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Fai bei sogni
 
Fai bei sogni 2014-05-09 11:30:55 MALIKA
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MALIKA Opinione inserita da MALIKA    09 Mag, 2014
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ADESSO BASTA!

Dopo Gramellini, D’Avenia, Avallone…l’Italia ha bisogno di Scrittori!
Ho atteso che FAI BEI SOGNI fosse disponibile in biblioteca spinta dall’entusiasmo che ha suscitato il successo del romanzo e l’ho letto in due giorni girando le pagine annoiata, delusa e arrabbiata.
Annoiata perché la storia in sé non mi ha presa, nonostante il tema sia interessante e impegnativo. In effetti una trama vera e proprio non me l’aspettavo perché sapevo già che si trattava dell’autobiografia del giornalista impregnata del dolore che si è trascinato dietro negli anni per la morte prematura della madre.
Delusa principalmente per lo stesso motivo, ma non solo. L’importanza del soggetto pretendeva un’analisi introspettiva profonda che lasciasse trasparire ad ogni pagina il peso di una mancanza che condiziona una vita intera, invece mi sembra che la trattazione sia estremamente superficiale basata su uno stile arido che lascia la gola secca, imperniato di frasi brevi da cui spunta fuori l’unico aspetto che ho apprezzato: una delicata ironia. Anche il punto di vista è sospeso tra l’autore bambino e l’autore adulto senza mai appartenere veramente all’uno o all’altro perché è impensabile che un bambino di nove anni sia in grado di riflettere con l’ironia che caratterizza gli adulti (neanche tutti del resto) e in fondo penso che un autore non debba mai perdere credibilità di fronte al lettore. L’autore ha cercato di immedesimarsi nel suo Io bambino senza riuscirci a pieno e senza coinvolgere il lettore (almeno me). Dialoghi stereotipati e inconcludenti che danno l’impressione di voler trasmettere delle massime che in fondo sono solo frasi estrapolate dai libri.
ARRABBIATA, e molto anche, non tanto per il successo che il romanzo ha riscosso – in fondo ormai si sa che anche la cultura è schiava del business e dell’interesse dei grandi – quanto dal fatto che ci siano persone che si sono commosse di fronte ad una storia che non trasmette ciò che si era prefissa; in fondo in fondo, arrabbiata soprattutto perché negli ultimi tempi sembra che la gente si entusiasmi per un Gramellini, un D’Avenia, una Avallone che impastano i libri di storie comuni, personaggi stereotipati e superficialità su temi troppo importanti per essere liquidati in tutta fretta. Lo so, sono troppo polemica, lo sono sempre stata, ma non sopporto vedere la letteratura italiana calpestata in questo modo. Dove sono finite le descrizioni dettagliate che ti lasciano entrare in luoghi inaspettati, lo scavo nell’animo umano che ti lascia quasi senza fiato, dove sono le cose non dette che ti riempiono il cuore di lacrime nascoste? Perché tutto questo lo trovo sempre in autori stranieri se l’Italia è la patria di santi, navigatori e…(forse ancora) poeti? Probabilmente siamo troppo accecati dall’era di Internet, della fretta e del tutto subito per riuscire a goderci davvero qualcosa di più impegnativo.
Spero comunque di essere bombardata per una critica tanto pungente da persone che sappiano invece difendere scrittori italiani contemporanei meritevoli e che probabilmente io non conosco ancora.
Infine, un interrogativo che spero possa essere screditato: se Gramellini non fosse il giornalista che è, ma un semplice esordiente ignoto, il romanzo avrebbe avuto lo stesso successo?

