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L'incanto del lotto 49
 
L'incanto del lotto 49 2026-03-20 11:58:32 lego-ergo-sum
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lego-ergo-sum Opinione inserita da lego-ergo-sum    20 Marzo, 2026
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Modesta guida all'incanto di Pynchon

Il plot non è complicato. Una donna viene nominata esecutrice testamentaria del suo ex amante Pierce Inverarity, defunto, o almeno così pare (con Pynchon è bene essere prudenti...). Passandone in rassegna i beni ereditari, si imbatte in un simbolo misterioso, quello di un corno da postiglione con la sordina. Non c’è incontro che faccia, passo che muova che non sia accompagnato da quella immagine. Alla fine diverrà una vera e propria ossessione. Viene così a conoscenza dell’esistenza (ipotetica) di una organizzazione segreta, il Tristero, nata in Europa e trasferitasi in America, che utilizza il WASTE (acronimo per “We Are Silent Tristero’s Empire”), una rete postale clandestina, alla quale i membri della cospirazione si affiderebbero per comunicare tra loro. Oedipa, questo è il nome della protagonista, assume così il ruolo di una investigatrice sulle tracce di un complotto. Riuscirà a svelarlo? Mi fermo qui per non spoilerare. Questo è un giallo “metafisico”, ma è pur sempre un giallo e la suspence merita rispetto.
Partiamo dal nome. Come tutti quelli assegnati da Pynchon ai suoi personaggi, è un nome “parlante”, in questo caso dal significato evidente (altre volte il rapporto tra nome e personaggio è più indecifrabile, labile, perfino capriccioso: Inverarity, Gengis Cohen, Mike Fallopian, Hilarius, solo per citarne alcuni). Novella Edipo, la donna è chiamata ad una investigazione che finisce col mettere in gioco la sua intera esistenza, a procurarle come un senso di straniamento, di impotenza, di smarrimento che crescono man mano che la storia va avanti. C’entra molto il mito americano della psicanalisi, specie freudiana.
Esiste davvero il Tristero o è la protagonista a legare tra loro elementi ed eventi casuali in una trama logica che è frutto della sua immaginazione? E se tutto fosse stato predisposto dall'ex amante per costruire alle sue spalle una clamorosa messa in scena semplicemente per metterla alla prova? Siamo al punto nodale. Paranoia o realtà? Complotto o bisogno di credere che ci sia, al di sotto di una realtà frammentaria e priva di senso, una logica, una spiegazione, un significato, come sostiene lo psicanalista di Oedipa, il dottor Hilarius, il quale le consiglia di tenersi stretta quella “fisima” e di non farsela sottrarre “dalla seduzione dei freudiani”, perché perdendola “si comincia a finire di esistere”? Ed ancora, scusandomi per questa raffica di interrogative: ammesso che esista, il Tristero è una forza negativa e malefica, o è espressione, veicolo, canale di una ribellione al sistema da parte degli emarginati, degli esclusi, di un gruppo sovversivo e rivoluzionario che opera all'interno e al di sotto del sistema?
E qui non si può non citare una delle tante “ storie nella storia” presenti nel romanzo, quella di un manipolo di soldati americani uccisi nel corso della seconda guerra mondiale dai tedeschi presso il lago di Pietà, un altro luogo immaginario, collocato tra Napoli e Roma. Le ossa di questi soldati furono acquistate da una ditta di import-export di proprietà di Inverarity per essere trasformate in carbone e rivendute. Mentre le altre digressioni narrative, ad esempio l’impresa eroica del commodoro americano Peter Pinguid, che sfidò la flotta russa in quello che può essere considerato il primo scontro tra le due superpotenze, sembrano estranee al significato complessivo dell’opera, qui si fa strada una sorta di allegoria di certo capitalismo selvaggio, con la sua inosservanza dell’etica, l’abbandono di ogni senso di umanità, il sacrificio dei valori sull'altare del profitto. Non dimentichiamo che nel suo attraversamento picaresco delle strade e dei locali di San Narciso, la città di fantasia in cui Inverarity costruì il suo impero economico, Oedipa incontra un certo Arrabal, un anarchico messicano, il cui nome in spagnolo vuol dire sobborgo, periferia, baraccopoli: un punto di vista alternativo, dal basso, che Pynchon dunque tiene ben presente nella costruzione del suo romanzo. Potrebbe essere questa posizione antagonistica la ragione fondante del Tristero, sempre che esista. In tal caso non sarà particolare di poco conto il fatto che l’acronimo WASTE precedentemente citato, in inglese significhi “rifiuti”, “spazzatura”, ad indicare un complotto organizzato principalmente da emarginati e reietti.
