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Su un letto di fiori
 
Su un letto di fiori 2021-09-10 11:18:54 Mian88
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Stile 
 
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    10 Settembre, 2021
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Occhi che accarezzano l'anima

«Un giorno, quando ero solo una neonata, qualcuno aveva deciso che non servivo e che potevo anche morire. Mi aveva abbandonato senza curarsi affatto delle mille persone che sarei potuta diventare, delle parole d’affetto che avrei potuto rivolgergli una volta cresciuta.»

Quando Miki è stata ritrovata sul soffice letto di alghe, era appena una neonata. Una neonata abbandonata dalla madre ma trovata da un’altra donna desiderosa di donarle, insieme alla sua famiglia, tutto il suo affetto e il suo amore. Ecco perché Miki non sente mai la mancanza della madre naturale. Certo, ci pensa come è atavico che sia, ma al contempo è sopraffatta dall’amore che la famiglia Ohira ha a lei destinato negli anni. Il suo sguardo verso il mondo che la circonda è fatto di meraviglia, gioia e felicità e questo non manca di destare il disappunto di chi, al contrario di lei, non riesce a guardarsi intorno con gli stessi occhi.
La vita di Miki scorre normale e tranquilla fino a che tutta una serie di avvenimenti la portano a dover conoscere anche altri sentimenti oltre all’amore; tra questi, l’amarezza e l’odio. Conosce anche il senso della perdita, la bellezza del ritrovarsi. E forse, in un certo senso, scopre anche cosa significa amare. Perché se da un lato sono gli affetti principali ad essere toccati, dall’altro il tornare a casa di un coetaneo trentenne vecchio amico a sua volta toccato dalla morte della moglie, la porterà a riscoprirsi e la porterà a interrogarsi sul senso di quel che la circonda.

«Poi qualche volta otteniamo qualcosa, ed è la prova che ce la siamo cavata. La vita è un ripetersi continuo di questo gioco: quanto ci insegna l’esperienza? Come affronteremo le successive tentazioni?»

“Su un letto di fiori” è una delle opere in assoluto più mature di Banana Yoshimoto. È uno scritto che trasmette dolcezza, tenerezza, che fa sorridere. Miki entra nel cuore, lo solletica con la sua semplicità e genuinità. Tuttavia, al contempo, questo scritto è anche il più triste ed emotivo della narratrice nipponica. È infatti un titolo che lascia un retrogusto dolce come amaro e questo, probabilmente, perché ha l’obiettivo di sconfiggere le tenebre e illuminarle proprio passando per la ragione per il quale nasce.
Banana da dedicato e scritto questo racconto per il padre, per affrontare la sua perdita e quel dolore incolmabile lasciato da questo vuoto. È un libro ancora che parla di viaggi anche in senso metaforico, ma di radici. Perché tutti abbiamo il nostro posto nel mondo e talvolta dobbiamo solo capire quale questo è.

«Dietro casa nostra forse le piante si erano già riempite di gemme, e in breve tempo avrebbero coperto tutte le cose brutte che erano capitate in passato. Le leggi della natura non conoscono rallentamenti. Scorrere, marcire, nascere. E non conoscono nemmeno accelerazioni. Il tempo della natura è la sola legge che conosciamo. […] Di fronte ai grandi cambiamenti, possono verificarsi situazioni positive o negative. È un fatto scontato. Ad agitare la superficie calma del lago si solleva ciò che si era depositato sul fondo e anche l’aria esterna ne risente. L’acqua si intorbidisce, ma ogni movimento fa affiorare nuove meraviglie. Poi l’acqua si calma e torna limpida, ma il lago non è più identico a com’era prima. Non è migliore né peggiore, è solo cambiato.»

«Ecco perché ho scelto di vivere pienamente, apprezzando ogni istante, giorno dopo giorno. Ecco perché ho scelto la vita semplice e infinita che questo piccolo villaggio, quest’angolo di mondo, ha voluto offrirmi.»

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Commenti

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Ciao Maria. Ho ammirato la scrittura di Banana nelle sue prime due opere, poi non ho più riscontrato quei livelli.
In risposta ad un precedente commento
Mian88
19 Settembre, 2021
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Io invece ho fatto al contrario. I primi titoli li ho trovati molto acerbi e immaturi, troppo mangaka. Gli ultimi li ho apprezzati per coraggio e profondità dei temi trattati. A livello di stile la penna resta intrisa di quel suo carattere inconfondibile che o si ama o si odia.
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