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Stanza, letto, armadio, specchio
 
Stanza, letto, armadio, specchio 2016-05-31 11:00:20 Antonella76
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    31 Mag, 2016
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Due occhi nuovi...per guardare il mondo!



Mi risulta davvero difficile parlare di questo libro senza perdermi in mille pensieri, così come è stato difficile leggerlo...e non per "come" è scritto, ma per quello che racconta.
Racconta di due vite rubate al mondo...
E lo fa attraverso la voce di un bambino di 5 anni, Jack, il cui mondo è tutto chiuso in una stanza. Da sempre.
Fin dalle prime pagine percepisci l'orrore che si cela sotto le abitudini e i giochi inventati di un bambino e della sua mamma, ti arriva forte e chiaro l'amore e la disperazione di lei, e l'innocenza di lui, che ha conosciuto sempre e solo quella vita e non desidera altro.
Solo Stanza, Letto, Armadio, Vasca, Tavolo, Tappeto, Lucernario...perfino "Old Nick", senza il quale, paradossalmente, non potrebbero sopravvivere.
Gli oggetti vengono chiamati con i loro nomi, senza articolo, in maiuscolo, come fossero degli esseri umani aventi vita e sentimenti, perché costituiscono "gli amici" di Jack, la sua famiglia, il suo tutto.
E Jack ha paura di tutto ciò che è "altro da loro".
Il "fuori", il "cosmo"..."le persone vere".
Fuori è tutto scombinato: la cognizione del tempo, i rumori, la luce, il cibo, gli occhi delle persone che ti guardano...anche la mamma non sembra più lei.
In fondo a lui Stanza piaceva, aveva tutto ciò di cui aveva bisogno, aveva Ma'...e non serviva altro: era l'universo che Ma' aveva creato per lui, per proteggerlo dalle sue privazioni, per dargli una parvenza di esistenza, di normalità...quella che è stata loro negata per sette lunghissimi anni.
Anni di prigionia e di abusi sessuali per Ma'.
Ma questo lui non poteva saperlo.
Ma' lo faceva dormire dentro Armadio proprio per quello.
Per non vedere.
Per non sapere.
Il pregio di questo romanzo (che per certi aspetti può rappresentare anche il suo limite) è la scelta del punto di vista: tutto è filtrato attraverso gli occhi di un cinquenne, e neanche un cinquenne "qualunque", ma un bambino nato e vissuto "in cattività", che si ritrova ad affrontare un universo a cui non è stato preparato, che non conosce e in cui non si riconosce, di conseguenza ci fornisce un punto di vista "semplificato" dell'essere prigionieri, un po' scevro da emozioni, dalla profondità che un argomento del genere potrebbe pretendere, ma in compenso ci regala una visione completamente libera da ogni contaminazione, oserei dire "vergine" dalle brutture del mondo pur essendo figlia della peggiore di esse.
Questo libro ci regala due "occhi nuovi"...per guardare il mondo.
Dolce e struggente, senza essere patetico.
...Anzi, questo romanzo è "dolcente", perché da oggi, il gioco delle parole sandwich, lo voglio fare anch'io! (Jack nel cuore! ?)

- "Perché noi non apparteniamo a lui."
- "Giusto, sai a chi appartieni Jack?"
- "Si-i"
- "A te stesso"
Si sbaglia, io appartengo a Ma'."

(E ora non mi resta che vedere il film "Room".)

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