Una ragazza, ascoltando il racconto dei soldati americani uccisi, si ricorda che nella “Tragedia del corriere” si narra una vicenda analoga. Oedipa decide perciò di assistere a questo dramma shakespeariano (in realtà una parodia) che un certo Driblette ha messo in scena. Anche qui Oedipa trova alimento per la sua ricerca o suggestione: nella scena finale il protagonista cita proprio il Tristero. Ma quando la donna consulterà il testo da cui il regista avrebbe tratto la rappresentazione, non vi troverà cenno alcuno a questa associazione segreta. Ecco, chi legge L’incanto deve abituarsi a questo continuo apparire e dissolversi degli indizi, all'emergere di segnali cui seguono immediati depistaggi: lo stesso regista, che dialoga con Oedipa circa il copione e quella battuta conclusiva mentre fa la doccia ed emerge dal vapore con la sola testa, come un pallone galleggiante sul nulla, la invita a badare non tanto al copione e alle battute, quanto alla performance teatrale.
Domanda: a cosa vi fa pensare questa miscela narrativa di complotti e libri misteriosi, cercati, non trovati, rimandanti l’uno all'altro? La risposta non può che essere: a due topoi ricorrenti nel postmodernismo, da Pynchon a Calvino (Se una notte d'inverno un viaggiatore), a Eco (Il nome della rosa, Il pendolo di Foucault, Il cimitero di Praga), fino a Griffi e al suo Ferrovie del Messico. E si dovrebbe conseguentemente aprire un capitolo relativo al postmodernismo, di cui Pynchon può essere considerato il padre fondatore. Ve lo risparmio: per ora basti questo accenno, non voglio annoiare troppo.
Non posso però lasciarvi senza un’annotazione, questa volta stilistica. Spesso Pynchon affida a Oedipa, indirettamente, attraverso un narratore esterno focalizzato sul personaggio, o direttamente, attraverso il discorso indiretto libero, riflessioni, sensazioni, connessioni difficili da cogliere e da comprendere ad una prima lettura. Ma non è un intralcio tale da compromettere la comprensione globale del romanzo: il treno della narrazione riparte subito e riprende a correre spedito, consentendo di seguire agevolmente la trama. Se avete già letto V. dello stesso autore, questa, al confronto, è una passeggiata ed il filo del discorso non si perde mai.
Può essere utile una breve osservazione di carattere storico: il romanzo fu scritto nel 1966, tre anni dopo l’assassinio di Kennedy, un evento traumatico intorno al quale si svilupparono le più svariate tesi cospirazioniste. Questo può aiutare a capire la presenza del tema del complotto all'interno del romanzo, sia come elaborazione di un dato reale, sia come parodia dello stesso.
E d’altra parte la San Narciso del magnate ex amante di Oedipa si allarga fino a trasformarsi nell'intera America, come la stessa protagonista ad un certo punto dichiara.
L’Incanto del lotto 49 è dunque un grande romanzo sulla nazione e forse sull'intero continente, come mostrerebbe la duplice accezione del termine.
E, a proposito di polisemie, il titolo inglese è The crying of the lot 49. Si fa riferimento ad una partita di francobolli falsificati che recano impresso il simbolo del Tristero appartenuti al defunto, che stanno per essere venduti all’asta. “Crying” vuol dire, appunto, in inglese “atto del bandire un’asta “ e viene tradotto con “incanto”, che significa “asta”, ma anche incantesimo, malia, sortilegio: quello in cui Oedipa Maas è immersa e da cui spera di potersi liberare attraverso uno svelamento finale. Un gioco di parole che sarà sicuramente piaciuto a Pynchon, ma possibile solo nella nostra lingua.


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Non ho mai letto il famoso autore, ma mi hai incuriosito.
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