Narrativa straniera Romanzi Una nuova vita
 

Una nuova vita Una nuova vita

Una nuova vita

Letteratura straniera

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Seymour Levin, un insegnante di letteratura sprovveduto e idealista, si trasferisce in un piccolo college della remota provincia americana per sfuggire al caos di New York e a un passato di alcolismo e di sbando. Qui spera di trovare un nuovo impulso alla propria realizzazione umana e professionale; si ritrova invece in un ambiente ristretto e conformista, refrattario alle novità, diviso da antagonismi meschini e percorso da sussulti di maccartismo. Levin è un sognatore, ma è circondato da mentalità pratiche; vuole riformare il mondo, ma non manca di ambiguità morale; cerca l'amore, ma è l'unico scapolo in una comunità di coppie sposate...

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Una nuova vita 2016-07-27 18:28:39 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    27 Luglio, 2016
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L'eterna speranza di una vita migliore

" Personalmente tratto l’ebreo come simbolo della tragica esperienza dell’uomo esistenzialmente. Cerco di vedere l’ebreo come uomo universale. Tutti gli uomini sono ebrei, anche se non lo sanno.”
Con queste parole Bernard Malamud delineò le caratteristiche dei protagonisti dei suoi romanzi sul Jerusalem Post del primo aprile del 1968, come ricorda Elèna Mortara Di Veroli nel bell’articolo dedicato all’autore, contenuto nel secondo volume della Letteratura Americana – I Contemporanei - edita da Lucarini.
È in questa prospettiva che meglio si comprende la figura di Seymour Levin, il protagonista di “Una nuova vita” pubblicato per la prima volta nel 1961 e uscito recentemente nella nuova veste editoriale della Minimum Fax. Insegnante di Letteratura Inglese, Seymour giunge ad occupare il posto di assistente in una piccola Università del West, dopo aver abbandonato New York, spinto dall’ esigenza di cambiare vita e dimenticare un passato da alcolizzato figlio di un carcerato. Ed è proprio metaforicamente la condizione paterna che si trasferisce su Seymour, prigioniero dei suoi errori dei quali ripetutamente cercherà di liberarsi e che, tuttavia, ripeterà sia pure in forma e modi diversi. La sua è una prigione interiore dalla quale desidera fuggire alimentando una ambizione professionale che si scontra con il muro di ostilità eretto intorno a lui dai cattedratici del College in cui lavora. L’ambiente in cui si trova a esercitare altro non è che la riproduzione di quella parte della società americana degli anni cinquanta, più retriva, più restia a rinnovamenti sociali e culturali. È l’America del maccartismo che nasconde una spontanea tendenza a celarsi dietro la maschera del Ku Klux Klan. Il college della Cascadia University diviene dunque un microcosmo nel quale si realizzano tutte le dinamiche della vita sociale e politica del paese e Seymour si trova drammaticamente in bilico tra la grettezza dell’ambiente in cui vive e il sogno di una vita migliore coronata persino da qualche successo professionale. L’ambiguità della sua vita è accentuata da un amore appassionato che si trasforma in tiepida rassegnazione, nel momento in cui la sua realizzazione si rivela complicata e rischiosa per la carriera. Dunque il destino di Seymour si perpetuerà nella continua ricerca di un se stesso libero dalle meschinità e dal calcolo. “Essere buoni, poi cattivi, poi buoni, non era un sistema morale di vita, ma essere buoni dopo essere stati cattivi era una possibilità che la vita offriva.”
Seymour rappresenta dunque l’antieroe, l’uomo qualunque il cui destino è continuare a lottare per vivere e sopravvivere. Poco importa che sia ebreo. È solo un uomo.

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Una nuova vita 2015-12-23 10:53:03 siti
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siti Opinione inserita da siti    23 Dicembre, 2015
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L’ultimo dei pionieri

A New life apparve negli USA nel 1961, arrivò in Italia grazie ad Einaudi già nel 1963. Minimum fax lo ripropose giustamente nel 2007: doverosi i ringraziamenti!

