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Il colibrì
 
Il colibrì 2020-01-24 04:18:10 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    24 Gennaio, 2020
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Le cose sono innocenti, Giacomo

Il colibrì è il nomignolo che Sandro Veronesi escogita per il protagonista Marco Carrera, tanto per le sue caratteristiche fisiche di ragazzo (“Lei è stato molto più basso dei suoi coetanei al punto che sa madre lo aveva soprannominato il colibrì?”), quanto per l’energia che Marco spende a mantenersi fermo di fronte alle disgrazie della vita (“Perché proprio io, rinunciare a tutti questi soldi? Perché proprio io, scampare a un disastro aereo? Perché proprio io, perdere una sorella in quel modo? Perché proprio a me un divorzio così terribile? Perché proprio io, porre materialmente fine alla vita di mio padre? Perché proprio io, seppellire una figlia di ventidue anni?”).

Con teorie del tutto personali (“Era un equilibrio – l’unico possibile. La teoria dell’occhio del ciclone”), nell’idiosincrasia per la psicanalisi e in un substrato d’infelicità che promana dai genitori (“L’infelicità loro due l’avevano sempre prodotta, autonomamente, come certi organismi fanno con il colesterolo”), Il colibrì inventaria i reperti familiari (“Si tratta di tutto ciò che resta di una vita e di una famiglia che non ci sono più… Le cose sono innocenti, Giacomo”), ripercorre la collezione delle pubblicazioni Urania del padre, ne conserva i voluminosi plastici e assicura i ricordi della madre, affronta l’insolito disturbo psicologico della figlia, che pensa di avere un filo sulla schiena (secondo Il colibrì è semplice suggestione della scherma, per lo psicanalista è carenza nel legame con il padre), resiste alla tendenza ludopatica, pratica l’eutanasia al padre, si occupa di una nipotina orfana dagli occhi alogeni… e molto altro!

Spontaneamente – forse in modalità apotropaica - mi sono affezionato a questo protagonista sfortunato, così casto nell’infedeltà alla moglie e così perseguitato dalla vita: la sua filosofia è affascinante e merita affetto sincero.
La narrazione – mai pietistica e sottilmente ironica - è coinvolgente: patisce soltanto il voluto disordine cronologico con il quale gli eventi sono raccontati, rallenta nell’epistolario tra colibrì e amante, ha uno sbalzo vaneggiante nel futuro disegnato per la nipotina.

Giudizio finale – citazioni da Woody Allen:
1) Lo psichiatra è un tizio che vi fa un sacco di domande costose che vostra moglie vi fa gratis.
2) Il sesso senza amore è un'esperienza vuota, ma tra le esperienze vuote è una delle migliori.

Bruno Elpis

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
... La coscienza di Zeno di Svevo, Il male oscuro di Berto.
Consigliato altresì a chi apprezza i film di Woody Allen.
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180
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Commenti

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Che bello leggere la tua recensione Bruno! Felice di notare che anche a te è piaciuto questo romanzo. Indovinatissime le citazioni di Woody Allen :)
In risposta ad un precedente commento
Bruno Elpis
24 Gennaio, 2020
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Cara Luana, anch'io avevo apprezzato il tuo partecipe intervento e l'ho riletto a lettura ultimata (anche tu ritieni che lo stesso commento assuma un nuovo significato dopo che si conosce l'opera?). Un caro saluto :-)
siti
24 Gennaio, 2020
Segnala questo commento ad un moderatore
Che dire caro Bruno? Nell'ordine avevo pensato di esprimere il mio pensiero circa la condivisione della valutazione positiva che questo scritto riceve fra gli utenti per poi inserire considerazioni di ordine generale poi mi disarmi con i consigli di lettura (bellissimi i libri ai quali rimandi...sì mi piacciono!!!!) dopo avermi fatto sorridere con l'immancabile giudizio finale e allora devo dire : 1) sto pensando seriamente di leggerlo; 2) apotropaica???3) ma dov'eri finito?4) e Berto, colpo basso!!5)non mi spingerai a vedere un film di W. A.( mi son sempre rifiutata!! non chiedermi perché, non c'è un motivo razionale). Ciao
Oggi cosa ho imparato ?
APOTROPAICA
@ C.U.B.: hai visto che so essere istruttivo? Ahahah

@ Laura:
1) ormai ho abbandonato la formula del giudizio finale con tre aggettivi per passare al giudizio-citazione. Ogni tanto rinnovo il format dei commenti, sono stagionale come il tempo, ahahah
2)apotropaico: povero colibrì, con tutte quelle sventure non sarà una specie di parafulmine?
3) dove ero finito? V. Il punto 1 e la stagionalità che patisco :-)
4) Veronesi è meno “flusso di pensieri” di Berto, ma come lui è fissato sulla psicanalisi e sottilmente ironico
5) e adesso, colpo di scena, ti confesso che... anch’io non sopporto Woody Allen. Ho visto due o tre film suoi, alcune battute sono azzeccate, ma permane in lui una viscidità di fondo (forse mi lascio condizionare dalla sua biografia)...
Cara a Laura, spero di non averti tediato con il mio sproloquio, ciao!
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