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Le particelle elementari
 
Le particelle elementari 2016-03-13 20:44:02 Vincenzo1972
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
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4.0
Vincenzo1972 Opinione inserita da Vincenzo1972    13 Marzo, 2016
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Omaggio all'umanità

E' devastante leggere quest'opera di Houellebecq senza conoscere l'autore, senza una minima idea della sua formazione letteraria e del suo pensiero.
E' illuminante, invece, rileggere l'opera dopo aver compreso la corrente ideologica a cui l'autore aderisce, severamente censoria verso la società contemporanea; con un atteggiamento solo apparentemente nichilistico bensì, a mio parere, istigatore e sobillatore, Houellebecq non vuole distruggere ma correggere, rimediare, svegliare gli animi prima che sia troppo tardi: egli anela ad una nuova rivoluzione del pensiero e della società che induca una radicale metamorfosi, paragonabile come entità all'avvento del cristianesimo nell'era medievale o della scienza moderna successivamente.
Invogliato nella scelta del libro dai vari commenti entusiasti, ho affrontato però la lettura di quest'opera del tutto impreparato, incosciente della sua levatura, e per questo motivo le mie aspettative si sono trasformate in delusione, crescente di pagina in pagina.
Ma, seppure più volte tentato di abbandonare il libro al suo destino, ne ho continuato ostinatamente la lettura mosso soprattutto da un interrogativo: ma dove vuole andare a parare questo qui? Cosa sta cercando di dirmi?
Perché si intuisce sin da subito che c'è un messaggio nel testo, molto più di un messaggio anzi, qualcosa di più grande, più complesso, una teoria direi.. ma, perdiana, Houellebecq è stato veramente abile nel celare tutto ciò sotto forma di romanzo per poi svelare la vera natura della sua opera solo nell'epilogo finale.
Naturalmente mi rivolgo a chi, come me, prima d'ora non ha mai letto niente di quest'autore di fama mondiale, esponente di spicco della letteratura francese contemporanea.
Gli altri probabilmente avranno già avuto modo di conoscerlo nelle altre opere che lo hanno reso celebre ed avranno anche acquisito una certa familiarità col suo stile letterario, preciso, freddo, di un rigore quasi scientifico, accademico.
Per me, invece, è stato veramente arduo entrare in sintonia con questo testo, sin dai primi capitoli, quando quello che sembrava il racconto delle vicende che hanno prima separato e poi intrecciato nuovamente la vita di due fratelli, Michel e Bruno, si è rivelato tutt'altro, come se dissolta la sua parvenza romanzesca il testo avesse poco alla volta iniziato a mostrarsi in accordo con ciò che realmente l'autore voleva comunicarci.
Ecco perché se l'incipit recita 'Questo libro è innanzitutto la storia di un uomo, di un uomo che passò la maggior parte della propria vita in Europa occidentale nella seconda metà del Ventesimo secolo', si scopre invece nell'ultimo capoverso che quanto raccontato nel libro vuol essere un omaggio all'intera umanità, 'omaggio che, anch'esso, finirà cancellato e perso nelle sabbie del tempo; è tuttavia necessario che tale omaggio, una volta almeno, venga reso. Questo libro è dedicato all'uomo'.
Michel e Bruno sono fratelli, o meglio fratellastri, generati dalla stessa madre che li ha poi abbandonati alle cure delle rispettive nonne paterne. I ragazzi crescono quindi in ambienti diversi, Michel mostra sin da subito uno spiccato interesse per la scienza ed il suo talento non tarda a manifestarsi già dai primi anni di scuola, Bruno invece subisce la perdita della nonna che lo accudiva ed è costretto a vivere la sua prima adolescenza in un collegio, patendo soprusi e forti violenze psicologiche.
Due personalità diverse, e sole, isolate dal resto del mondo, per propria volontà o per quella altrui.
Michel, che amplifica la sua visione scientifica e razionale del mondo tanto da porsi nei confronti del mondo stesso come un osservatore, lucido e rigoroso, estraniandosi da qualsiasi forma di rapporto sociale, incluso amore ed amicizia:
'La sua visione del mondo aveva un che di meccanico e spietato. Una volta date le condizioni originarie, pensava, e parametrizzata la rete delle interazioni iniziali, gli avvenimenti si sviluppano in uno spazio disincantato e spoglio; il loro determinismo è ineluttabile. Ciò che era accaduto doveva accadere, non poteva essere altrimenti; nessuno poteva esserne ritenuto responsabile.'
Bruno, che invece vorrebbe integrarsi nel mondo che lo circonda, vorrebbe essere accettato dal mondo in cui vive, si sente escluso da esso, perennemente a disagio, invaso da un senso di inferiorità ed inadeguatezza che si porterà avanti per il resto della sua vita.
Le loro esistenze tuttavia si incroceranno, per caso i due fratelli si ritroveranno a frequentare lo stesso liceo, e da questo momento diventeranno l'uno il sostegno dell'altro, l'uno il complemento dell'altro. Uno il braccio, l'altro la mente, entrambi strumenti nelle mani dell'autore per raggiungere il suo scopo: un attacco incisivo e diretto verso la società del fine millennio, una critica sempre più pungente e provocatoria contro lo stato di degenerazione in cui la società sta progressivamente scivolando, senza attrito, senza possibilità di frenare la caduta, una condizione in cui il materialismo incontrollato prevarica ogni religione, sminuendo di conseguenza i valori morali, l'individualismo sfocia nell'edonismo, la lotta per il dominio e per il sopravvento sugli altri diventa inevitabile e si diffonde dappertutto, negli uffici, a scuola e nei rapporti di coppia.
Attraverso Bruno, Houellebecq descrive il male, il virus da debellare: il racconto della sua vita segue l'evolversi del declino della società, gli effetti della liberalizzazione sessuale iniziata negli anni 70 con i primi movimenti hippy e New Age, la degenerazione del sesso in violenza e crudeltà, deriva ineluttabile di una ricerca rivolta ad un piacere sempre più intenso, egoistico, individuale. Non c'è più spazio per l'amore, esso è rimasto un ricordo, destinato a scomparire per sempre, sconfitto dal cancro che ha ammorbato la società, parimenti a quello che uccide Christiane, l'unica donna con cui Bruno vivrà la breve illusione di una relazione stabile e felice.
Michel invece è la cura di Houellebecq: un biologo molecolare che grazie al suo distacco, all'osservazione metodica e sperimentale della realtà, può evitare il contagio, può vedere il male, studiarlo e sconfiggerlo nell'unico modo possibile: non una nuova filosofia, nessuna nuova mutazione metafisica sarebbe sufficiente, solo una mutazione genetica potrebbe salvare il genere umano, un radicale cambiamento nel dna dell'essere umano tale da renderlo immortale e, quindi, puro, perfetto, un angelo o un dio, non più tormentato dal soccombere della morte e di conseguenza scevro dal desiderio di un piacere smisurato ed immediato o da pretese mistico-religiose.
Si tratta di un'opera che va assimilata a piccole dosi, non è una lettura semplice ma alla fine è impossibile non rimanerne affascinati, rendendosi conto di come ogni cosa sia al suo posto.
A fine lettura, ho provato infatti la stessa sensazione che avvertivo ai tempi degli studi universitari, di fronte ad un problema matematico o un esercizio di fisica particolarmente complesso: quando sul punto di gettare la spugna, prima di arrendersi di fronte ad una soluzione non evidente, apparentemente impossibile da determinare, si scorge quella traccia, quel filo che si dipana lentamente sino a svelare la trama nascosta; e la soddisfazione che ne deriva è tanta.
Perciò, non lasciatevi scoraggiare dai frequenti excursus di carattere scientifico, dalle nozioni di biologia, fisica quantistica ed antropologia tramite le quali Michel osserva e spiega il mondo che lo circonda. Né tantomeno lasciatevi turbare dal linguaggio volgare, schietto che l'autore esibisce nella descrizione delle avventure sessuali di Bruno, rappresentative ed esemplari del sudiciume generalizzato di tutta la società.
Sono scelte stilistiche e narrative perfettamente coerenti col contenuto provocatorio del libro, tutto è funzionale per il fine ultimo dell'autore, l'invettiva prima ed il monito dopo.

