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Palahniuk ci porta a fare un bel giretto nella Hollywood dei Tempi d'Oro e ci racconta - a modo suo, naturalmente - la fiaba sulfurea e decadente di Katherine Kenton, una stella del palcoscenico. A raccontare questa fiaba c'è una sorta di dama di compagnia, domestica, confidente di Katherine a nome Hazie Coogan, che l'ha accompagnata per tutta la sua carriera attraverso svariati matrimoni, altrettanti divorzi e parecchi interventi di chirurgia estetica. A complicare la situazione contribuisce l'apparizione del giovane (troppo giovane) Webster Carlton Westward III. Ma Hazie scopre che Webster ha già scritto una biografia senza veli che prevede la morte di Katherine in una scena degna di un barocchissimo musical.



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Senza veli 2014-05-30 13:10:08 Donnie*Darko
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Donnie*Darko Opinione inserita da Donnie*Darko    30 Mag, 2014
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Senza veli e senza storia

La cara vecchia Hollywood dei tempi d'oro messa a nudo (senza veli) dai ricordi di una gloriosa star del cinema ormai decaduta e dimenticata dai più, ovvero Katherine Kenton.
L'attrice non è però sfuggita alle luride grinfie di un giovane quanto affascinante cacciatore di doti, bramoso di sedurla e accelerare l'inevitabile incontro della futura consorte con L'Oscura Signora, il tutto per dare alle stampe una biografia postuma ed infangante da cui trarre fruscianti dollaroni.
La fidata Hazie, da una vita domestica dell'ex attrice, è l'ultimo baluardo posto a difesa di quel monumento abbandonato e lasciato a deperire nel suo angolo imbellettato.
Palahniuk si mostra ancora più nozionista del solito lasciandosi dietro una scia infinita di nomi, date e aneddoti a corollario di una storia complessivamente poco intrigante, discreta giusto nel finale alla buon'ora un attimo ritmato. Sembra una soap-opera sudamericana riscritta in salsa lisergica; insomma molti sbadigli e poco mordente, con la solita critica sociale abbastanza sciapa soffocata dai vezzi e lazzi di un'eta -cinematograficamente parlando- irripetibile. L'autore si rivela caustico verso un mondo per il quale è palesemente scisso tra sentimenti di odio ed amore, allo stesso tempo omaggia, per sua stessa ammissione, attori e registi prima idolatrati e ora rimossi dalla memoria dei più.
Un altro esperimento narrativo per Palahniuk dopo Pigmeo (che a me, povera mosca bianca, era piaciucchiato), il cui risultato non può dirsi esattamente folgorante.

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Senza veli 2013-02-01 20:21:41 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    01 Febbraio, 2013
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Meglio evitarlo

Davanti a questo libro ci si sente come l'idiota in una galleria d'arte moderna davanti a un quadro astratto: una tela con qualche macchia, il resto bianco e il titolo sotto:Senza veli. La cosa migliore del libro è il finale dove almeno succede qualcosa (una ventina di pagine). Io non sono riuscito a capire il senso di questo libro. Forse è troppo moderno per me, ma non ci trovo niente, nessuna idea a parte quel finale che non mi sembra particolarmente esaltante.
L'editore dice:"Un'altra delle leggendarie fiabe per i nostri tempi, nella quale si mescolano celebrità, sesso, humor nero, disperazione e genio. Passino le celebrità e il sesso e con molta fantasia l'humor nero, passi la disperazione (la mia), ma il genio e nemmeno un passabile talento io non l'ho proprio notato. Il brutto è che ho già comprato in un momento di shopping compulsivo anche Rabbia per cui dovrò dare all'autore un'altra possibilità. Se no, non mi sarebbe mai venuto in mente.

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