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Fuoco pallido
 
Fuoco pallido 2019-08-12 11:12:33 Molly Bloom
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Molly Bloom Opinione inserita da Molly Bloom    12 Agosto, 2019
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Il re di Zembla

La grandezza di Nabokov l’ho scoperta di recente con la rilettura di “Lolita”, uno tra i libri migliori che abbia mai letto, per poi averne conferma con “Fuoco pallido”. Nabokov è colui che affermò in veste critica che Dostoevskij non scrive bene e che è sopravvalutato, i suoi romanzi essendo lontani dall’essere dei capolavori letterari, pertanto da lui come scrittore ci si aspetta molto e a me non ha deluso, anzi.

“Fuoco pallido” è un romanzo insolito come forma perché si presenta come un articolato commento ad un poema, accompagnato dalla Prefazione e delle Note del curatore e critico di tale poema, “Fuoco pallido” scritto da John Shade. Questo induce un po’ in errore il lettore, credendo di avvicinarsi quasi a un saggio o comunque non a un romanzo con una trama stimolante e dei personaggi ben definiti, io stessa l’ho pensato. E invece non è così, “Fuoco pallido” è un romanzo a tutti gli effetti, forse unico nel suo genere per la forma insolita, ma compatto e molto intelligente. Scritto in prima persona dal curatore del poema Charles Kinbote, il libro descrive ciò che lui avrebbe voluto che John Shade scrivesse attraverso il suo poema e cioè la storia del regno di Zembla (regno immaginario) del quale Kinbote pretende si esserne il re fuggiasco, il poema autentico invece è autobiografico e in esso John Shade rispecchia la sua vita e i momenti più cruciali, senza il minimo accenno alla distorta ed erronea interpretazione di Kinbote. Anzi, il lettore si renderà ben presto conto di quanto sia disturbato e perseguitato il poeta dal suo ingombrante e pazzo futuro curatore del poema, senza dubbio affetto da qualche mania e che non da la minima sicurezza di ciò che afferma. Questa situazione parallela di realtà- fantasia tra il poema e il suo commento susciterà immancabilmente le risate perché completamente diverse. Sicuramente è anche una parodia ai vari critici letterari che spesso e volentieri ci mettono del loro e rovinano il messaggio che un’opera si propone di trasmettere e spesso lo si fa per il proprio narcisismo, mettendo quasi in ombra (Shade) l’autore e la sua opera per mettere i riflettori sulla propria visione delle cose.

Nonostante la strana forma Nabokov riesce a tenere vivo l’interesse di un lettore non solo attraverso la comicità implicita dell’equivoco ma anche attraverso le due storie che Kinbote intreccia: quella del regno di Zembla e quella della sua “amicizia” con il poeta Shade al quale la racconta, convinto di essere la sua musa; entrambe le storie vengono gradualmente avvicinate e unite attraverso un altro personaggio, Gradus, che darà una impronta gialla al romanzo. Da notare i nomi dei personaggi, tutti sono rappresentativi e cambiano anche, Gradus ad esempio in Francia si chiamerà Degré! Shade- ombra, Kinbote cambia varie volte attraverso anagrammi per esempio Botkin etc.

Il testo è anche pieno di riferimenti letterari che ho apprezzato moltissimo (soprattutto quelli a Proust e alla sua opera) e sommati alla forma strana, agli artifici letterari usati, alla bellezza della prosa, alla leggerezza dovuta alla comicità, “Fuoco pallido” risulta essere una lettura incantevole se la si prende per il verso giusto, perché secondo me gli si deve andare incontro, la si deve cercare, per leggere questo libro il lettore deve avere voglia di giocare un po’ con Nabokov, di seguirlo e di trovare gli indizi che gli lascia strada facendo in questo mondo inventato che è il regno di Zembla e non solo.




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Commenti

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Beh, ero già persuaso da Giulio, ora sono proprio convinto, lo leggerò quanto prima! Per altro sono d'accordo sul giudizio di Nabokov su Dostoevskij: uno di quegli autori che secondo me non scrive benissimo, in termini puramente stilistici, ma che scrive cose talmente grandi da farsi perdonare tutto.
In risposta ad un precedente commento
Molly Bloom
12 Agosto, 2019
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Anche io concordo su Dostoevskij. Anche perché Nabokov motiva ogni sua critica verso Dostoevskij, non limitandosi ad un sterile giudizio ed effettivamente non ha tutti i torti quando lo mette solo la lente d'ingrandimento. Però è imperfettamente perfetto il nostro e non si può non amarlo.
Per Nabokov invece vedrai che sarà puro divertimento, io continuo sempre con lui, con "Ada o ardore".
Complimenti Ioana, e benvenuta nella ristretta cerchia dei fan di "Fuoco pallido", che magari con la tua recensione contribuirai ad allargare. Vedrai che ti piacerà anche "Ada o ardore", stilisticamente strepitoso (del resto è difficile trovare, anche impegnandosi a fondo, più di tre o quattro scrittori nella storia della letteratura di tutti i tempi, che scrivano meglio di Nabokov).
In risposta ad un precedente commento
Molly Bloom
13 Agosto, 2019
Ultimo aggiornamento:
13 Agosto, 2019
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Ciao Giulio, grazie! La scrittura di Nabokov è davvero magnifica. Vorrei leggere anche Lezioni di letteratura, so che era bravissimo anche come docente e lettore, spiega molto bene come bisogna leggere un libro e come analizzarlo, molto istruttivo.
I riferimenti proustiani li amo nella sua opera, in Fuoco pallido ci sono molti, il mio preferito è quello in cui Kinbote regala a Sybil una copia di un volume della Recherche in cui aveva sottolineato un frammento in cui una dama(non ricordo il nome) si rammaricava falsamente per una mancata presenza ad una soirée di una sua conoscente, che non l'aveva per l'appunto invitata perché sapeva che non gli avrebbe fatto piacere una serata mondana e quindi noiosa- per sottolineare il mancato invito al compleanno di John Shade. Anche il Lolita ce ne sono di moltissimi! Goduria per un proustiano...
ps: In Fuoco pallido compaiono anche i fauni e le ninfette (vedi la ragazzina domestica degli Shade che secondo Kinbote non vede l'ora che la moglie si allontani per poter sedurre Shade).
Molly, mi hai incantato : lo leggerò, anche se , come scrisse Evariste Galois : Non ho tempo...Ma lo troverò.
Mi unisco agli apprezzamenti con curiosità e interesse verso l'autore che ho censurato con Lolita, come già ti dissi.
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