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Attraverso i miei piccoli occhi
 
Attraverso i miei piccoli occhi 2020-09-28 06:02:33 Anna_
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Anna_ Opinione inserita da Anna_    28 Settembre, 2020
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Compagno di vita

In "Attraverso i miei piccoli occhi" (romanzo che ha avuto grande successo in Spagna), Emilio Ortiz attinge alla sua personale esperienza: egli stesso affetto da una malattia progressiva che lo ha reso prima ipovedente, poi totalmente cieco, ha sperimentato cosa significhi poter contare nel quotidiano su un fedele ed inseparabile amico a quattro zampe, il suo cane guida Spock. In queste pagine ci consegna una nuova testimonianza di un legame unico e speciale e lo fa in modo inconsueto.

Impulsivo, curioso, giocherellone, assai goloso, ma anche leale, fiero ed orgoglioso del suo lavoro: lui è Cross, giovane Golden retriever di diciannove mesi, che sin dalla nascita è stato scelto per essere un cane guida. Protagonista ma anche voce narrante della storia, Cross ci racconta di sé e di Mario, il suo padrone che "profuma di biscotto lontano": con il tempo imparano a prendersi cura l'uno dell'altro.
Accanto a Mario, Cross sperimenta la sensazione di appartenere a qualcuno e diventa sempre più consapevole che il suo è un compito di responsabilità: "Ma che cavolo di differenza fa per un cieco se è notte o giorno? Anni dopo, o forse soltanto qualche mese dopo, compresi o percepii che... Ci sono luoghi che durante il giorno sono caotici e di notte tranquilli, anche se a volte può capitare l'opposto. E poi c'è qualcosa che cambia in noi e nei bipedi, non ci sentiamo allo stesso modo di giorno o di notte. I ciechi, anche se non vedono la luce, percepiscono comunque questi cambiamenti, e sebbene non saprei spiegarlo né a parole né abbaiando, non si guida nello stesso modo di notte o di giorno. Punto e basta."
Dal canto suo Mario, grazie a Cross, supera la sua indifferenza verso gli animali e impara un modo di vivere senza rancore "né tristezza che non sia passeggera". Cross diviene gli occhi di Mario, ogni felicità, tensione, entusiasmo, o disorientamento di Mario diventano quelli di Cross.

Instancabile, fedele, geloso di quel bastone bianco da cui a volte viene sostituito, Cross non ha bisogno di spiegazioni: quando ormai stanco e non più capace come un tempo di essere d'aiuto per il suo amico, capisce da sé che è giunto il momento di separarsi. "Facevo sempre più fatica a tirarmi su da terra o dalla cuccia per andare a lavorare, le mie ossa erano ogni giorno più pesanti e mi muovevo goffamente, con i riflessi rallentati. Temevo di non poter lavorare come si deve e di danneggiare Mario. Combinai qualche marachella, ma diversa da quelle che avevo combinato da giovane... I miei sbagli senili, invece, lo rattristavano. E rattristavano anche me."

Tra un racconto e l'altro, Cross non risparmia critiche ironiche, irriverenti, e sovente meritate al mondo dei bipedi; diviene quindi portavoce dell'incapacità degli umani di amare senza attaccamento: "Hanno figli e devono essere sempre informati su di loro. Non spezzano mai il cordone ombelicale... Noi tiriamo su i nostri cuccioli e, quando non hanno più bisogno della mamma, li lasciamo liberi perché possano realizzare la loro missione."
E ancora Cross invita a guardare alla scarsa empatia verso i disabili e alle loro difficoltà per avere una piena inclusione sociale.

Chi ha condiviso o condivide il suo quotidiano con un amico a quattro zampe, sia pure soltanto un cane da compagnia, non avrà difficoltà a ritrovare un po' di se stesso o il suo amico peloso in qualcuno dei racconti di Cross.
La lettura leggera, scorrevole, a tratti divertente e commovente, avrebbe avuto una marcia in più se ci fosse stata una maggiore caratterizzazione di Mario, il protagobista umano, e qualche passaggio e/o dialogo un po' piatto in meno. Si fa apprezzare comunque per i riferimenti a film, canzoni, o testi letterari a cui di volta in volta si ispirano i vari capitoli.




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