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Abbiamo sempre vissuto nel castello
 
Abbiamo sempre vissuto nel castello 2020-09-08 08:46:57 lapis
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
lapis Opinione inserita da lapis    08 Settembre, 2020
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Follia travestita da normalità

“Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto vieni.
Fossi matta, sorellina, se ci vengo m'avveleni”.

Pietanze prelibate, fini tovaglie, porcellane decorate: le cene in casa Blackwood sono sempre state sontuose. Anche adesso, Constance ci tiene così tanto, cura personalmente l’orto, prepara barattoli e conserve, cucina torte e pasticci. Ma è stato proprio durante una cena cucinata da Constance, sei anni prima, che sono morti tutti. Zucchero all’arsenico. È una vera fortuna che Constance non usi mai lo zucchero, che Mary Katherine fosse stata mandata a letto senza cena, che zio Julian ne abbia usato poco. Sono gli unici sopravvissuti.

Per la giustizia non c’è stato un colpevole, ma in quella casa così placida e tranquilla, dove ogni giorno scorre nella ritualità di gesti sempre uguali, tra rose e marmellate, è passato il male; e forse vi serpeggia ancora. Oppure la cattiveria non si nasconde dentro, ma all’esterno di quelle mura, che proteggono la memoria e la colpa di chi è restato? Oltre il recinto, in quel paese di sguardi diffidenti, di filastrocche denigratorie, di meschine provocazioni. Oltre la porta, in quel cugino giunto all’improvviso in visita, con intenzioni ambigue.

La genialità di questo breve romanzo sta proprio nell’ambivalenza con cui viene contrapposto bene e male. Avvertiamo la presenza del male, come un sentore o un presagio, lo avvertiamo nell’esasperata solitudine di Constance, nelle stravaganti manie di Mary Katherine, nell’ossessione di Julian, eppure non riusciamo a definirne con precisione i contorni. Sappiamo che l’apparente normalità di casa Blackwood nasconde un pozzo nero, e dovremmo augurarci per tutti loro di riuscire a fuggire e ritrovare il mondo, invece pagina dopo pagina percepiamo sempre più il mondo esterno come una minaccia incombente, una morsa soffocante, un nemico da cui proteggersi. E ovunque si volga lo sguardo, si trova solo ordinaria follia.

Thriller psicologico, horror, mistery - nessuna definizione sembra calzare alla perfezione. Di certo, una lettura fulminante, che è un’impresa abbandonare, perché una volta preso in mano il filo di questa inquietante normalità, non si può fare a meno di seguirlo per scoprire dove ci condurrà.

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Commenti

8 risultati - visualizzati 1 - 8
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Bella presentazione, Manuela.
Indagare la normalità perso sia la cosa più interessante.
Un libro di cui si sente parlare. Cercherò notizie sull'autrice.
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FrancoAntonio
08 Settembre, 2020
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Shirley Jackson è stata l'ispiratrice di Stephen King che spesso ha preso spunto per i suoi romanzi da idee di questa scrittrice decisamente fuori dall'ordinario. Io ho letto solo l'antologia "La lotteria" ma mi è bastato per prendere le misure al genio di questa autrice. Penso che appena possibile cercherò di procurarmi pure questo romanzo che è ritenuto uno dei suoi capolavori.
Belmi
08 Settembre, 2020
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Manu mi hai davvero incuriosito!
Fede
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lapis
08 Settembre, 2020
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Grazie, Emilio. Shirley Jackson gioca tutto sulle atmosfere, generando sensazioni di inquietudine e ambiguità all'interno di situazioni apparentemente normalissime. Viene citata come horror, gotico, thriller psicologico... io ammetto di non essere riuscita a inquadrarla, e lo dico in termini positivi: l'ho trovata molto originale!
Ciao,
Manuela
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lapis
08 Settembre, 2020
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Ciao Franco Antonio. Ti dirò, de "La lotteria" avevo apprezzato molto il racconto che ne dà il titolo, un po' meno gli altri, in cui la narrazione sospesa lasciava davvero ampissimi margini all'interpretazione. Adesso mi sa che dovrò provare a leggere Stephen King allora... confesso, ho sempre avuto un certo timore ad avvicinarmi, anche se molte recensioni lette qui mi hanno tentato più volte!
Grazie per l'attenzione,
Manuela
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lapis
08 Settembre, 2020
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Ciao Fede. Sottilmente inquietante e sicuramente originale, io un tentativo te lo consiglio :)
Poi nel caso mi dirai!
Manu
siti
09 Settembre, 2020
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Non pensavo avesse questo spessore, mi hai fatto pensare a H. James che gradisco assai!
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lapis
09 Settembre, 2020
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H.James non l'ho mai letto e non sono quindi in grado di fare un paragone, lo immagino forse a un livello superiore. Però è una scrittura a mio parere valida e sicuramente originale nel creare atmosfere che giocano sul senso di inquietudine, una prova si può fare! :)
Grazie per l'attenzione, Laura.
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