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Come Dio comanda
 
Come Dio comanda 2013-07-21 16:42:58 giuse 1754
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giuse 1754 Opinione inserita da giuse 1754    21 Luglio, 2013
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Forse Dio comanda

Una squallida cittadina di provincia , nell’ inospitale e fredda pianura invernale, è l’habitat dove tre disperati, senza soldi e senza speranza, cercano di cambiare il corso della loro esistenza progettando un colpo al bancomat.
L’improbabile trio è il riferimento affettivo di Cristiano Zena, un adolescente combattuto tra l’amore e la fedeltà ai parametri culturali del padre, nazista e alcoolizzato, e il desiderio di omologarsi ai coetanei, di possedere un telefonino e la moto.
L’educazione che Rino Zena gli impartisce è orientata alla sopraffazione sui più deboli, alla supremazia fisica da superuomini. Ma suo padre rappresenta anche un porto sicuro dove rifugiarsi, dove trovare amore incondizionato.
Il libro ci serve subito l’iniziazione di Cristiano che deve sparare un colpo di pistola a un cane, colpevole di aver disturbato la loro quiete nella silente piana innevata.
Prosegue con le disavventure di Quattro Formaggi, di Danilo e di Rino Zena alle prese con la mancanza di lavoro e l’emarginazione sociale.
La notte che dovrebbe segnare la svolta, quella del colpo al bancomat, sarà invece il tragico epilogo delle vite del trio e di quella di Fabiana Ponticelli, la bellissima ragazza che Cristiano deve limitarsi a desiderare da lontano.
Quella notte da lupi sarà sconvolta dalla tempesta e dal fango, dall’acqua e dalla violenza.
La moralità sembra non essere un valore, eppure tutti i protagonisti invocano Dio.
Quattro Formaggi crede addirittura di seguirne le indicazioni quando rincorre e violenta Fabiana, Danilo vive come un miracolo del Signore il ritrovamento delle chiavi che gli serviranno per lanciare l’auto contro la banca.
Anche Giuseppe, l’assistente sociale che ha in consegna il destino familiare degli Zena, fa voto a Dio affinché “resusciti” un uomo che ha investito, di ritorno dall’incontro amoroso con la moglie del suo migliore amico.
E Dio sembra esaudire tutti questi strani desideri, eppure si ha la sensazione che sia il Grande Assente, un contenitore assolutamente vuoto di valori che viene riempito secondo chi lo usa dai desideri più biechi.
Dopo disavventure anche divertenti, descritte realisticamente da una prosa a volte anche molto cruda ed esplicita, che mi ha ricordato Bukowski, resta solo l’amarezza di vite segnate, di destini già tracciati che niente può cambiare.
Ammanniti (Roma, 1966), che ha vinto il premio Strega nel 2007 proprio con questo libro, ha la capacità di incatenarci al racconto capitolo dopo capitolo. Ci spinge a tifare per Cristiano, a rincorrere la speranza che il padre Rino riemerga dal coma per continuare quella squallida esistenza fatta di frigo vuoti, di sporco e di disordine, ma piena di quell’amore reciproco che porta entrambi a superare i propri limiti per proteggere l’altro.

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