Narrativa straniera Gialli, Thriller, Horror Abbiamo sempre vissuto nel castello
 

Abbiamo sempre vissuto nel castello Abbiamo sempre vissuto nel castello

Abbiamo sempre vissuto nel castello

Letteratura straniera

Editore

Casa editrice

"A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce"; con questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia.



Recensione Utenti

Guarda tutte le opinioni degli utenti

Opinioni inserite: 20

Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
4.5  (20)
Contenuto 
 
4.2  (20)
Piacevolezza 
 
4.3  (20)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Assegna un voto allo stile di questa opera
Contenuto*  
Assegna un voto al contenuto
Piacevolezza*  
Esprimi un giudizio finale: quale è il tuo grado di soddisfazione al termine della lettura?
Commenti*
Prima di scrivere una recensione ricorda che su QLibri:
- le opinioni devono essere argomentate ed esaustive;
- il testo non deve contenere abbreviazioni in stile sms o errori grammaticali;
- qualora siano presenti anticipazioni importanti sul finale, la recensione deve iniziare riportando l'avviso che il testo contiene spoiler;
- non inserire oltre 2 nuove recensioni al giorno.
Indicazioni utili
 sì
 no
 
Abbiamo sempre vissuto nel castello 2021-10-08 07:44:22 ALI77
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
ALI77 Opinione inserita da ALI77    08 Ottobre, 2021
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Una storia folle, agghiacciante, disturbante

Fin dalle prime pagine si respira un'atmosfera cupa e inquietante, l'autrice è stata molto brava a suscitare nel lettore un senso di smarrimento, di paura e di claustrofobia, non sapevo dove mi avrebbe portato questa storia.
La narratrice del libro è Mary Katherine Blackwood che vive assieme alla sorella Constance e allo zio Julian in una grande casa fuori dalla città di New England.
Mary e Constance seguono una serie di regole, alle sorelle non piacciono i cambiamenti, tutto doveva rimanere al proprio posto e non venire spostato. Costance, cucinava e badava a Julian, lo zio malato e passava molto tempo nel giardino e non usciva mai.
Mary, invece, andava in città solo per delle necessità due volte a settimana, andava a fare la spesa e in biblioteca, ma stava ben lontano dalle persone.

"Gli abitanti del paese ci hanno sempre odiato."(cit)

I Blackwood non usavano la posta, né avevano un telefono non amavano ricevere degli estranei, alcuni conoscenti andavano da loro a fargli visita ma sempre avvisando prima del loro arrivo.
Gli abitanti del paese hanno paura di questa famiglia, li temono e li tengono a distanza.
In questo storia c'era qualcosa di strano fin dal principio, con il passare delle pagine, veniamo a conoscenza che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood che vivevano assieme a Mary, Constance e Julian sono morti avvelenati.
L'arsenico è stato aggiunto allo zucchero, i tre personaggi del libro sono sopravvissuti perché Constance non lo mangiava, Julian ne prendeva sempre poco e Mary era nella sua camera in punizione.
Constance è stata accusata di essere la responsabile del tragico evento che ha portato alla morte, anni prima, di quattro membri della famiglia. Però la ragazza è stata assolta, ma da quel momento in poi ha paura di uscire di casa e rimane barricata nella sua proprietà.
Mary mostra dei segni evidenti di disturbi mentali, la sua follia è lucida per questo è agghiacciante e inquietante leggere questa storia attraverso i suoi occhi. Non ha rimorso, non ama il rumore, gli estranei e chiunque possa minacciare l'equilibrio della sua vita.

"Sui marciapiedi esitavo sempre, sentendomi esposta e vulnerabile mentre il traffico continuava a scorrere."(cit)

Il libro segue la quotidianità di questi tre personaggi fino a che l'arrivo del cugino Charles sconvolgerà le loro vite.
Ho apprezzato lo stile di scrittura dell'autrice, che ha reso l'ambientazione molto vivida, trasmettendoci un forte senso di inquietudine, è una lettura avvincente che mi abbastanza incuriosita.
I personaggi sono davvero particolari, non sapevo fino a che punto si volesse spingere l'autrice, ma si intuisce fin dall'inizio cosa è davvero accaduto agli altri membri della famiglia, quindi questo ha un po' smorzato l' entusiasmo nei confronti di questa lettura.
E' una storia diversa dalle solite, mi sono fatta una serie di domande a cui durante la lettura non ho ricevuto risposta, nonostante il libro sia scorrevole, ci sono dei punti dove il climax non era così alto.
Detto questo però l'autrice rende bene attraverso le sue parole l'atmosfera e il modo di vivere delle due sorelle, folle, agghiacciante, disturbante e credo sia questa la forza del libro più che la trama che ho trovato semplice.
Lo consiglio, ma leggetelo senza alcuna aspettativa altrimenti ne rimarrete delusi, perché molti ne hanno parlato bene ma in fondo la storia è più semplice di quello che potete immaginare.



Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
60
Segnala questa recensione ad un moderatore
Abbiamo sempre vissuto nel castello 2021-05-15 13:07:03 FrancoAntonio
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
3.0
FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    15 Mag, 2021
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

L'orrore della quotidianità

È possibile che l’orrore e il terrore riescano a sostanziarsi nel pacato susseguirsi di ordinari gesti quotidiani? L’angoscia e l’opprimente peso dell’esistenza possono mimetizzarsi nel noioso tran tran di ogni giorno, di ogni settimana ognuno inevitabilmente uguale ai precedenti? Per Shirley Jackson sì.
L’A. riesce a calare i suoi lettori in un’atmosfera melmosa e pervasiva che penetra nei pori e sembra impossibile da lavare via; un’atmosfera che lascia un malsano sentore di minaccia, un brivido cupo sottopelle che non ci abbandona neppure una volta che si sono chiuse le pagine che lo contengono.
Eppure la vita di Mary Katherine Blackwood (detta Merricat), appare trascorre lieta nella sua grigia monotonia. Assieme alla sorella maggiore Constance, allo zio Julian, invalido e un po’ “suonato”, e al gatto Jonas occupano la sontuosa residenza Blackwood; la grande tenuta consente loro di vivere agiatamente, con tutto il necessario a loro portata, riducendo al minimo i contatti con il mondo esterno e solo per procurarsi i pochi alimentari che il loro orto non produce e per il continuo rifornimento degli onnipresenti libri.
Constance è buona e servizievole con loro: li accudisce e vezzeggia con amore. Accetta serenamente anche le loro stramberie. Eppure, nonostante la sentenza di assoluzione, tutto il paese è convinto che sia stata proprio lei l’assassina che avvelenò la sua famiglia, quella che aggiunse l’arsenico nello zucchero per i mirtilli, quella che causò la morte tra atroci dolori dei genitori, del fratellino, della zia Dorothy e rese invalido Julian. Ma ora tutto fila liscio a casa Blackwood, anche se ogni tanto Merricat è costretta a scendere in paese per qualche provvista e così rischia di dover subire le cattiverie degli abitanti; nulla è fuori posto, superato il cancello che separa il grande parco dal resto del mondo. A casa, tutto va bene, tutto è in pace, almeno sino all’esiziale cambiamento causato da Charles, cugino delle ragazze, piombato improvvisamente e in modo totalmente indesiderato nelle loro esistenze. Merricat ha fatto ogni magia possibile per evitare questo increscioso evento, ma, ora che lui si è installato nella villa, una nuova plumbea tragedia si precipiterà sulla loro esistenza in un climax lungamente annunciato. A quel punto non si comprenderà più da che parte staranno i mostri e da quale le vittime. Il mesto dolore si fonderà col terrore, l’ira con la follia, la mesta rassegnazione con i tormentosi sensi di colpa in un purgatorio continuo che appare troppo simile a un inferno in terra.