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Commenti

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Ciao Vincenzo; una interessantissima e profonda recensione. Neanch'io conosco l'autore ma mi incuriosisce leggere questo romanzo per verificare ciò che potrà insegnarmi.
Ferruccio
In risposta ad un precedente commento
Portoro
14 Marzo, 2016
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Sì, un'analisi accurata, completa. Io ho letto questo romanzo una quindicina d'anni fa, ricordo che mi aveva un po' annoiato. Ho preferito, di gran lunga, "Estensione del dominio della lotta".
complimenti per il commento che proponi Vincenzo!
che dire affascinante ed inquietante al tempo stesso questo romanzo
di certo hai stuzzicato la curiosità
Grazie a tutti per i vostri feedback.
Ho letto la tua recensione profonda e sincera. Mi sono trovata nella tua stessa situazione quando ho iniziato "Serotonina " il mese scorso . Spiazzata. Ma non mi sono fermata alla prima impressione, ho voluto andare fino in fondo, volevo capire in cosa consisteva la sua grandezza. Sì perché Houellebecq è un grande scrittore. Provoca, corrode, scuote le coscienze ed è dotato di una grande e raffinata cultura alle spalle. Ciao!
In risposta ad un precedente commento
Vincenzo1972
19 Febbraio, 2019
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grazie cara, anche il tuo commento a questo libro è molto interessante.
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