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Il bordo vertiginoso delle cose
 
Il bordo vertiginoso delle cose 2014-01-07 11:08:40 manuela margilio
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
manuela margilio Opinione inserita da manuela margilio    07 Gennaio, 2014
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UN VIAGGIO NEL PASSATO

Gianrico Carofiglio torna in libreria con un nuovo romanzo edito da Rizzoli, il bordo vertiginoso delle cose il cui titolo è preso in prestito da un verso di Robert Browing; si tratta di una storia di formazione alla vita, densa di nostalgia dove la malinconia e l’amarezza sono palpabili e fanno da sfondo a tutto il romanzo. Dal raccordo emerge chiaramente la consapevolezza che l’essere umano è solito camminare sul bordo, sul filo delle cose, cercando di non cadere e sempre alla ricerca di un equilibrio difficile e precario. Tuttavia guardando indietro, ci troviamo spesso ad accorgerci di quanto abbiamo perso; con la smania di mantenere questo equilibrio abbiamo finito per far si che la vita ci passasse accanto e ce ne rendiamo conto quando ormai è troppo tardi.
E’ quanto succede ad Enrico Vallesi, scrittore in crisi, mentre beve il caffè in un bar nel centro di Firenze come ogni mattina. Sfogliando distrattamente il giornale si imbatte in una notizia di cronaca: durante un conflitto a fuoco con i carabinieri, è rimasto ucciso un rapinatore, da poco uscito di galera; il nome della vittima è proprio Salvatore Scarrone, compagno di scuola ai tempi del liceo.
In un attimo l’articolo lo riporta con la mente alla fine degli anni Settanta e al periodo della sua adolescenza quando frequentava il Ginnasio Quinto Orazio Flacco. Ai tempi Enrico era un ragazzo timido e introverso che sperava di diventare uno scrittore di talento. Lo vediamo così intraprendere un viaggio per Bari, città dove ha trascorso la propria giovinezza prima di iniziare gli studi universitari; un viaggio di ritorno verso il proprio passato forse rinviato troppo a lungo, verso i luoghi della propria adolescenza. Al racconto del suo ritorno nella città dalla quale era partito si alternano i ricordi di Enrico, dell’amore perduto per la professoressa di filosofia e dell’amicizia tradita per Salvatore il ragazzo ripetente che lo aveva avvicinato alla violenza e alla criminalità.
Un viaggio lungo la memoria, per dare una risposta ai propri tormenti di adolescente quando si era trovato ad affrontare il mondo, i sentimenti, la politica, la violenza e le proprie passioni.
“Non ero mai stato un adolescente felice – qualcuno lo è?”
Ritornare a casa dal fratello e ripercorrere luoghi familiari consentiranno al protagonista di capire ciò che si era lasciato alle spalle e come oggi è diventata la propria vita, quella vita che ha portato al fallimento dopo il successo, quella vita che non è stata pienamente vissuta.
“…e adesso è tardi per tutta questa vita che ti è passata accanto e che non sei stato capace di vivere perché volevi soltanto raccontarla, e non sei stato capace di fare neanche quello.”
Nelle vie di Bari Enrico ritrova persone, passioni, luoghi ormai smarriti negli angoli della sua memoria e il lettore lo segue con piacere, interessato a questo percorso alla ricerca di se stesso.
Con riferimenti filosofici e citazioni di scrittori quali Fitzgerald, Dostoevskij, Pavese, Hemingway, Conrad e altri, Gianrico Carofiglio ci offre una lettura istruttiva. Con uno stile lineare e un linguaggio semplice è in grado di emozionare il lettore, dando profondità estrema ai propri personaggi.

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