La fama di Shirley Jackson, quale maestra del thriller, non è certo immeritata, ed è dovuta in gran parte a questo breve romanzo, nel quale un’aura angosciosa striscia in ogni pagina, anche in quelle apparentemente più innocue. La cosa singolare è che il subdolo raccapriccio che ci pervade discende da una verità che si comprende ben presto, anche se mai viene affermata in modo apertamente esplicito. Eppure, se non è troppo difficile immaginare cosa sia effettivamente accaduto a casa Blackwood, si oscillerà continuamente tra la repulsione per il fatto di sangue di sei anni prima e l’odio e la repulsione per ciò che ne è derivato come conseguenza dopo. Quando, poi, saranno chiari i ruoli reciproci la cappa calerà ancor più opprimente e soffocante.
La conclusione, sapientemente soffusa e indefinita, come avvolta in una caligine senza tempo, ci lascia a un tempo insoddisfatti e ulteriormente angosciati con un malessere che mette i brividi.
Proprio per tale motivo, se da un lato non posso non riconoscere a questo romanzo le caratteristiche di capolavoro del suo genere, dall’altro non riesco neppure a ricavarne una profonda piacevolezza. Troppe sono le sensazioni che suscita, tutte negative e demoralizzanti. Odio, rabbia, sgomento, depressione, disprezzo, avversione, sgomento, afflitta empatia, nessuno di questi fa rima con piacere, ma tutti confluiscono a inspessire i muri della plumbea prigione delle sorelle Blackwood che noi siamo chiamati a condividere.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
100
Segnala questa recensione ad un moderatore
Abbiamo sempre vissuto nel castello 2021-01-18 14:19:54 DanySanny
Voto medio 
 
3.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
DanySanny Opinione inserita da DanySanny    18 Gennaio, 2021
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Come una creme brulèe

Non potevo esimermi dalla lettura di questo che è diventato a suo modo il QLibro della fine del 2020, specialmente perché frutto della penna di Shirley Jackson, con il suo tratto mai sbavato, con la sua eccentrica visione del mondo, con l’atmosfera di magia dolciastra e la sua sottilissima, pervadente inquietudine. Dopo aver letto alcuni dei suoi racconti e quella bella raccolta di testi a carattere vario che è “Paranoia”, posso finalmente dire che di Shirley Jackson preferisco il mondo interiore alla prosa. Nella misura lunga del romanzo, infatti, trovo che i suoi pregi si facciano sì evidenti, ma che anche i suoi difetti (o quelli che almeno a me sembrano tali) si acuiscano. L’autrice ha un istinto narrativo sorprendente, una grazia compositiva di sofisticato garbo, una capacità invidiabile di dosare al punto giusto ogni ingrediente e anche un piacevole senso del ritmo e del suono; anzi questo romanzo risulta godibile per la scelta di affidare la narrazione a un personaggio inaffidabile, elemento chiave per creare anche nel lettore una sorta di asincronia tra quello che effettivamente accade e come questo viene invece raccontato (come accade nel famoso “Giro di vite” di James). In questa crepa si insinua l’inquietudine che serpeggia nel libro, la stessa che alla fine lascia tra il commosso e il turbato, indecisi su dove volgere la propria compassione, disgustati dalla violenza degli uomini, ma anche traditi da chi credevamo amici.
Cosa è che allora non mi convince di questo romanzo? Il fatto che, come nei racconti, il testo resta quasi in sospeso, in una conclusione tanto sfumata da apparire incompiuta, quasi debole e zoppo sulla conclusione. Se nella dimensione breve del racconto questo silenzio finale è più accettabile, qui invece risulta in una punta di insoddisfazione. Per tornare alla metafora culinaria che tanto spesso associo alla Jackson, è come mangiare una perfetta, equilibrata e buonissima creme brulèe: deliziosa certo, ma sempre monca di quello strato croccante sul fondo che la renderebbe finalmente compiuta.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
170
Segnala questa recensione ad un moderatore
Abbiamo sempre vissuto nel castello 2021-01-11 13:21:13 andrea70
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
andrea70 Opinione inserita da andrea70    11 Gennaio, 2021
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Inquietante e malinconico

