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Cavalli selvaggi
 
Cavalli selvaggi 2020-05-13 13:00:22 Molly Bloom
Voto medio 
 
2.8
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
2.0
Molly Bloom Opinione inserita da Molly Bloom    13 Mag, 2020
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Romanzo avventuroso

Cormac McCarthy è uno scrittore che da tempo desideravo conoscere. E con la lettura di "Cavalli selvaggi" ho iniziato col piede sbagliato questa conoscenza. Dopo un incipit che mi ha subito conquistata e che reputo tra i più belli mai letti, è subentrata una continua mancanza di armonia che non di rado mi ha spinto ad andare in rete e cercare la trama per poter fare un po' di chiarezza perché molte cose passano tra le righe e altre ancora velocemente accennate e nemmeno con i dialoghi va meglio in quanto molto scarni e freddi e i personaggi risultano molto impenetrabili a mio avviso. Se per alcuni questo può essere simbolo di uno stile originale e ammirevole, personalmente mi ha rallentato la lettura e me l'ha resa monotona e noiosa perché vissuta quasi come un resoconto veloce dell'azione. Per contro, tale velocità è bilanciata ogni tanto da squarci descrittivi di considerevole bellezza e vivacità, come se fosse una fotografia ciò che si ha davanti e non la descrizione a parole di un paesaggio o situazione. Il libro dalle tinte western, parla di due ragazzi adolescenti che vanno via dalla loro terra e dalle loro case in cerca di fortuna, un romanzo di formazione in cui i protagonisti faranno fronte a varie sfide e la maggior parte di esse superano la loro età, sembrano quasi due Don Chisciotte di Cervantes, con la differenza però che l'autore sarà il loro angelo custode, anche perché ne avranno bisogno, poverini. Un'altra aspettativa delusa è quella relativa ai cavalli: mi aspettavo una descrizione più ampia dei cavalli e del rapporto che li lega ai loro cavalieri, aspettativa accentuata ancor di più dalla scena amletiana delle prime pagine, e invece no...qualche accenno qua e là  ma non ciò che bramavo.

Riassumendo, riconosco in Cormac McCarthy una penna importante e sicuramente con uno stile proprio e originale, che però in questo libro a me non ha entusiasmato per le motivazioni sopra esposte. Lo vedo invece adatto per una lettura adolescenziale maschile. Tuttavia, le belle descrizioni ma anche alcuni passaggi profondi seppur descritti con semplicità, mi hanno convinto ad approfondire la sua opera e prossima volta mi butterò direttamente sul suo capolavoro "La strada". 

Concludo con un meraviglioso estratto:

"Sulla superficie ricurva della terra buia e senza luce che sosteneva le sue figure e le innalzava contro il cielo stellato, i due giovani sembravano cavalcare non sotto ma in mezzo alle stelle, temerari e circospetti al contempo come ladri appena entrati in quel buio elettrico, come ladruncoli in un frutteto lucente, scarsamente protetti contro i freddo e i diecimila mondi da scegliere che avevano davanti a sé."

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Commenti

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Peccato che non ti sia piaciuto, Ioana. Io, quando lo lessi, me ne innamorai, insieme agli altri due romanzi della Trilogia (letti in successione, forse li rivaluteresti, in quanto il protagonista di "Cavalli selvaggi" e di "Oltre il confine" compaiono entrambi nel terzo, il quale in qualche modo chiude un cerchio che McCarthy aveva lasciato aperto, inconcluso). Il romanticismo crepuscolare e manicheo di McCarthy forse non è nelle tue corde, ma ti suggerisco di dargli una seconda chance: McCarthy è un "classico" con cui si fa forse fatica ad empatizzare, ma quando poi finalmente si riesce a entrare nel suo mondo, ti afferra e non ti lascia più (e inoltre, nonostante il suo stile scarno e antiemozionale, riesce a commuovere fino alle lacrime: sfido chiunque a leggere le pagine finali di "Città della pianura" a ciglio asciutto!).
P.S. Dopo aver letto "2666" e "Cavalli selvaggi" credo che il mio incubo peggiore sia quello di finire in un carcere messicano, non so tu ;)
Ti capisco, Ioana. Il mio unico incontro con Cormac MC. è stato con il molto acclamato "La strada" : un libro che ho apprezzato ma non amato. Penso che l'autore non sia nelle mie corde, ma al momento non ho riprovato con un altro suo libro, e non ne ho alcuna voglia di ritentare.
Sicuramente leggerò altro di lui e dopo averlo sperimentato credo che andrà meglio la prossima volta, questione di abitudine anche con i stili come tu giustamente dici. Guarda, nonostante le violenze descritte da McCarthy, l'utilizzo di questo suo stile mi ha alleggerito il peso e non l'ho sentita come una violenza pulsante come accade invece in 2666 - soprattutto fuori dal carcere.
Comprendo benissimo Emilio, probabilmente abbiamo provato la stessa sensazione, al di là delle motivazioni, con la differenza che io ho lasciato comunque una porta aperta verso di lui, Buone letture!
Beh io ho dei buchi, anzi no, voragini, sugli autori che tu e Giulio oggi avete proposto, Pynchon, McCarthy e David Forster Wallace (lo nomino io, ho messo in una lista lungo termine La scopa del sistema) che non riesco proprio a colmare. Ma potrebbero essere nelle mie corde? Ormai mi conoscete si può dire...
Ciao Marianna, secondo me sì, potrebbero piacerti. Tu sei una lettrice forte e anche se hai le tue predilezioni come ognuno di noi, sai apprezzare la buona letteratura. Al massimo non amerai i loro stili ma sicuramente li troverai interessanti. Di Wallace io ho apprezzato solo Infinite Jest, La scopa del sistema non l'ho mai provato ma parto già scettica.
Che paura...lo guardo sempre con diffidenza, mi sa che non fa per me; partirò da "La strada", però.
Guarda Ioana, ti capisco perché io prima innamorarmi di "La strada" lo avevo iniziato e interrotto almeno 3 volte. Ma ecco secondo me McCarthy ha una capacità sconcertante di far brillare i personaggi sull'assoluto, come nell'estratto che riporti, questa cavalcata fra le stelle, come i due personaggi di La strada soli in questo mondo in liquefazione, ha una carica evocativa che lascia sconvolti. Detto questo non ho letto questo romanzo, ma è nella mia lista insieme a Meridiano di Sangue
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