Narrativa straniera Romanzi Se i gatti scomparissero dal mondo
 

Se i gatti scomparissero dal mondo Se i gatti scomparissero dal mondo

Se i gatti scomparissero dal mondo

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Di lavoro fa il postino, mette in comunicazione le persone consegnando ogni giorno decine di lettere, ma il protagonista della nostra storia non ha nessuno con cui comunicare. La sua unica compagnia è un gatto, Cavolo, con cui divide un piccolo appartamento. I giorni passano pigri e tutti uguali, fin quando quello che sembrava un fastidioso mal di testa si trasforma nell'annuncio di una malattia incurabile. Che fare nella settimana che gli resta da vivere? Riesce a stento a compilare la lista delle dieci cose da provare prima di morire… Non resta nulla da fare, se non disperarsi: ma ecco che ci mette lo zampino il Diavolo in persona. E come ogni diavolo che si rispetti, anche quello della nostra storia propone un patto, anzi un vero affare. Un giorno di più di vita in cambio di qualcosa. Solo che la cosa che il Diavolo sceglierà scomparirà dal mondo. Rinunciare ai telefonini, ai film, agli orologi? Ma certo, in fondo si può fare a meno di tutto, soprattutto per ventiquattr'ore in più di vita. Se non fosse che per ogni oggetto c'è un ricordo. E che ogni concessione al Diavolo implica un distacco doloroso e cambia il corso della vita del protagonista e dei suoi cari. Soprattutto quando il Diavolo chiederà di far scomparire dalla faccia della terra loro, i nostri amati gatti. Kawamura Genki ci costringe a pensare a quello che davvero è importante: alle persone che abbiamo accanto, a quello che lasceremo, al mondo che costruiamo intorno a noi.



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Se i gatti scomparissero dal mondo 2019-10-28 13:17:14 68
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68 Opinione inserita da 68    28 Ottobre, 2019
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Speranza di vita

Cosa accadrebbe se d’ improvviso non vi fosse un domani, sopraffatti dalla certezza di un epilogo imminente ( la propria fine ) e dalla necessità di scendere a patti con il diavolo secondo le regole di questo mondo, sacrificare una cosa per ottenerne un’ altra?
Niente di più facile, basterebbe far scomparire un oggetto tra i tanti, rimandando la dipartita di un giorno e potendo per un’ultima volta usufruire dell’ oggetto designato.
Questo accade al protagonista, che vive in simbiosi con un gatto ( Cavolo ), un postino a cui è stato diagnosticato un male incurabile all’ ultimo stadio, ancora giovane, tante cose da fare e nessuna voglia di morire, una vita ed un futuro davanti.
Sopraffatto da tristezza, malinconia, giorni infernali, decide di scrivere un diario-testamento che sveli la propria storia a cominciare dalla sola via di fuga apparente, elencare e rimuovere una serie di oggetti insignificanti.
Ed allora, uno dopo l’ altro, telefoni, film, orologi spariscono dal mondo, niente di più facile, tutte cose a cui potere rinunciare, semplici oggetti di intrattenimento e regolatori del tempo, ma scoprirà, malinconicamente, di non avere un ultimo numero da chiamare, un film preferito da guardare, un tempo reale in cui vivere e che ogni cosa, apparentemente insignificante, possiede e dona senso all’ esistere.
Tutti gli oggetti sono preziosi e con una ragione d’ essere, plasmano i contorni della figura umana e ne ricostruiscono la storia, tutti noi siamo fatti di cose superflue tra coincidenze della vita che costituiscono una sola grande inevitabilità.
Ed allora non gli restano che rimpianti, rimorsi ed una riflessione sul senso del proprio esistere, un enorme schermo bianco e vuoto, assorbito dalle insignificanti vicende quotidiane e trascurando le persone veramente importanti. Ma allora come ha vissuto finora?
L’ evidenza mostra una famiglia scambiata per un dato di fatto, un semplice legame di sangue non coltivato ne’ plasmato che assume un senso nel modo in cui è vissuto.
È allora che il tempo riporta ad un senso attuale, qui e non altrove, circondato dalla superficialità di tante cose con una precisa ragione d’ essere e che narrano la propria storia.
Rimane ( per ora ) Cavolo, una piccola essenza che si avvicina e si accuccia tra le sue gambe, trasmettendo il calore del proprio corpo e donando la pace di cui ha bisogno. Per gran parte del tempo lo ignora ma quando percepisce il suo malessere si avvicina senza fiatare, privo del senso del tempo e senza un reale bisogno di lui, ignaro della solitudine, uno di quei sentimenti profondamente umani alla base di altri quali l’ amore.
Forse gli uomini cominciarono ad allevare i gatti per arrivare a comprendere tutto quello che non sapevano di loro stessi, forma, futuro, morte.
Ed allora il protagonista riconsidera l’ idea materna che vivere nella consapevolezza di avere sottratto qualcosa a qualcuno sarebbe stato ancora più difficile e doloroso di morire e riscopre l’ affetto per un padre allontanato da troppo tempo e incomprensibilmente dimenticato.
A questa stregua ogni cosa o creatura esistono per una ragione precisa e non dovrebbero scomparire, accompagnati da un senso di felicità ed infelicita’ strettamente personale mentre il diavolo restituisce l’ immagine dei propri desideri inevasi, innumerevoli rimpianti seminati lungo il cammino, ciò che è più vicino e lontano da se’, restituendoci una risposta definitiva, la riconsiderazione del proprio valore di esseri umani.
Un racconto lucido, vivace, essenziale, verità che dovrebbero essere acclarate ma perse nell’ abitudine, spunti malinconicamente satirici, un giuoco di specchi che rimanda ad una riflessione sul senso del vivere.
La malattia incurabile, invero, nel testo non è trattata dal punto di vista della sofferenza ( fisica e psicologica ) ma come fatalità assodata, quella stessa malattia che accompagna il quotidiano ( del malato e dei suoi cari ) e che nella sua accettazione obbligata ha eluso ogni idea di futuro e reso essenziale e vitale ogni soffio di presente, a maggior ragione per chi avrebbe una vita intera da spendere.
Tra le pagine del romanzo il protagonista, condannato ad una morte imminente, ripercorre il passato, riverso nel rimpianto, riflettendo sul tempo e su di se’, su sentimenti ovattati, priorità dimenticate, in una ricerca che legittimi il proprio vissuto.
Tutto ciò parrebbe vero ma scontato per qualsiasi vita degnamente vissuta anche in condizioni di salute, il resto ( la malattia ) è altro, un percorso assai intricato e doloroso, una alternanza costante di speranza e sconforto da vivere ed affrontare intimamente secondo una personale percezione e relazione con la stessa.

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