Le due sorelle Constance e Mary Katherine Blackwood vivono in una isolata dimora di campagna insieme allo zio paterno Julian rimasto invalido in seguito ad un "incidente" avvenuto 6 anni prima quando tutti gli altri membri della famiglia morirono avvelenati durante un pranzo di famiglia.
La più giovane delle sorelle Mary detta Merrycat si reca in paese a fare compere e viene dileggiata dai paesani e additata come stramba e certi suoi discorsi e pensieri fanno sorgere il sospetto che nella sua testa ci sia qualche "spiffero", la sorella maggiore si occupa della casa, dai lavori domestici alla cucina mentre lo zio Julian dalla sua sedia a rotelle alterna momenti di lucidità a vaneggiamenti e intanto scrive la storia della famiglia e di quanto accadde in quel famigerato giorno in cui molti perirono e lui si salvò miracolosamente rimanendo però invalido per gli effetti del veleno.
Scopriremo che ad essere sospettata dei delitti , ma senza mai essere ritenuta colpevole, fu Constance non a caso in paese si canticchiano inquietanti filastrocche :
"Merricat, disse Constance, tè e biscotti, presto vieni”
“Fossi matta, sorellina, se ci vengo m’avveleni”.
“Merricat, disse Connie, non è ora di dormire? In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire”.
Nonostante le malevole insinuazioni dei paesani , il dileggio costante e i pettegolezzi la vita a Blackwood Manor va avanti senza particolari sussulti in un microcosmo di affetti familiari fuori dal tempo e dal mondo esterno con cui gli unici contatti , a parte le spedizioni in paese per le compere sono le abitudinarie e superficiali visite di cortesia che ricevono da una vicina più interessata a curiosare che alla sorte delle fanciulle.
A rompere gli equilibri arriva all'improvviso un estraneo o quasi , il cugino Charles, uno sfaccendato impiccione che porta scompiglio nella regolare monotonia della casa.
Non ci vorrà molto a capire che Charles punta al patrimonio delle cugine al di là dei proclami di volersi prendere cura di loro, si installa in casa loro e ci vive come se fosse sempre stata casa sua, approfittando dell'ospitalità di Constance della quale pare anche vagamente invaghito.
Fin da subito tra lui e Mary scocca una reciproca antipatia, la giovane immagina vari modi per liberarsi della sua ingombrante presenza , si scoprono altri strani comportamenti della giovane e qui si rafforza la convinzione che sia mentalmente instabile ma il modo lieve con cui viene argomentata la follia e alcuni passaggi inducono il lettore a domandarsi chi sia davvero pazzo o se lo siano tutti.
In mezzo a tutto Constance sembra essere la custode di Mary, la asseconda in certe farneticazioni, finge di non sentire o non vedere alcune cose come a proteggerla amorevolmente dalla durezza della realtà.
In seguito ad uno dei comportamenti folli di Mary la situazione precipita e abbiamo coinvolto tutto il paese in quella che diventa per qualche ora una piccola caccia alle streghe che si trasforma in breve tempo in rimorso da parte dei persecutori.
Il finale è a dir poco inquietante e malinconico e svela tutto relativamente agli eventi di quel giorno in cui gran parte della famiglia Blackwood venne sterminata.
Non aspettatevi un horror a tinte forti , non è così e non ci sono particolari colpi di scena, la bellezza del romanzo sta nelle atmosfere, nelle cose lasciate intuire e nell'inquietudine che aleggia per tutto il racconto.
Una bellissima storia di amore fraterno e follia.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
130
Segnala questa recensione ad un moderatore
Abbiamo sempre vissuto nel castello 2020-11-30 08:47:25 Andre
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Andre Opinione inserita da Andre    30 Novembre, 2020
Top 1000 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Inquietante ma con classe

Edito nel 1962 e pubblicato per la prima volta in Italia solo nel 1990 (con il titolo “Così dolce, così innocente”), “Abbiamo sempre vissuto nel castello” è uno dei più noti romanzi di Shirley Jackson, nonché il suo ultimo lavoro finito.


Ambientato in un tranquillo villaggio, “Abbiamo sempre vissuto nel castello” racconta la vita realmente tranquilla di Mary “Merricat” Katherine Blackwood, della sorella Constance e dell’anziano zio Julian. Il tempo sembra scorrere sereno e tranquillo tra il lavoro nell’orto ed i manicaretti sapientemente preparati da Constance, se non fosse per un unico “piccolo” neo che corrode l’atmosfera della famiglia Blackwood: tutti gli altri membri della famiglia sono morti avvelenati, durante un pranzo, sei anni prima.


Una vita vissuta in maniera difficoltosa ha contribuito positivamente sulla scrittura di Shirley Jackson. Maltrattata continuamente dalla madre e tradita costantemente dal marito, Shirley Jackson ha saputo comunque far tesoro della sua dote di scrittrice. L’aria che si respira in questo psycho-thriller mi ricorda un po’ quella del film “Serial Mom” (in italiano: “La signora Ammazzatutti”) e delle vicende della protagonista, la superba Kathleen Turner.

“Abbiamo sempre vissuto nel castello” è un romanzo sottile, che grazie al minuzioso metodo della Jackson riesce a suscitare emozioni scompigliate e torbide pur mantenendo toni pacati e quindi ancor più disturbanti.

