tinto di un'amara ironia, Fogwill ci narra la vicenda della guerra dal punto di vista di chi, privo di ogni speranza, decide di non combattere per l'esercito nazionale ma di portare avanti la propria personale battaglia per la sopravvivenza. Si tratta degli «armadilli»: una colonia di rifugiati che vive sottoterra, in condotti scavati tra fango e pietre; soldati disillusi che sopravvivono barattando con il nemico generi di prima necessità: zucchero, cherosene, pile, razioni, sigarette. Una sorta di tribù, il cui legame fondante è però la mera necessità, una materialità nuova, estrema. È un doppio dramma, dunque, quello narrato da Fogwill: la guerra delle Falkland diventa il pretesto per mostrare il crudele paradosso che sottende ogni conflitto, ogni battaglia.



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Scene da una battaglia sotterranea 2018-06-02 20:06:16 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    02 Giugno, 2018
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La grande attrazione

Questo libro ricorda Comma 22 per il modo ironico e scanzonato ma anche serio di descrivere la guerra nella sua assurdità. Ogni aspetto della guerra viene reso guardandolo con due occhi di bambino. Aerei nemici, morti, fiamme verdi, il serpente addomesticato. La gente si uccide non perché c’è una guerra o per vincere o per la patria. Tutti questi aspetti sono marginali. Lo scopo principe sembra lo spettacolo, come se tutto fosse un grande cartone animato messo su per impressionare un bambino. E’ con questi occhi di bambino ingenui e cattivi, ma di un egoismo assoluto e senza colpa, che i protagonisti guardano e si muovono nello scenario finto (per come viene percepito, cioè assolutamente irreale) della guerra. E’ il grande spettacolo della morte, la Grande Attrazione: perciò si mercanteggia con i nemici, ma allo stesso tempo si spara su altri nemici proprio quando si vogliono arrendere. In tutta la storia non c’è un briciolo di compassione umana ma solo lo stupore assoluto davanti allo spettacolo della morte: gli aerei che corrono in direzione dell’arcobaleno, che restano appiccicati al cielo e si sciolgono come gelati; l’uomo colpito da un proiettile che si illumina dall’interno e poi viene ridotto in cenere; i compagni che restano immobili congelati dal freddo; i compagni consegnati ai nemici o uccisi perché deboli o noiosi o poco adatti a sopravvivere; le pecore che hanno paura, scappano con una certa strategia (mentre gli uomini ne sembrano incapaci). C’è quasi più compassione per la pecora nel resoconto della guerra che per l’essere umano, dato che la pecora non ha colpe.
Tutto il libro è molto bello, originale, interessante perché il punto di vista dell’imboscato rende alla perfezione senza ombra di dubbio l’assurdo. Il libro racconta la meraviglia per l’assurdo spettacolo della morte che come ogni spettacolo ha la sua bellezza e piacevolezza.
Il finale è la parte meno riuscita, comunque il libro è bellissimo. Forse ci voleva anche qui una idea geniale come in Comma 22 per una conclusione all’altezza della storia.

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