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Tre topolini ciechi
 
Tre topolini ciechi 2016-04-15 05:46:52 Bruno Elpis
Voto medio 
 
3.8
Stile 
 
4.0
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3.0
Piacevolezza 
 
4.0
Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    15 Aprile, 2016
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Un gioco… L’assassino si diverte

Giocare all’assassino. Si può. E ci si diverte. Soprattutto se si pigliano gli indiziati (“Il signor Parravicini si truccava la faccia”), li si rinchiude in un ambiente sigillato (“Il telefono non dà nessun segnale”) e si impedisce che da lì possano uscire.
Se queste sono le premesse, ovvio, ci può scappare anche il morto. Ma tant’è. In fondo anche il secondo delitto (il primo è stato commesso a Londra) può aiutare a risolvere un enigma (“Erano tre ragazzini, vero?”) che ha tanto di colonna sonora (“La sigla musicale dell’assassino”) e un inquirente piombato nella camera chiusa nel bel mezzo di una bufera di neve: il vispo Sergente Trotter della squadra investigativa di Londra.

Nella raccolta figurano alcuni racconti brevi interpretati alternativamente da due vecchie conoscenze: Miss Marple ed Hercule Poirot.

Quest’ultimo è presente ne “L’appartamento al terzo piano”, (ove l’ometto baffuto fa luce su un delitto scoperto casualmente da un gruppo di ragazzi che hanno dimenticato le chiavi di casa: “Che ne direste del montacarichi per il carbone?”), in “A mezzanotte in punto” (un bambino viene rapito in modo rocambolesco e gli indiziati principali sono – manco a dirlo – i membri della servitù, su tutti l’immancabile maggiordomo: “Alla fine… li licenziai tutti in blocco, governante compresa”) e ne “La torta di more” (qui il puntiglioso Poirot indaga sulla morte apparentemente naturale di due anziani gemelli: “Stranamente, sono morti entrambi lo stesso giorno”).

Chiude la serie un racconto con il colonnello Melrose, “Gli investigatori dell’amore”: due amanti si autoaccusano e si scagionano, entrambi, dell’assassinio del povero… cornuto!
“Credo che al signor Quin interessino… gli innamorati. Arrossì nel dire quell’ultima parola che nessun inglese riesce a pronunciare senza imbarazzo.”
“Tutto questo sullo sfondo di Alerway, la Alderway che esisteva sin dai tempi di Enrico VII…”

Giudizio finale sui topolini ciechi: vittoriani (“Che magnifico periodo deve essere stata l’epoca vittoriana!”), musicati (“Una canzoncina abbastanza macabra… Ma ai bambini piacciono gli orrori”), aggraziati da freddure (“La signora Boyle, ad esempio, non mangia più”).

Bruno Elpis

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