Così come per “La signora Ammazzatutti”, insospettabile killer protetta dalle mura domestiche nel suo ruolo di madre premurosa e vicina dolce e disponibile, così per le sorelle Blackwood la casa diventa un riparo dal mondo esterno, da quegli abitanti del villaggio che costantemente le giudica responsabili dell’omicidio di –sic- tutta la famiglia.

Con l’arrivo del cugino Charles, però, persino la casa diventa un luogo vulnerabile e pericoloso. Entrato nella vita delle cugine e dello zio, Charles metterà a repentaglio la sicurezza delle sorelle fino ad un tragico epilogo.
“A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce”: questa è la dedica di uno dei più grandi fan della Jackson, ossia Stephen King (dedica apparsa ne “L’incendiaria”). Ed è proprio così.

Shirley Jackson riesce ad inquietare senza sporcare il pavimento, riesce a suscitare turbamenti grazie ad una quiete insita nelle sue parole e nelle sue ambientazioni.

Un romanzo che consiglio a tutti.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
150
Segnala questa recensione ad un moderatore
Abbiamo sempre vissuto nel castello 2020-10-04 19:02:46 Mario Inisi
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    04 Ottobre, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Sono così felice!

Il libro è molto originale, la storia del rapporto magico tra uno zio anziano e le nipoti: Constance accusata di aver pianificato l'omicidio del resto della famiglia e la sua sorellina Mary Catherine, Merricat che come dice il soprannome è sempre in compagnia del gatto Jonas. Il libro è molto bello, il rapporto tra i tre, quattro contando il gatto, fatto di tenerezza e attenzioni non è ben compreso nè dagli amici nè dal resto della gretta comunità. Il male si annida non dentro le mura domestiche ma fuori, come si vede nelle uscite in paese di Merricat o nella scena dell'incendio. In effetti l'unico posto dove si vive bene è la luna, che assomiglia parecchio alla cucina delle sorelle. Carinissima la storia d'amore con il cugino Charles, degna di dare il nome al viale degli innamorati, Il libro sprizza ironia, intelligenza e fantasia. L'autrice è stata una gran bella scoperta.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
190
Segnala questa recensione ad un moderatore
Abbiamo sempre vissuto nel castello 2020-09-17 13:08:51 Molly Bloom
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Molly Bloom Opinione inserita da Molly Bloom    17 Settembre, 2020
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Metterò la morte nel loro cibo e li guarderò morir

Una ragazzina che sogna un cavallo alato che la porterà sulla Luna, dove la sorella pianterà il suo orticello e dove avranno la loro casetta al riparo di tutti i mali. Una ragazzina che viene fischiata e bullizzata dagli abitanti del paese e che per sopportare la tortura di andare a fare le commissioni si deve inventare dei giochi immaginari. Fragile, indifesa, timida, che muove velocemente i piedini per essere presto di ritorno a casa. Ogni tanto canticchia e per la maggior parte del tempo si immagina un mondo fantastico in cui essere felice. Che tenera immagine, vero? La stessa ragazzina però è appassionata di Riccardo cuor di leone e di un fungo velenoso. Sogna ad occhi aperti che le persone che incontra cadano morte stecchite a terra e che lei calpesti i loro cadaveri e non lesina maldicenze di ogni genere a qualsiasi essere estraneo:

"Si bruceranno la lingua, pensai, come se mangiassero fuoco. Ogni volta che quelle parole gli usciranno di bocca sentiranno le fiamme in gola, e nella pancia un tormento più rovente di mille incendi."

Una ragazzina che inizialmente sembra essere la vittima di tutti, persino di sua sorella che viene descritta con tinte ambigue, tant'è che il lettore proverà subito pena per lei e si schiererà dalla sua parte. Ma l'empatia è breve, seppur il personaggio non risulti del tutto antipatico in quanto presenta un ovvio quadro clinico patologico essendo affetta da disturbi ossessivi compulsivi, è chiaramente una ragazza bisognosa di aiuto ma è anche la fonte di parecchi mali. Il male è insito però nella maggior parte dei personaggi anche se, alcuni cercano di redimere. 

