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Aspetta primavera, Bandini
 
Aspetta primavera, Bandini 2012-05-10 14:00:53 Giovannino
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
Giovannino Opinione inserita da Giovannino    10 Mag, 2012
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Il giovane Arturo

Dopo "Chiedi alla polvere" e "La strada per Los Angeles" proseguo con la lettura della tetralogia del grande Arturo Bandini. È la volta di "Aspetta primavera, Bandini" secondo libro della serie ma primo ad andare in stampa, visto che come sappiamo "La strada per Los Angeles" verrà pubblicato solo negli anni 70 e quindi dopo gli altri tre di Bandini anche se cronologicamente scritto per primo. In questo libro Fante inverte la tradizione dei libri precedenti, non si sà se lo faccia per dimostrare la sua bravura nello scrivere o semplicemente per attirare maggiormente l'attenzione degli editori e realizzare il suo sogno (diventare uno scrittore di successo), ma sta di fatto che non scrive più in prima persona come nei primi due ma usa la terza. In sostanza, a parte lo shock iniziale, cambia poco visto che lo stile rimane sempre e comunque diretto e travolgente quindi il lettore resta comunque coinvolto nonostante il cambio. Questo romanzo mi ha ricordato molto "Panino al prosciutto" di Bukowski e non escludo che il vecchio Charles si sia inspirato a questo libro per scriverlo (essendo Buk un grande ammiratore di Fante). Il romanzo è in realtà la biografia d'infanzia del piccolo Fante, del duro e libertino padre Svevo (coprotagonista del libro), della dolce e mite mamma Maria e dei due fratellini August e Federico. Nel libro Fante racconta la povertà in cui è cresciuto, i problemi che avevano mamma Maria e papà Svevo nel riuscire tutti i giorni a mettere qualcosa in tavola. Povertà che il piccolo Arturo si porta addosso, andando a scuola sporco e mal vestito, e questo lo sa Arturo e prima di essere discriminato dagli altri si discrimina da solo. E’ proprio qui che secondo me nasce il personaggio Bandini, il presuntuoso e arrogante Bandini di “Chiedi alla polvere” nasce in questa povertà e solo qui può essere compreso a pieno. Una cosa che ho sempre pensato è che l’arroganza di Arturo Bandini è semplicemente un mezzo che lui usa per mascherare le sue debolezze, i suoi vuoti, le sue mancanze. Ne avevo avuto il sospetto già dai primi due libri ed ora ne ho la certezza. La stessa presunzione che fà si che il padre Svevo, povero emigrante che di professione fa il muratore, tradisca la dolce e mite Maria con la vedova Hildegarde. Lo fà non per la bellezza della vedova in sé, ma per i suoi soldi. E’ vero che sta tradendo la moglie ma in realtà lo fà solo perché così può ottenere dei soldi facili che li possano far uscire dalla povertà. E soprattutto, un po’ come il piccolo Arturo, così facendo pensa che finalmente può riscattarsi contro la società che da sempre lo umilia ( che, se poi vogliamo, è un po’ lo stesso discorso del Fante che le tenta tutte per diventare uno scrittore di successo). In piccolo, anche Arturo cerca di inseguire il suo amore, Rosa. Rosa è figlia di emigranti italiani anch’essa, ma a differenza sua è sempre ben vestita, educata e di buona famiglia. Anche Arturo, come il padre, fa gesti condannabili (ruba la collana della madre) per colmare quella distanza che c’è tra lui e l’amata e apparire così ai suoi occhi non inferiore agli altri. Ma lei lo capisce e lo rifiuta. Finirà poi tragicamente. Elemento sempre presente è la discriminazione, che vediamo prima nel piccolo Arturo a scuola ed infine nei confronti del padre Svevo da parte della vedova Hildegarde. Splendido il finale. Meravigliosa la frase che da il titolo al libro. Arturo chiede ai suoi compagni di andare a giocare a baseball, ma è inverno, e d’inverno non si gioca a baseball, ed ecco la risposta “Aspetta primavera, Bandini” che sta a significare “Aspetta momenti migliori”. Lui poi ci va lo stesso al campo da baseball…ma non c’è nessuno…Fante come al solito merita una letta, mai scontato e mai banale, ma sempre impetuoso e travolgente come un fiume in piena. Genio vero.

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