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Il rosso vivo del rabarbaro
 
Il rosso vivo del rabarbaro 2018-02-19 10:26:09 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    19 Febbraio, 2018
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"Il mondo vive negli occhi di chi lo guarda"

«Saper cogliere il momento giusto per volgere in proprio favore le circostanze della vita: ecco l’importante» p. 4

Augustina, figlia di una girovaga madre ornitologa e di un padre appassionato di balene che probabilmente ignora la sua stessa esistenza, cresce con Nina in un villaggio della piccola Islanda, un villaggio sul mare, al nord del mondo, un villaggio dove lunghi periodi di buio si intervallano ad altrettanti di ininterrotta luce. La sessantaduenne Nina, ha scelto il suo nome rivolgendo la mente all’Imperatore Augusto e si è assunta il compito di proteggerla, crescerla e curarla aprendole gli occhi e l’intelletto, invitandola alla curiosità, alle domande, alla ricerca. E la giovane ragazza, non esita a farlo. Non importa se le sue gambe sono un po’ matte, ella non vi si sottrae. Quel tempo che con il buio sembra cristallizzarsi restando immobile nel suo impercettibile scorrere non ha la forza di fermare il suo acume. Un piccolo genio della matematica contestato per le sue stranezze, la ragazza è una donna discreta e introversa che appartiene alla natura, che si perde nei suoi campi di rabarbaro, che coltiva il sogno di scalare quella montagna, di vincere quell’altezza di appena ottocentoquaranta metri che rappresenta per la medesima un ostacolo insormontabile.
Ancora, non si sottrae ai rapporti umani, a quegli interludi di parole e baci scambiati con Salòmon, il figlio della maestra del coro, così come non si sottrae alle parole della letteratura, a quelle ad esempio donatele da “L’idiota” di Dostoevskij, a quelle destinatale da Vermundur, a quelle ricevute dalle missive della madre e ancora a quelle che a sua volta ha rivolto a suo padre in messaggi in bottiglia trasportati dalle onde del mare.
Il conoscere è all’essenza dell’opera della Olafsdottir, il sapere, l’arricchirsi dentro è il fulcro della storia di Augustina. Al tutto si somma un verbo poetico, uno stile affascinante dai toni quasi fiabeschi che trasporta in una realtà parallela semplicemente irresistibile.

«Alle spalle di una montagna ce n’è sempre un’altra. E una volta vinta La Montagna, passerà ovviamente alla conquista delle altre, sparse per il mondo. Nina ha ragione: la cosa più importante è avere buone scarpe: che ci si trovi alle falde del Kilimangiaro, con i piedi poggiati sulla pancia della Terra, o al centro di un ponte sospeso sull’Himalaya, quel che ci vuole sono le scarpe adatte.» p. 24

«Ecco perché sei rimasta con le gambe così. Lo so che vorresti poter correre e andare in bicicletta e fare tante altre cose, ma, guarda, c’è pieno così di gente che corre tutta la vita e non arriva mai da nessuna parte. Io non lo so, sì, forse sei stata un po’ sfortunata. Ma nella vita non si può mai dire davvero, chi è fortunato e chi non lo è» p. 51

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