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La banda dei brocchi
 
La banda dei brocchi 2018-10-05 18:00:39 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    05 Ottobre, 2018
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Quegli “strani” anni settanta


“Anni strani” è una definizione quanto mai significativa se usata da una generazione di giovani cresciuta in un contesto sociale e culturale che li vuole sufficientemente ignari di ciò che si agita nel mondo circostante. Ciò è quanto accade nel romanzo “La banda dei brocchi” di Jonathan Coe, che ha come protagonisti un gruppo di giovani che frequenta un liceo esclusivo di Birmingham con la prospettiva di accedere alle migliori università del Regno Unito. Come in qualsiasi di queste scuole britanniche, così selettive, i giovani sembrano destinati a dover necessariamente fare propri i principi borghesi, senza spirito critico. Ogni turbolenza proveniente dall’esterno giunge improvvisa e dapprima quasi incomprensibile. Philip, Benjamin, Doug e gli altri si trovano ormai alle soglie dell’età adulta a interrogarsi su cosa sia la guerra fredda, sul perché Berlino sia divisa in due, sul significato e la motivazione dello scandalo Watergate, sul fine degli attentati dell’IRA, o sullo scopo degli scioperi che portano al “power cut”. Tutto ciò perché essi sono cresciuti in un ambiente ingannevolmente protetto, che non ha aiutato la loro crescita in merito alla coscienza civile.
Coe non risparmia la sua satira sottile e intelligente né ai padri né ai figli. Al punto che si è indotti a chiedersi se la definizione di “ banda dei brocchi” sia più giusto riferirla ai genitori o ai figli.
Tutte le problematiche che scossero la Gran Bretagna negli anni settanta traspaiono nella trama del romanzo e ne costituiscono il filo conduttore. L’autore non trascura il problema razziale, e anzi lo inserisce nel modo che meglio può essere compreso dalle generazioni più giovani, accennando a un mito della musica, Eric Clapton, che in un concerto del 1976 a Birmingham si trova a sostenere quanto detto da Enoch Powell, che preconizzava un’Inghilterra sovraffollata di neri. Non a caso contro queste teorie nacquero gruppi di rock against racism. Non sorprende dunque che l’unico studente di colore del liceo di Birmingham soprannominato con disprezzo Rastus cada vittima di un inganno che gli precluderà l’accesso all’università.
Né Coe trascura di accennare ai movimenti indipendentisti del Galles e della Scozia che da sempre affliggono e minacciano l’unità del regno. Nulla dunque viene trascurato in questo romanzo corposo, i problemi degli anni settanta con gli scioperi, il fallimento della politica laburista e l’avanzata dei tories, costituiscono lo sfondo importante sul quale si muovono personaggi assolutamente credibili, tra i quali spicca Benjamin, l’artista per eccellenza, che proprio per la sua fragile aderenza alla realtà viene soprannominato Minus habens, non senza qualche allusione di dubbio gusto.
Vedremo come evolveranno gli eventi nel seguito intitolato “Circolo chiuso” ambientato negli anni novanta.

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Commenti

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Ciao Anna Maria.
so che l'autore è molto noto, ma io non l'ho mai letto, per una sorta di diffidenza. Ora vedo l'eccellente valutazione assegnata ma, nonostante la bella presentazione che hai fatto di questo libro, non riesce a scattare l'interesse o la curiosità verso questo scrittore.
Complimenti Anna Maria, come sempre. Anche se io ho letto solo "La famiglia Winshaw ", trovo che Coe sia un autore notevole, capace di abbinare a una critica politica quasi "radical" una indubbia qualità letteraria.
Peccato, Emilio. Sono certa che se lo leggessi non potrebbe non piacerti. Forse non rientrerebbe tra i tuoi preferiti, ma non potresti non apprezzare la sua sottile vena satirica.
Grazie Giulio.. Con Circolo chiuso che si concentra sugli anni novanta, Coe completa la trilogia che vale la pena leggere tutta. Di questa La famiglia Winshaw è certamente la più nota. Interessante anche Numero Undici, che ne è in certo modo una continuazione. Coe dà un quadro non solo dello stato della Gran Bretagna, ma dell'Europa e delle relazioni internazionali..
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