Tre topolini ciechi Tre topolini ciechi

Tre topolini ciechi

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Un eccentrico riccone che sfida i suoi eredi a un'eccitante caccia al tesoro, un marito sospettato da tutto il villaggio di aver assassinato la moglie, una povera ragazza accusata di furto e sostituita da una domestica troppo perfetta, una coppia di giovani sposi minacciati da una vecchia pazza, due giovanotti penetrati per caso in una casa nella quale si trova un cadavere... Nove racconti per una straordinaria antologia nella quale spicca Tre topolini ciechi, l'indimenticabile storia di sette persone intrappolate in una pensione isolata dalla neve, tra le quali si nasconde un assassino. Una trama mozzafiato, dalla quale l'autrice ricavò la famosissima pièce teatrale Trappola per topi.



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Tre topolini ciechi 2019-12-12 09:20:49 Cathy
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Cathy Opinione inserita da Cathy    12 Dicembre, 2019
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Agatha Christie inciampa

Agatha Christie non delude (quasi) mai e questa, per un fan della maestra del giallo, è una delle poche certezze su cui poter contare. Forse qualcuno penserà che la forma del racconto non sia sufficiente a sviluppare misteri abbastanza intriganti e ricchi di dettagli e in effetti non è la complessità ciò che va cercato e apprezzato in questa raccolta di brevi storie, bensì proprio il suo opposto: la semplicità, lo sfrondamento totale del superfluo e la capacità di catturare e incuriosire il lettore nello spazio che, forse, ad altri scrittori basterebbe appena a introdurre i personaggi.
L’abile, sicura penna dell’autrice passa con levità e disinvoltura da un racconto all’altro e dà il meglio di sé – per quanto riguarda tale raccolta – nella storia che apre il volume e gli dà il titolo, "Tre topolini ciechi", la celebre, inquietante vicenda di otto persone rimaste intrappolate dalla neve in una pensione. Tra loro, naturalmente, si nasconde uno spietato assassino che però non riuscirà a farla franca. Un lungo racconto o breve romanzo che per la costruzione efficace dei personaggi e l’atmosfera da brividi (non solo di freddo) può essere annoverato tra le opere più riuscite della Christie, nonostante la sua brevità.
Il “quasi”, invece, si riferisce purtroppo all’ultimo racconto del volume, "Gli investigatori dell’amore", nel quale l’autrice delude e non poco, in quanto “ricicla” perfettamente parte della trama del più celebre romanzo "La morte nel villaggio", pubblicato per la prima volta nel 1930. La raccolta "Tre topolini ciechi" esce nel 1950, ma non si può escludere che il racconto incriminato (quando c’è di mezzo la regina del giallo, perfino le sue stesse opere nascondono un mistero da svelare) sia stato redatto e magari anche diffuso anni prima. Quindi è difficile stabilire con assoluta certezza quale opera sia quella originaria, ma in ogni caso leggere una delle due inevitabilmente svela il finale dell’altra. Forse il racconto è solo una bozza del romanzo, che sviluppa gli eventi in modo ben più articolato e profondo, ma in tal caso la Christie non avrebbe dovuto consentirne la circolazione dopo l’uscita di "La morte nel villaggio". Se invece è il contrario e il romanzo è stato scritto per primo… Be’, perché mai “restringere” la vicenda di un romanzo per tirarne fuori un racconto che risulterà inevitabilmente più povero e riduttivo?
Un vero peccato che la raccolta, per il resto ben scritta e molto piacevole, si chiuda con questa nota stonata. Tutti possono cadere, in fondo, e per una volta inciampa anche Agatha Christie.

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Tre topolini ciechi 2016-04-15 05:46:52 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    15 Aprile, 2016
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Un gioco… L’assassino si diverte

Giocare all’assassino. Si può. E ci si diverte. Soprattutto se si pigliano gli indiziati (“Il signor Parravicini si truccava la faccia”), li si rinchiude in un ambiente sigillato (“Il telefono non dà nessun segnale”) e si impedisce che da lì possano uscire.
Se queste sono le premesse, ovvio, ci può scappare anche il morto. Ma tant’è. In fondo anche il secondo delitto (il primo è stato commesso a Londra) può aiutare a risolvere un enigma (“Erano tre ragazzini, vero?”) che ha tanto di colonna sonora (“La sigla musicale dell’assassino”) e un inquirente piombato nella camera chiusa nel bel mezzo di una bufera di neve: il vispo Sergente Trotter della squadra investigativa di Londra.

