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La ferocia
 
La ferocia 2014-09-29 18:36:33 annamariabalzano43
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
3.0
annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    29 Settembre, 2014
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La ferocia di Nicola Lagioia

“L’agnello crea la tigre facendosi mangiare da lei” – queste le parole che Michele, uno dei personaggi salienti dell’ultimo romanzo di Nicola Lagioia “La ferocia”, rivolge alla sorella Clara, ed è in queste parole il vero significato dell’opera.
Non è forse facile per chi ancora nutra delle illusioni sulla condizione in cui versa l’umanità oggi, accettare il quadro che Lagioia dipinge di una parte di quella società che costruisce sull’inganno, sul raggiro, sulla disonesta gestione dei fondi dello stato, il proprio benessere e la propria ricchezza, senza esitare a servirsi persino della complicità di alcuni rappresentanti delle istituzioni.
La storia della famiglia Salvemini, di Vittorio e Annamaria e dei quattro figli, Ruggero, Clara, Michele, Gioia, si svolge in una delle parti più belle del territorio pugliese, sottoposto troppo spesso alle speculazioni e allo sfruttamento da parte di imprenditori senza scrupoli, dei quali Vittorio è importante esponente.
Il dramma che travolge l’intera famiglia ha radici antiche, nasce dal desiderio di elevarsi nella scala sociale, acquisendo potere attraverso il denaro. In questo ambiente, dove i figli nascono e crescono nell’abbondanza, l’inarrestabile ambizione dei genitori cancella ogni manifestazione d’amore e di rispetto. Annamaria, moglie tradita e offesa di Vittorio, accetta di allevare il figlio illegittimo del marito, celandosi dietro un atteggiamento di grande generosità che susciterà la gratitudine del coniuge e sarà sicuramente la carta vincente che le consentirà di conservare gli agi e i privilegi ai quali si è abituata.
Ed è proprio intorno alla figura di Michele, il bastardo, e Clara, la sorellastra poco più grande, che si scatenano le tensioni più laceranti. Tra loro si instaura un rapporto di intima complicità, un vincolo affettivo profondo e controverso.
È sempre l’amore a essere messo in discussione. Laddove esso non riesce a esprimersi o non può realizzarsi, non c’è speranza per l’individuo. Ciò determina la disperazione e lo squilibrio psichico di Michele, privato dalla nascita dell’amore materno, ciò determinerà il disperato autolesionismo di Clara, che si perderà in rapporti avvilenti e degradanti, non per vizio, ma per una spasmodica volontà di punirsi.
Fondamentale in questa storia è il rapporto padre-figli: un padre che mente a se stesso e si convince di aver sempre agito solo per il bene della famiglia e non spinto dall’ambizione e dall’avidità e dei figli che lo disprezzano, ognuno a suo modo, ognuno per ragioni diverse.
Sullo sfondo di questa tragica storia, il degrado ambientale, le verità taciute, le connivenze sospette e celate.
La realtà descritta da Lagioia , tuttavia, oltrepassa i confini del nostro paese, essa diventa, io credo, metafora della condizione verso cui il mondo va rovinosamente e progressivamente dirigendosi. Più che un romanzo di denuncia che si serve abilmente della tecnica del noir che coinvolge e appassiona il lettore, “La ferocia” è un vero grido d’allarme, perché si possa cambiare rotta, finché si è in tempo. Un romanzo che ci riporta al significativo, quanto angosciante Urlo di Munch.

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