Due ragazze, un gatto e un castello andato in rovina, sembra quasi una favola e a modo suo lo è perché il finale è decisamente "e vissero felici e contenti", tant'è che le parole finali sono "siamo cosi' felici", ma se fosse una sana e oggettiva felicità sarebbe per l'appunto una favola e non un racconto inquietante che in realtà è. Lo stile dell'autrice è pulitissimo e curato nei minimi particolari, dai dialoghi alle descrizioni che sono sempre ben calibrate con luci e ombre e nonostante descrive una realtà verosimile e quindi senza fare appello a zombie, fantasmi o pareti insanguinate, riesce a far serpeggiare un filo di terrore durante tutta la narrazione. Si ha terrore non del paranormale ma della gente, della persona a te cara, di una timida ragazzina indifesa. Non esiste alcun male che sia superiore alla realtà e Shirley Jackson descrive proprio questo orrore terreno. Ho molto apprezzato anche l'atmosfera gotica che l'autrice crea e anche il fatto che i fatti vengono chiariti lasciando poco spazio al dubbio nel lettore, confonde e gioca con le idee ma verso la fine i nodi vengono al pettine. E' stata la prima volta che ho letto qualcosa di Shirley Jackson e sicuramente leggerò altro. Trovo la sua scrittura molto raffinata, appagante e stimolante.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
140
Segnala questa recensione ad un moderatore
Abbiamo sempre vissuto nel castello 2020-09-15 17:22:23 Tomoko
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Tomoko Opinione inserita da Tomoko    15 Settembre, 2020
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Inquietudine

È proprio vero, Shirley Jackson non ha proprio bisogno di alzare la voce.
Il libro trasmette costantemente inquietudine che non viene mai incorniciata bene come se fosse un fiume che straripa dai margini.
Chi è la famiglia abitudinaria che vive nel castello? La famiglia Blackwood, travolta da un “tragico incidente” dove pare che una delle due sorelle abbia avvelenato l’intera famiglia.
Gli unici sopravvissuti sono Mary Katherine, lo zio Julian e Constance, appunto, l’autrice degli assassini.
Ma perché quando maryKat va a fare la spesa viene assalita da sguardi truci e parole pesanti?
Chi è il male? Gli abitanti del paese o questi inquietanti personaggi che vivono nel castello?
La routine dei Blackwood viene a mancare al momento dell’arrivo di un personaggio che cercherà di abitare nel castello con loro. In un susseguirsi di scene inaspettate, “abbiamo sempre vissuto nel castello” destabilizzerà anche ogni certezza del lettore che finirà questo libro!

Trovi utile questa opinione? 
120
Segnala questa recensione ad un moderatore
Abbiamo sempre vissuto nel castello 2020-09-08 08:46:57 lapis
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
lapis Opinione inserita da lapis    08 Settembre, 2020
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Follia travestita da normalità

“Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto vieni.
Fossi matta, sorellina, se ci vengo m'avveleni”.

Pietanze prelibate, fini tovaglie, porcellane decorate: le cene in casa Blackwood sono sempre state sontuose. Anche adesso, Constance ci tiene così tanto, cura personalmente l’orto, prepara barattoli e conserve, cucina torte e pasticci. Ma è stato proprio durante una cena cucinata da Constance, sei anni prima, che sono morti tutti. Zucchero all’arsenico. È una vera fortuna che Constance non usi mai lo zucchero, che Mary Katherine fosse stata mandata a letto senza cena, che zio Julian ne abbia usato poco. Sono gli unici sopravvissuti.

Per la giustizia non c’è stato un colpevole, ma in quella casa così placida e tranquilla, dove ogni giorno scorre nella ritualità di gesti sempre uguali, tra rose e marmellate, è passato il male; e forse vi serpeggia ancora. Oppure la cattiveria non si nasconde dentro, ma all’esterno di quelle mura, che proteggono la memoria e la colpa di chi è restato? Oltre il recinto, in quel paese di sguardi diffidenti, di filastrocche denigratorie, di meschine provocazioni. Oltre la porta, in quel cugino giunto all’improvviso in visita, con intenzioni ambigue.

La genialità di questo breve romanzo sta proprio nell’ambivalenza con cui viene contrapposto bene e male. Avvertiamo la presenza del male, come un sentore o un presagio, lo avvertiamo nell’esasperata solitudine di Constance, nelle stravaganti manie di Mary Katherine, nell’ossessione di Julian, eppure non riusciamo a definirne con precisione i contorni. Sappiamo che l’apparente normalità di casa Blackwood nasconde un pozzo nero, e dovremmo augurarci per tutti loro di riuscire a fuggire e ritrovare il mondo, invece pagina dopo pagina percepiamo sempre più il mondo esterno come una minaccia incombente, una morsa soffocante, un nemico da cui proteggersi. E ovunque si volga lo sguardo, si trova solo ordinaria follia.

