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Numero Zero
 
Numero Zero 2015-05-28 16:35:54 cesare giardini
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    28 Mag, 2015
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L'amara conclusione di un intellettuale

“Numero zero” è un romanzo breve, lontano dagli standard di Umberto Eco. Sembra che quello che è stato definito “il più grande intellettuale al mondo” navighi un po’ in sordina, sotto costa, con il motore al minimo, e si guardi sospettoso intorno, in un’Italia che dal 1992 (anno degli eventi narrati) ad oggi non ha subito, ahimè, significativi cambiamenti. Lo scrittore narra i fatti in prima persona ( è il dottor Colonna) ed immagina di far parte, in qualità di giornalista e scrittore, di una redazione raccogliticcia, incaricata da un misterioso manager di preparare il numero zero di un nuovo giornale. I personaggi sono tra i più vari : ci sono il direttore che assegna i compiti, l’esperta in gossip, un infido collaboratore che sembra riferire ad altri notizie riservate, un redattore che non coglie mai il vero senso delle informazioni e, infine, un personaggio paranoico e misterioso, tal Braggadocio, che millanta conoscenze altolocate e si dice al corrente di segreti esplosivi riguardanti vicende degli ultimi anni, dalla fine di Mussolini mai accertata in realtà, al coinvolgimento del Vaticano, dal fallito golpe Borghese, alle trame eversive dei brigatisti, via via fino a rivelazioni sulle malefatte di CIA, P2 e Licio Gelli, senza trascurare stragi e depistaggi vari. Insomma, Braggadocio sembra sapere troppo : il guaio è che rivela al protagonista del romanzo le sue conoscenze, inguaiandolo quando si scopre il cadavere di Braggadocio stesso, assassinato misteriosamente in una stradina di Milano. La paura si impossessa un po’ di tutti, la redazione viene chiusa, il committente si defila ed il povero dottor Colonna, al corrente di segreti e confidenze bollenti, non sa più dove nascondersi, se non a casa di una giovane collaboratrice, che ama riamato, e con la quale decide di fuggire in luoghi dove un possibile killer non possa rintracciarlo. Ma ecco la svolta (un vero colpo di scena) : in una trasmissione televisiva ascoltata per caso e nella quale Corrado Augias presenta una produzione inglese della BBC sull’Operazione Gladio, vengono svelati tutti i segreti e le trame di cui Braggadocio era al corrente : allora, perché nascondersi, perché temere un’eliminazione fisica quando tutti gli intrighi sono palesi e nessuno tenta di celare alcunché ? Conclusione amara : niente può più turbarci in questo paese, scrive Umberto Eco, le abbiamo provate tutte, invasioni barbariche, sacco di Roma, due guerre mondiali… Niente può fare impressione ad un popolo “di pugnali e veleni”, popolo ormai vaccinato ed abituato al peggio, in un paese che, diventato definitivamente terzo mondo, “sarà pienamente vivibile”. Conclusione amara ed ironica : basta accontentarsi, conclude Eco, “domani, come dice Scarlet O’Hara, è un altro giorno”. Nel contesto del romanzo, riemerge lo spirito arguto di Eco: nelle riunioni preparatorie del fatidico numero zero del nuovo giornale ci si dilunga su amene riflessioni riguardanti, ad esempio, le modalità di presentazione di una notizia, oppure le complicate vicende e gli intrecci inimmaginabili tra i vari Ordini cavallereschi, o ancora un interminabile elenco (da copiare e conservare per serate tra amici) di domande e risposte deliranti… Divagazioni che tendono ad allentare una certa tensione emotiva che si coglie tra una rivelazione di Braggadocio e l’altra, e che forse hanno uno scopo: quello di banalizzare le rivelazioni stesse, tanto siamo in Italia, facciamoci quattro risate, e tutto passa e si dimentica.



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