Nella raccolta figurano alcuni racconti brevi interpretati alternativamente da due vecchie conoscenze: Miss Marple ed Hercule Poirot.

Quest’ultimo è presente ne “L’appartamento al terzo piano”, (ove l’ometto baffuto fa luce su un delitto scoperto casualmente da un gruppo di ragazzi che hanno dimenticato le chiavi di casa: “Che ne direste del montacarichi per il carbone?”), in “A mezzanotte in punto” (un bambino viene rapito in modo rocambolesco e gli indiziati principali sono – manco a dirlo – i membri della servitù, su tutti l’immancabile maggiordomo: “Alla fine… li licenziai tutti in blocco, governante compresa”) e ne “La torta di more” (qui il puntiglioso Poirot indaga sulla morte apparentemente naturale di due anziani gemelli: “Stranamente, sono morti entrambi lo stesso giorno”).

Chiude la serie un racconto con il colonnello Melrose, “Gli investigatori dell’amore”: due amanti si autoaccusano e si scagionano, entrambi, dell’assassinio del povero… cornuto!
“Credo che al signor Quin interessino… gli innamorati. Arrossì nel dire quell’ultima parola che nessun inglese riesce a pronunciare senza imbarazzo.”
“Tutto questo sullo sfondo di Alerway, la Alderway che esisteva sin dai tempi di Enrico VII…”

Giudizio finale sui topolini ciechi: vittoriani (“Che magnifico periodo deve essere stata l’epoca vittoriana!”), musicati (“Una canzoncina abbastanza macabra… Ma ai bambini piacciono gli orrori”), aggraziati da freddure (“La signora Boyle, ad esempio, non mangia più”).

Bruno Elpis

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Tre topolini ciechi 2015-02-22 16:57:10 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    22 Febbraio, 2015
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Ciechi ohimè tutti e tre…

“Tre topolini ciechi” è una raccolta di racconti tra cui figura, ovviamente, anche quello che dà il nome a questo libro, e che probabilmente è anche la storia più interessante e intelligente. Il suddetto racconto non ha come protagonista uno dei due geniali investigatori partoriti dalla mente della Christie, Miss Marple ed Hercule Poirot, ma questi saranno presenti nei racconti successivi, escluso l’ultimo.
Che dire, la Christie era un vero e proprio fenomeno del giallo, con racconti diversificati e quasi mai banali, anche se talvolta ricorre a qualche espediente a cui ha già ricorso in altre opere, peccando un po’ di ripetitività. Lo dimostra anche questa raccolta, i suoi racconti sono piacevoli a leggersi e scritti egregiamente; i colpevoli sono sempre difficili da scovare e i moventi quasi impensabili per il lettore, ma non per Poirot e Marple. La Christie ha la straordinaria capacità di far credere, nel momento in cui la risoluzione di ogni caso è vicina, che la stessa sia oltremodo ovvia e dando un po’ l’illusione al lettore di eccellere in arguzia. “Lo sapevo!”, ho pensato spesso anch’io. Provate a prendere un racconto a caso che non avete ancora letto e a trarre delle conclusioni sostituendovi a Poirot o a Miss Marple, il risultato vi stupirebbe e il colpevole sarebbe quasi sempre il maggiordomo, anche se magari nel racconto questi non compare nemmeno.
Per quanto riguarda il primo racconto, “Tre topolini ciechi”, è di certo il più ispirato, con i personaggi più interessanti e meglio caratterizzati, con la storia più intricata e difficile da decifrare, condita anche da qualche buon colpo di scena.
Il mio plauso va alla regina del giallo ma, non me ne voglia, la mia lode andrà sempre al re, Arthur Conan Doyle e il suo geniale Sherlock Holmes.

“La gente ha troppe scuse per giustificare le proprie nevrosi."

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