Thriller psicologico, horror, mistery - nessuna definizione sembra calzare alla perfezione. Di certo, una lettura fulminante, che è un’impresa abbandonare, perché una volta preso in mano il filo di questa inquietante normalità, non si può fare a meno di seguirlo per scoprire dove ci condurrà.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
230
Segnala questa recensione ad un moderatore
Abbiamo sempre vissuto nel castello 2020-01-25 18:16:47 ferrucciodemagistris
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
ferrucciodemagistris Opinione inserita da ferrucciodemagistris    25 Gennaio, 2020
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Grottesco

Chi sono i Blackwood? Un'antica e ricca famiglia di tradizione aristocratica che ha sempre vissuto in una dimensione superiore rispetto agli abitanti della cittadina dove sorge la loro ambiziosa e ridondante dimora che ha tutte le caratteristiche di un piccolo castello con tanto di cantine, due piani, soffitta e giardino con orto, il tutto contornato da un'ampia distesa boschiva che ha come confini un cancello robusto e una protezione di una recinzione che traccia un confine sia reale che immaginario sul resto della popolazione.

All'epoca della narrazione vivono nella maestosa, ma allo stesso tempo grottesca, residenza le due sorelle Blackwood, Constance e Mary Katherin, e lo zio Julian, invalido in sedie a rotelle. L'ambiente descritto è sempre stato motivo d'invidia provocando sentimenti di odio verso i Blackwood, in particolar modo dopo un accadimento che ha avuto luogo sei anni prima nel castello e ha provocato la morte violenta di gran parte della famiglia di origine. Sta di fatto che la vita condotta dalle sorelle, in maniera precipua dalla più piccola Mary Katherine (Merrycat), è segnata da una routine di scadenze con ruoli precisi e attività al limite del parossismo; le vicissitudini che continuano nel tempo presente, con alcuni flash nel passato, sono angoscianti a causa del totale distacco dalle relazioni sociali con gli altri abitanti che inducono i residenti del castello a una vita di reclusione sempre più chiusa in un loro ipotetico mondo che trasforma la realtà in una spirale avvolgente le loro esistenze in una dimensione parallela fatta di allucinazioni, riti assurdi e scrupolosa puntualità delle attività giornaliere.

Nonostante l'apparente stranezza della loro esistenza, tutto procede normalmente secondo le abitudini delle sorelle che accudiscono lo zio invalido e le stesse si sentono felici; la routine viene intaccata e, di conseguenza, sconvolta dall'arrivo di una persona che cercherà, in maniera invadente, di capire cosa è accaduto qualche tempo prima e inoltre trama al fine di impossessarsi della probabile ricchezza nascosta chissà dove; si creano, quindi, delle condizioni di forte instabilità emotiva che rendono il romanzo pieno di colpi di scena fino a un finale inaspettato secondo la tradizione dei migliori gialli/horror.

Il finale, appunto, lascia al lettore un dilemma circa l'eventuale protrarsi narrativo; cosa potrà ancora succedere? Le cose e le vicissitudini cambieranno? Chissà! Ognuno trarrà le proprie conclusioni.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
160
Segnala questa recensione ad un moderatore
 
Guarda tutte le opinioni degli utenti
 

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

Gelosia
Valutazione Utenti
 
3.0 (1)
Su un letto di fiori
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
La mia vita con i gatti
Valutazione Utenti
 
3.8 (1)
Tre
Tre
Valutazione Utenti
 
3.4 (2)
L'arresto
Valutazione Utenti
 
2.0 (1)
I sette killer dello Shinkansen
Valutazione Utenti
 
3.0 (1)
Vecchie conoscenze
Valutazione Utenti
 
4.5 (3)
La stagione dei ragni
Valutazione Utenti
 
4.3 (2)
Il pozzo della discordia
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Le vite nascoste dei colori
Valutazione Utenti
 
3.8 (1)
Figlia della cenere
Valutazione Utenti
 
3.8 (3)
Un bello scherzo
Valutazione Utenti
 
4.0 (2)

Altri contenuti interessanti su QLibri