È un’opera interessantissima per una serie di motivi se non vi bastassero un incipit meraviglioso, una prosa carezzevole e lenta, un protagonista magnetico e di conseguenza l’essere travolti dall’insieme perché Malamud riesce con pochissimi elementi e fin da subito a catturare tutta l’attenzione del lettore offrendo uno spaccato esistenziale degno di quelli dei più celebri protagonisti della letteratura. Eppure, paradossalmente , questa è solo la storia di Seymour Levin, un fallito momentaneamente galvanizzato e redento dall’accettazione della sua candidatura quale assistente presso un piccolo college nel remoto West. Cosa lo spinge ad abbandonare le luci di New York? Cosa lo attende nella terra dei pionieri? Riuscirà ad ambientarsi? Migliorerà? Crescerà? Si realizzerà? E se sì a quale prezzo? E se no, perché? Assistiamo ad una redenzione? Ad un’iniziazione? Ad un rinnovamento? Tutte queste domande vengono sapientemente stimolate dalle grandi doti del narratore che si diverte a sorprenderci riservando alla sua creatura uno scatto memorabile, in tutti i sensi.

La narrazione è abbellita dalla descrizioni degli stupendi scenari paesaggistici dell’Oregon che contribuiscono a sopperire alle prime discrepanze che il nostro caro Sy registra , suo malgrado, rispetto alla prima e superficiale impressione suscitatagli dal cordiale e favoloso ambiente del Cascadia college. Eachester, la cittadina nella quale vive, non è altro che il condensato del maccartismo più ostinato; l’ambiente universitario è mediocre e conservatore, contribuisce dignitosamente a mantenere basso il livello intellettuale: al bando barbe ( pericolosamente marxiste), scapoli e cervelli. Espressioni incisive aiutano a inquadrare la situazione:”Hanno passato tanti di quegli anni al camposanto da farmi dubitare che torneranno in vita”. Chi ha segnato i tempi con atteggiamenti indipendenti e comportamenti “rivoluzionari” nel brutto momento in cui “l’America era nel senso migliore di una brutta parola, antiamericana”, è ancora ricordato come il peggiore dei dissidenti. L’anno accademico accompagna il succedersi lento delle stagioni e dopo tre mesi dall’arrivo ,Sy paga il pegno “indipendenza” con la solitudine. Quando l’ambiente smette di sussurrare e alludere lo fagocita, offrendogli un’ennesima agognata svolta alla propria esistenza, gli promette un futuro pianificabile salvo poi vomitarlo come un cibo mal digerito. Le paure che spesso lo bloccano, lentamente svaniscono, egli si fa più ardito e per non tradire questo nuovo io si avvia verso la svolta”vera” della sua vita senza volerlo davvero.La sua esistenza si sarà dunque nuovamente involuta ed evoluta lasciandolo incapace di affermarsi.

Malinconicamente lo consegno ai prossimi lettori ancora irritata dalla gradevolissima vena comica con la quale questo eccellente narratore lo congeda dalla nostra attenzione. Imperdibile!

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Una nuova vita 2013-01-21 07:52:41 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    21 Gennaio, 2013
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La nuova vita

Il titolo del libro è ironico. Credo che Malamud l'abbia pensato in quel momento del romanzo in cui fa il passo indietro dalla sua creatura e la guarda con distacco e con ironia. La storia è bellissima e al protagonista ci si affeziona subito, direi dalla prima o dalla seconda riga del libro, fin dal suo arrivo nella remota città di provincia, in quel clima apparentemente cordiale, in quel paesaggio da sogno, dove la gente non è arrivista, fa una vita piacevole, fa carriera se sa stare al suo posto e non si stacca troppo dalla massa. Là tutti devono o dovrebbero essere sposati perchè non c'è troppo da fare e non bisogna guardare le allieve o le mogli degli altri. E' d'obbligo sfoggiare una certa mediocrità. Già dalle prime pagine si stabilisce una sintonia particolare tra Levin e la moglie del collega apparentemente più ben disposto verso di lui, un'intesa che va al di là della cordialità ma non troppo. La trama è avvincente. Anche qui dopo una serie di vicende interessanti, dopo che il lettore si è affezionato ai personaggi e alla storia si arriva a un bivio ma lo scrittore sceglie in un certo senso la terza strada. Dà uno schiaffo al lettore e ai personaggi e ride di questa nuova vita di Levin. Te la sei voluta, la nuova vita, tientela. Non hai più scampo.
I racconto, a chi piacciono sono bellissimi e non soffrono del piccolo difetto dell'autore. Io ho letto Il barile magico, bellissimo. Invece l'uomo di Kiev, il capolavoro di Malamud, è introvabile.

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