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Suite francese
 
Suite francese 2014-10-18 12:11:44 Lea
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Lea Opinione inserita da Lea    18 Ottobre, 2014
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Le Fin?

Irene Nemirovsky non è vissuta per assistere al successo delle proprie opere: deportata ad Auschwitz, vi morì nel 1942.
Una vita incompiuta, così come il romanzo Suite francese, titolo postumo dato alle uniche due parti completate di quello che doveva essere un “Poema sinfonico” sulle tragiche vicende del secondo conflitto mondiale.
In “Tempesta di giugno” l’autrice dispiega un ventaglio delle esistenze più disparate, quelle dei Pericand, famiglia dell’alta borghesia con tutti i crismi e sofismi, del detestabile scrittore Gabriel Corte, degli spauriti coniugi Michaud e di altre migliaia di comparse i cui destini sono uniti dalla comune fuga dai propri territori conquistati dalle rapide armate tedesche.
Non c’è battaglia se non quella della vita quotidiana, degli estenuanti viaggi in auto per i più abbienti e per l’immensa fiumana dei francesi a piedi, che assistono stralunati ai giganteschi ingorghi di mezzi, in un tumulto di bagagli e notizie contrastanti.
La Nemirovsky inquadra le vite di sconosciuti, mostrando un volto meno evidente della guerra, una lotta serrata fatta d’implorazioni e furti, di fame e sbigottimento di fronte ad un fatto così dirompente come un’invasione.
Invece che saltare di vita in vita, in “Dolce” (seconda parte) si scivola in un tranquillo paese della campagna francese, inviolato prima dell’occupazione di soldati tedeschi: il rapporto con gli invasori è complesso, se ci sono persone come la vedova Angellier e la famiglie altolocate che si limitano a scostarsi sdegnati e disgustati dai tentativi di contatto imbastiti dagli invasori, ce ne sono altrettanti come le donne del paese e la giovane Lucile, nuora della Angellier, che guardano alla gioventù e virilità dei tedeschi come a un fiore inaspettato germogliato dalla terra gelida.
Proprio Lucile vedrà nel tenente Bruno von Falk qualcosa che va oltre l’essere nemico, una porta spalancata verso un ignoto luminoso, lontano dalle costrizioni di un matrimonio male assortito, ma una possibilità dolorosa perché avvertita come tradimento alla nazione: l’autrice non vi si addentra, ma mostra un’immagine del popolo francese che lentamente, diffidente, si accorge che il nemico ha le sembianze di un uomo come loro e si lascia quasi intenerire, si abitua allo scalpiccio dei pesanti stivali e delle voci dure e teutoniche.
Ragazzi, uomini come i figli e i mariti in guerra: se nella prima parte, l’umanità in fuga appare gretta e poco solidale con i francesi meno fortunati, questa è un’umanità raccolta e dalla corazza dura, che si piega flessibile alle avversità della vita senza spezzarsi.
La Nemirovsky affronta ogni cosa con la sua scrittura armoniosa: i dolori, l’amore tormentato di Lucile e Bruno, le città distrutte dai bombardamenti, descrive quello che le accade attorno, che la vede purtroppo coinvolta come francese e come ebrea senza indugiare nel patetismo, senza commuovere a tutti i costi.
Del grande “Poema sinfonico” non rimangono che due parti e nel capitolo finale un augurio, una premonizione o anche solo una speranza: “Se ne vanno!”.

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Commenti

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Ciao Lea.
La tua recensione è molto bella.
Personalmente concordo col punteggio che hai assegnato: l'ho trovato un libro abbastanza interessante, ma con qualcosa di non convincente: una prosa un po' ottocentesca, piccole leziosità di una scrittura, ostentatamente, anche se in modo inconsapevole, 'femminile' ...
Forse la tragedia che ha colpito l'autrice non le ha permesso un lavoro di revisione, di 'ripulitura' .
In risposta ad un precedente commento
Pia Sgarbossa
18 Ottobre, 2014
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E proprio quel tocco femminile...ha conquistato me Emilio...
Bravissima Lea...
Pia
Interessante commento, Lea. Suite mi manca da leggere anche se ce l'ho sul comodino.

Emilio, non è che ce l'hai con le donne-scrittrici??? Leggi David Golder, è bellissimo! Ti consiglio anche Piazza del Diamante della Redoreda, molto femminile se non l'hai già letto e anche la Brennan (la visitatrice). Certo, non sono sapienziali, sono emotive e lunatiche, però è una scrittura molto interessante.
No. Mi dà fastidio l'affettazione, la posa, il corrispettivo del discettare su creme da sole e rimmel.
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