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La ferocia
 
La ferocia 2016-06-04 22:43:24 GPC36
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
3.0
GPC36 Opinione inserita da GPC36    05 Giugno, 2016
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L'agnello e la tigre

“L’agnello crea la tigre facendosi mangiare da lei”: una frase apparentemente irrilevante nel romanzo che capovolge il significato di un verso della poesia “La tigre” dai “Canti di esperienza” di William Blake, in cui il poeta si chiede stupito come chi ha creato la tigre possa aver creato anche l’agnello . Questa frase dovrebbe costituire la chiave per l’interpretazione sia del titolo del romanzo, sia del percorso distruttivo e autodistruttivo del personaggio centrale. Inutile chiedersi se per ottenere questo era necessario ricorrere ad un passaggio così artificioso, con una frase criptica che si chiarisce solo alla fine del romanzo, dato che di passaggi criptici e di frasi barocche è disseminato il testo, così come lo è di dettagli inutili. Lo stile, in particolare nella prima parte del romanzo, è caratterizzato da un fraseggio che sembra l’applicazione del puntinismo pittorico alla scrittura, con periodi brevissimi, accatastati così da rendere faticosa ed incespicante la lettura e da continui flashback che possono essere necessari in una vicenda che inizia dall'episodio che conclude la vita di Clara Salvemini, ma che sono inseriti a sorpresa, sovrapponendo e confondendo passato e presente,
Lascia, quindi, perplessi trovare in un’intervista di Nicola Laloggia la dichiarazione che si era posto l’obiettivo di scrivere un romanzo molto leggibile, poiché è proprio nella leggibilità l’aspetto più negativo: una forma di narcisismo nella ricerca stilistica che appesantisce e sovraccarica il testo e svuota la “grande tensione emotiva”, altro obiettivo dichiaratamente perseguito dall’autore.
Ed è un peccato, poiché la tensione emotiva è presente, in una drammatica vicenda neorealista che ruota attorno al nucleo familiare dei Salvemini, dominato dalla figura di Vittorio, padre – padrone che per raggiungere i suoi obiettivi di grosso imprenditore immobiliare non ha nessuno scrupolo non solo nei rapporti con le figure dominanti nel labirinto amministrativo in cui deve muoversi, ma anche nel rapporto con i familiari, strumentalizzati con un cinismo totale, spinto oltre i limiti della credibilità. Il suo potere gli consente di tenere soggiogati moglie, figli e genero, personaggi del tutto anaffettivi, legati solo dall'interesse economico: unica eccezione il figliastro Michele, soggetto schizofrenico legato alla sorella Clara da un rapporto simbiotico interrotto dalla scissione nel loro percorso di vita; un rapporto che lui cerca di far rivivere dopo la tragica morte di lei.
Il premio Strega ha dimostrato, anche in questo caso, di essere un ottimo propulsore per le vendite. Si spera sappia conservare il suo ruolo storico di selettore del meglio nella letteratura italiana, o, rovesciando la prospettiva, che nella schiera degli scrittori sappia sempre trovare firme all'altezza del palmarès dello Strega: ciò che, a mio parere, non è successo con l’edizione che ha premiato Lagioia.

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Interessante la tua recensione. Non ho letto il libro, ma ho seguito qualche intervista all'autore, personaggio che non m'è piaciuto affatto. Ora so che anche il libro può essere lasciato dov'è.
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