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La banda dei brocchi
 
La banda dei brocchi 2017-11-18 06:42:21 68
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68 Opinione inserita da 68    18 Novembre, 2017
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Nuova epoca con destini difformi

Questa è una storia raccontataci in una serata berlinese del 2003 da due giovani imparentati con i protagonisti, una storia senza una vera fine, che semplicemente si interrompe.
Birmingham, Inghilterra, prima anni ‘70. Un gruppo di 4 amici, Benjamin, Doug, Philip a Sean, denominati la banda dei brocchi, frequenta il Kingston Williams, una scuola esclusiva per alunni modello, corsia preferenziale per accedere ad universita’ prestigiose e ad un riscatto sociale ( dalla propria umile origine ) con vista sulla classe dirigenziale ed elitaria del paese.
Birmingham è una città dai toni dimessi, periferica, lontana dalla modernità e dai clamori della capitale, con un senso di inferiorità cucito addosso, culturalmente una terra di niente.
Benjamin è il vero protagonista del racconto, un talentuoso sedicenne acerbo della vita e del mondo, con passioni adolescenziali, la musica, le ragazze, una improvvisa fede in Dio, da sempre innamorato della favolosa Cicely, ed un carattere schivo, tanto bravo nella scrittura quanto dosato e reticente nelle parole, celebri i suoi lunghi silenzi.
La propria vita famigliare e scolastica si inserisce in una Inghilterra sprofondata in una crisi senza ritorno, tra minacce di scioperi, continue interruzioni elettriche, governi incompetenti, la minaccia dell’ IRA, xenofobia ed acceso nazionalismo, in cui i laburisti saranno spazzati via da una nuova ondata di conservatori che andranno al potere e ci rimarranno a lungo, contrari allo stato sociale ed alla comunità.
I ragazzi non ne sanno molto di tutto questo, la loro scuola e’ un modello teorico per future classi dirigenti, ovattato e recalcitrante agli effluvi della modernità. Li’ la vita continua all’ interno delle proprie stanze e nei corridoi, tutte le cose che imparano hanno un senso, e si insegna che è il dominio del linguaggio a garantire il potere. Poi c’è quello che dicono i genitori, ed il mondo, fuori dalla loro portata di adolescenti, una costruzione assurdamente grande, complicata, casuale, fondata su una massa di relazioni inconcepibili.
Benjamin non comprende appieno ciò che lo circonda, per il momento si limita ad ascoltare la sua musica sperando di essere corrisposto da Cicely, già miracolato una volta
Doug, per contro, è estroverso, carismatico, sicuro di se’, ma un giorno perderà il proprio senso di identità e di appartenenza, quella lealtà verso la famiglia ed il luogo in cui è nato ( Birmingham ) per invaghirsi delle classi agiate, di come vivono e dei posti in cui vivono ( Londra ).
Benjamin invece continua a mantenersi lontano da tutto, coperto di malinconia ed indifferenza in cui riesce a scovarvi un che di stranamente confortevole.
Tra le pagine tante storie, alcune violentemente interrotte, o solo sospese, altre deviate dal proprio corso e riprese faticosamente, tradimenti, amori, frustrazioni, degrado, semplice lotta per la sopravvivenza, insomma lo scorrere della vita all’ interno di un complesso sistema relazionale nel quale i genitori faticano a capire se stessi ed a crescere i propri figli, generazioni che paiono vivere realtà diverse.
Il sistema relazionale adolescenziale si fonda su affinità elettive ( “ La bacheca “, il giornale scolastico ), cameratismo, gelosia, ammirazione, accesi idealismi.
C’è anche, vivida, una critica feroce ad un certo modello culturale inglese, ad un popolo odiato dai vicini sottomessi ( gallesi, scozzesi, irlandesi ), da sempre molto violento senza rendersi conto di esserlo e quando se ne pente ormai è troppo tardi, “.. è per questo che siamo tanto malinconici, prima però siamo capaci di tutto “… Traspare un paese contraddittorio, ferito, senza equità fiscale ne’ pari opportunità, con una disomogenea distribuzione della ricchezza.
Ma, tra le righe si respira un flusso di romanticismo ed una progressiva presa di coscienza che accarezza intimamente i protagonisti, indirizzandoli ad una personale elaborazione intellettiva e percettiva. Le parole declinano il proprio significato sostituite da una brezza emozionale sullo sfondo di temi cari all’ autore ( lo scorrere inevitabile del tempo, la forza di un destino già scritto ).
Sarà Benjamin, in un lungo ed accorato epilogo ( ci sarà un seguito in un romanzo a seguire ambientato alla fine degli anni ‘90 “ Circolo chiuso “ ) a riassumere e codificare quel senso di condivisione ed appartenenza ad un futuro in parte già scritto.
Un processo di maturazione si è compiuto, le microstorie hanno mostrato la circolarità degli eventi, alcune relazioni indirizzate dai protagonisti, altre spezzate per sempre, ma questo è il flusso della Storia.
Cala il sipario sugli anni ‘70 e sulla stagione dell’ adolescenza, gli esami finali al King Williams ad alcuni ( Benjamin incluso ) spalancheranno le porte di prestigiose università, la banda dei brocchi sciolta per sempre, ciascuno incamminatosi per la propria strada, spesso disconoscendo ideali e propositi pregressi ( lo stesso Benjamin sarà provvisoriamente assunto in un istituto bancario, lui che aspirava ad essere uno scrittore ).
Nel frattempo tutto è cambiato e non tornerà. Se avessimo potuto arrestare quegli attimi ed i pochi momenti di autentica bellezza e felicita’, chissà’ come sarebbe stato, dove e come saremmo; non è dato saperlo, perché tutto, come sempre, rientra nell’ insondabile, enigmatico, crudele e meraviglioso mistero della vita…..
Uno dei migliori romanzi di Coe, dotato di tutti quegli ingredienti che ne costituiscono l’ essenza. Ritratto di un’epoca, ma anche romanzo di formazione, malinconico e struggente, ironico e pungente, con una scrittura che cattura e trascina in un vortice di non ritorno, e personaggi ( Benjamin e Cicely ) fortemente includenti, che respirano ed inseguono il flusso ed il significato dell’ esistenza, pur consapevoli della propria precarietà e minutezza.

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