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Il censimento dei radical chic
 
Il censimento dei radical chic 2019-02-06 17:04:10 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    06 Febbraio, 2019
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Attenzione, attenzione! Radical chic in vista!

«Suo padre si era sbagliato: la funzione degli intellettuali della sua generazione era stata garantire che qualcuno sapesse davvero le cose e che il futuro sarebbe stato migliore. Invece adesso la conoscenza appariva un imbroglio.»

Giovanni Prospero, settantadue anni ex professore in pensione, è stato il primo. La sua colpa? Aver citato Spinoza in un talk show in cui, tra l’altro, è stato immediatamente rimbrottato dal Primo Ministro degli Interni. La sua condanna? Morte per un’aggressione a suon di bastonate, pugni e calci innanzi all’ingresso della sua abitazione. Un decesso che, come potrà constatare la figlia Olivia, da anni trasferitasi in un paesino vicino Londra dove lavora come pasticcera e in cui intrattiene una relazione clandestina con un giapponese sposato, verrà ben presto archiviata e gettata nel dimenticatoio con la sentenza irrevocabile che la vittima celava in realtà le spoglie del colpevole perché provocatore, perché fomentatore con parole, concetti troppi difficili per le masse, elucubrazioni incomprensibili, semplicemente con quella cosa chiamata cultura mixata a quell’altra qualità appellata come intelligenza. Da qui la necessità di un censimento di tutti questi cattivissimi intellettuali che hanno sempre avuto tanto a discapito del popolo (“Ma ci pensi? Pagato da noi per scrivere poesie!”), da qui la semplificazione della lingua e della grammatica italiana, l’eliminazione dei termini troppo complessi e il sanzionamento di tutti coloro che di questi fanno un utilizzo improprio anche dopo l’opera di snellimento.
È da queste premesse che ha inizio “Il censimento dei radical chic” ultima fatica di Giacomo Papi, autore che negli anni ci ha abituati alla sua penna ironica e sarcastica ma immancabilmente capace di descrivere e evidenziare i paradossi dell’essere umano. Tuttavia, nonostante ciò, di fronte a quest’ultimo lavoro non possiamo che restare colpiti da una inarrestabile sensazione di dejà vu, da una sensazione di familiarità esasperante, da una profonda amarezza innanzi a quella che è diventata la società attuale.
Perché pagina dopo pagina, battuta dopo battuta, quello che leggiamo non riesce proprio a sembrarci soltanto un libro da tenere sul comodino o da leggere nelle ore libere. Al contrario, anche se interrompiamo la lettura, anche se la ultimiamo, anche se la accantoniamo perché non ci è piaciuta, questa continua a picchiettarci nella mente come un martello pneumatico.
Perché questo elaborato fa una sintesi cruda e nuda di quelli che sono gli avvenimenti politici che vedono protagonista la penisola italiana degli ultimi anni e in particolare dall’avvento dell’attuale esecutivo. Un esecutivo che, sia che si ami, sia che si odi, non nasconde – e non si fa un problema di ciò bensì una forza – la propria ignoranza, che fa leva sulla cecità, che non esita a emettere sentenze, che non risolve davvero i problemi di uno Stato in recessione perché impegnato a scaricare le colpe invece di assumersi le responsabilità ma che soprattutto fa leva sulla disumanità dimenticandosi che siamo tutti esseri umani a prescindere dal colore della pelle e dei confini nazionali perché talvolta è solo questione di fortuna il nascere in un paese civilizzato e ricco rispetto che a uno del terzo o quarto mondo.
Papi riesce in questo. Ci pone innanzi al fatto compiuto, facendoci ridere ma anche preoccupare con la riflessione che successivamente al sorriso si apre in noi. Non nascondo, inoltre, di aver rivisto in alcuni passaggi retaggi di opere quali “1984” di Orwell o "Fahrenheit 451" di Bradbury che in passato, alla loro pubblicazione, venivano considerate fantascienza a dispetto dell’attualità odierna.
E tra “buonisti”, “pietisti”, propaganda a mezzo social e sua strumentalizzazione, populismo, ignoranza diffusa, incapacità di pensare con la propria mente, i soliti cliché di chi dice che l’altro ha di più ingiustamente, immigrati, rom, omosessuali quali nemici degli italiani a cui si sommano gli intellettuali che sono additati come male assoluto perché hanno studiato o cercato di raggiungere un obiettivo per poi trovarsi disoccupati (perché sanno troppo o non sono abbastanza qualificati o hanno una laurea che non li rende idonei), o ancora surclassati dal raccomandato di turno, perché chi conosce è un radical chic che ha sempre avuto e che ora deve tacere per lasciar posto al popolo, e la cultura che è una peste diffusa e contagiosa, il libro si legge con fluidità e si assimila con parsimonia.
Indipendentemente dalla fazione politica di appartenenza, l’invito è quello di avvicinarsi allo scritto con un atteggiamento di apertura mentale perché l’autore ci mostra una realtà scomoda, che può far storcere i nasi o risultare essere provocatoria ma che può anche ampliare la prospettiva. Per comprendere quel che sta accadendo, per evitare di commettere, ancora una volta, gli stessi – se non peggiori – errori.

«”È quello che mi chiedono i miei elettori, Olivia.”
“E tu li accontenti.”
“Il popolo non si deve elevare al livello delle élite, sono le élite che devono abbassarsi al livello del popolo.”
Olivia non rispose.
“Il popolo muore dalla voglia di parlare. Non ne può più di ascoltare.”
“E per fare parlare gli stupidi, bisogna far tacere gli intelligenti.”
“No, bisogna che gli intelligenti imparino a dire le cose in modo che gli stupidi credano di averle pensate da soli.”» p. 87

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Commenti

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Ottima recensione Maria, bravissima. Che tristezza però!
In risposta ad un precedente commento
Mian88
07 Febbraio, 2019
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Grazie Chiara, davvero una profonda tristezza. Man mano che lo leggevo erano lacrime amare mixate a sorrisi strozzati. :/
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