Dettagli Recensione

 
La maligredi
 
La maligredi 2018-03-16 09:33:53 ornella donna
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
ornella donna Opinione inserita da ornella donna    16 Marzo, 2018
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

La maledizione calabrese

Gioacchino Criaco è nato ad Africo, in Calabria. E’ autore di Anime Nere, Zefira, Il salto zoppo. Ora pubblica La maligredi: un romanzo duro, forte, epico e molto tragico. Di non facile lettura, “la maligredi” è:
“la brama del lupo quando entra in un recinto, e, invece di mangiarsi la pecora che gli basta per sfamarsi, le scanna tutte. Quando arriva, la maligredi spacca i paesi, le famiglie, fa dei fratelli tanti Caini e avvelena il sangue fino alla settima generazione. E’ peggio del terremoto, e le case che atterra non c’è mastro buono che sa ricostruirle. A un torto si risponde con la giustizia, che se si lascia sfogare la vendetta diventiamo lupi di noi stessi e ci mettiamo in casa la maledizione.” .
La maligredi è una specie di maledizione, che aleggia per tutta la narrazione, che impedisce al paese dell’Aspromonte, Africo, di evolversi e di mutare le proprie condizioni di vita. Siamo nel 1951, dopo l’alluvione, gli africoti vengono spostati dal loro paese in una zona marina. Il mondo dipinto è povero, si nutre dei presunti miracoli dei santi protettori, delle processioni a San Sebastiano, le case sono rughe,
“Le rughe erano fatte ognuna da due caseggiati che disegnavano due ferri di cavallo però quadrati, piedi contro piedi: sedici alloggi per sedici famiglie, fossero composte di una persona o di dieci- ogni alloggio aveva due stanze, un cucinotto, un bagno. Se non faceva vento, le strade delle rughe avevano l’odore del sugo finto che galleggiava davanti alle case- che le mamme sarebbe stato meglio si fossero decise a farla in bianco la pasta, ammettendo che non c’era la possibilità del condimento.”.
Qualche segnale di boom economico si intravede: il frigorifero, la cucina a gas, la tv è rara; ma l’economia è da medioevo: con gli gnuri, i proprietari di terra, a vessare e a schiavizzare. Lo stato è qualcosa di altro, non esiste, non è ostile, ma nullo. Ci sono i “malandrini” che sono degni di rispetto, perché “dritti”:
“Eh, i malandrini di oggi sono intelligenti e con un pelo nello stomaco che fa paura. Non che i malandrini di una volta fossero più buoni, solo più ignoranti. (…) E mica c’era bisogno di soldi, quelli erano così cioti che si sarebbero fatti convincere a portare a casa una bomba atomica, se qualche possidente da cui erano a servizio gli avesse detto che faceva bene ai reumatismi.”.
E’ in questo clima che vive Nicola, con i suoi amici Filippo e Antonio. Nicola, due sorelle e una madre che:
“una mamma di gelsomino. Io lo so, le madri calabresi non hanno colpe, a volte i figli vengono sbagliati, nonostante il profumo di gelsomino”.
Il padre è emigrato in Germania:
“Tanto mio padre non c’era, era in Germania adesso, come buona parte dei padri e dei fratelli grandi del paese. Lui faceva le macchine a Wolfsburg”.
Lui, con i suoi amici, sono molto ben integrati, e vivono le loro avventure infantili e della prima adolescenza. E’ agevole superare le difficoltà della vita con soldi facili, piccoli favori qua e là, come nascondere per una settimana una sacca con due armi e un passamontagna, il cui uso neasto è indicibile. Ma Nicola conosce presto anche il lavoro e il sudore della fronte e il suo necessario guadagno, e con Papula inizia a sognare un mondo rivoluzionario:
“La rivoluzione è cambiare tutto quello che non ci piace, fare le cose che non possiamo fare, avere diritti senza passare da un compare. La rivoluzione è non prendere le mazzate dai carabinieri solo perché così gira al maresciallo…..”.
Qui si lumeggia una pagina poco nota: un sessantotto aspro montano animato, appunto, da Papula che porta idee pericolose e sogna di cambiare il Sud. Predica la speranza di fondare un mondo nuovo e di ottenere diritti, fa capire ai poveri che hanno bocca e idee, dissemina la buona novella della rivolta tra i giovani e le donne, trasforma San Luca nel cuore pulsante della protesta operaia. La sconfitta è traumatica, dalla quale non si torna indietro.
Romanzo corale, tinto di un realismo magico, dove le donne calabresi sono madri che odorano di gelsomino, e sono metafora di eroismo, poiché:
“solo chi c’è stato, nella pancia del popolo calabrese, può saperlo che ci abbiamo provato a essere migliori.”.
I personaggi sono indimenticabili ( da Papula a Cata a papa all’ex maresciallo Giannino), l’elaborato è scritto con sobria quanto mai realistica fermezza, la narrazione è profonda e di fascino indiscutibile per il lettore. L’affresco di una Calabria epica e lirica, che dal passato difficile fa conoscenza per un presente, in cui si supera la “scordanza”, e si sopravvive, sormontando ambiguità e contraddizioni.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore

Commenti

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

I delitti della salina
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
L'altra donna
Valutazione Redazione QLibri
 
3.3
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il teatro dei sogni
Valutazione Redazione QLibri
 
3.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Cose che succedono la notte
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Midnight sun
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Jane va a nord
Valutazione Redazione QLibri
 
2.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Una grande storia d'amore
Valutazione Utenti
 
3.3 (1)
Proprio come te
Valutazione Utenti
 
3.6 (2)
Troppo freddo per Settembre
Valutazione Utenti
 
3.5 (2)
Fu sera e fu mattina
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
5.0 (1)
Il mantello
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Croce del Sud
Valutazione Redazione QLibri
 
4.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Altri contenuti interessanti su QLibri