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Commenti

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Condivido sostanzialmente il tuo commento. Con tutta la simpatia per il noto giornalista, questa non è letteratura!
Mi associo: "L'Italia ha bisogno di Scrittori".
A me, invece, è piaciuto molto. Nella sua semplicità ho trovato umanità, è riuscito a suscitare emozioni.
Tra gli scrittori contemporanei italiani mi vengono in mente Mazzantini, Camilleri, Ammaniti, Fallaci. Ce ne sono sicuramente anche altri, ma tra questi non includerei certo Gramellini, Volo e simili.
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MALIKA
10 Mag, 2014
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Sono sicura che abbia emozionato molti, ma credo che ci siano molti altri autori ben più validi ed "emozionanti" che riscuotono meno successo.
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MALIKA
10 Mag, 2014
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Sicuramente quelli che hai evidenziato tu sono ad un altro livello. Hai ragione: avevo dimenticato Volo nella lista nera. Ho letto le prime luci del mattino e mi è sembrata una brutta copia all'italiana delle 50 sfumature (anche se non ho letto neanche quello grazie alle recensioni su qlibri!).
Cara Malika, ho letto con interesse (e con molto ritardo) il tuo appassionato j'accuse contro chi secondo te usurpa il titolo di "scrittore". E' un'opinione che rispetto e che in linea di massima in parte condivido, ma poi bisogna entrare nel merito e distinguere caso per caso. Gramellini e D'avenia li ho letti e non mi sono affatto dispiaciuti. Dalla Avallone mi tengo alla larga perchè quel poco che so mi fa scappare a gambe levate (ma magari il mio è un pregiudizio). Volo non l'ho mai letto, ma il personaggio mi è simpatico e non biasimo chi lo legge. Io trovo che tra i lettori forti, e questo sito ne ospita molti, ci sia anche una buona dose di integralismo che non condivido. Per rispondere alla tua domanda, certamente se Gramellini non fosse un affermato giornalista, il suo libro non avrebbe avuto tutto questo successo. E allora? Cosa dimostra questo? Che non è letteratura? Certo che non lo è! Ma un libro ti può interessare per tanti motivi. Qual è lo scandalo? Non mi sembra nemmeno che quello che denunci sia un fenomeno tipicamente italiano. Vogliamo parlare di Dan Brown? E l'eleganza del riccio, che ha riscosso tanti consensi (anche tra i lettori forti) a me pare in sostanza un romanzo inelegante, irritante, narcisista e supponente. Al contrario D'avenia, che certamente non ambisce al Nobel per la letteratura, ha scritto una storia semplice, ma a mio parere bella ed efficace, che ha appassionato tanti ragazzi (ne sono testimone) che se non avessero letto Bianca come il latte, rossa come il sangue non avrebbero impiegato il tempo a compulsare Joyce, Borges o Dostoevskij, ma sarebbero semplicemente stati un po' di più su facebook e whatsapp. Poi, e qui inizia la parte su cui sono d'accordo con te, vedo anch'io su questo sito recensioni di libri che sembrano vuoti e fasulli. Ma anche qui ,attenzione: a me possono sembrare vuoti e fasulli, ma quale diritto ho io di dare giudizi assoluti? In fondo ogni epoca ha avuto la sua Liala. Ciò che mi disturba molto, invece, è quando il caso letterario sembra costruito di sana pianta. E' il sospetto che ho sulla Avallone, ad esempio. Oppure l'opinione che ho sulla Solitudine dei numeri primi (che è un buon libro, ma non il capolavoro per cui è stato spacciato). E anche in un libro che ho letto recentemente, e che pure è molto bello (Il cacciatore di aquiloni) c'è qualcosa di questo. Insomma, per ripetere un'ovvietà, le cose non sono mai tutte bianche o nere, ma ci sono svariate sfumature di grigio in mezzo. Peccato che, per colpa di uno dei libri di cui stiamo parlando, questo non si possa più dire! :-)
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MALIKA
13 Novembre, 2014
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Ciao Pierpaolo, ho visto solo adesso il tuo commento e mi scuso per il tremendo ritardo della risposta. Dopo la lettura ho riflettuto molto su quanto hai scritto e mi sono resa conto di essere sembrata forse un po’ troppo polemica, ma il tutto è dovuto forse all’impulso di dire tanto in poco spazio. Gli spunti di riflessione in effetti sono tanti e diversi, ma la mia critica è incentrata sostanzialmente sulla facilità di spacciare per capolavori testi che non lo meritano e su questo siamo d’accordo, credo. Il fatto che D’Avenia distolga i giovani da facebook è già di per sé un merito e di questo non discuto, ma è un argomento che non ho affrontato perché lo do per scontato (anzi spero che ci sia sempre una vittoria dei libri su facebook). Ma se vogliamo allargare la discussione, possiamo includere anche i vari autori diretti a un pubblico adulto che, con stile a volte davvero infantile, riscuotono un notevole successo. Anche in questo caso si tratta magari di donne che senza la Kinsella guarderebbero Uomini e Donne. Quindi anche in questo caso potremmo fare tanto di cappello a Kinsella e simili. E a questo punto non ne usciamo più. Il punto secondo me è un altro: siamo tutti diversi e abbiamo preferenze diverse nella lettura come in tutto il resto. Ed è una cosa normale. Però non posso non sottolineare quanto sia importante anche affrontare letture un po’ più impegnative perché non basta solo trascorrere il tempo con un libro in mano per rilassarsi in maniera piacevole, ma bisogna anche cercare di carpire qualcosa di più, porsi delle domande, riflettere, conoscere meglio gli altri e quindi se stessi. Questa è per me in sostanza la funzione dei libri. Posizione condivisibile o meno. Criticabile sicuramente. Ma scrivo questo mentre ho di fronte mia figlia e l’impegno che mi sono assunta nel farle amare la buona lettura come gioco e, spero in futuro, come piacere e non dubito che da grande leggerà D’Avenia, Gramellini, Avallone, Moccia ma spero di riuscire a trasmetterle abbastanza da farle fare a un certo punto un salto di qualità rispettando comunque le sue preferenze. Ti riporto nel mio piccolo l’esempio di madre, ma credo che questo sia il percorso che dovrebbe fare ogni lettore sotto la buona guida (purtroppo non sempre buona) degli insegnanti per partire da un punto qualsiasi (perfino una Avallone!) e arrivare oltre. Non ho la presunzione di dare giudizi assoluti, piuttosto il rammarico di non aver avuto una buona guida e di aver perso molto tempo prima di scoprire autori che mi hanno a volte riempito il cuore e la mente. Forse, con un po’ di impegno, anche tra chi si è appassionato alle cinquanta sfumature si troverebbe qualcuno disposto ad affrontare a un certo punto della vita perfino Henri James.
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