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PROFUMO DI SUDAMERICA
Rileggo Márquez dopo oltre quarant’anni. Per me, allora sedicenne, il realismo magico fu un’autentica rivelazione. Mi gettai con entusiasmo in quelle atmosfere esotiche, così lontane dalle cupezze che facevano da sfondo alle letture di cui mi ero nutrito fino ad allora (romanzi russi innanzitutto). Amai particolarmente L’autunno del patriarca, che suscitò in me quella ripugnanza per i meccanismi del potere che già allora nutrivo e che non mi avrebbe più abbandonato.
Rileggo dunque oggi Cronaca di una morte annunciata e se l’effetto sorpresa dei miei sedici anni è svanito e il mio bagaglio di letture si è fatto più ricco e variegato, l’effluvio sensoriale che scaturisce da queste pagine continua, nondimeno, ad affascinarmi.
Perché leggere Márquez è soprattutto un’esperienza dei sensi: il suo pieno godimento li convoca tutti, gusto e olfatto compresi. È un viaggio immersivo in un Sudamerica che restituisce immagini, ma anche suoni, profumi, sapori.
A ciò si accompagna quel sentimento del fato, del destino che incombe, così connaturato a popoli che intrecciano con naturalezza, in un miscuglio potente e inestricabile, fede e magia, religione e superstizione: ne deriva una sospensione della dimensione del reale e, insieme, un’esaltazione dell’immaginazione.
In pieno realismo magico, la “Cronaca” del titolo non ha nulla di cronachistico e l’omicidio in sé nulla di veramente drammatico. Tutto è rappresentazione: teatralità, gusto barocco della messa in scena, ricerca della riuscita spettacolare. L’assassinio appare quasi un’appendice necessaria, la chiusa obbligata di un’inebriante giornata di festa, in cui l’aria stessa pare impregnata di una fatalità imminente; e i colori saturi e sgargianti di abiti e decorazioni richiamano il rosso del sangue, come definitiva sublimazione.
Un delitto d’onore deve compiersi. Tutti, tranne la vittima, lo sanno. Ciascun personaggio, inclusi gli improvvisati e impacciati assassini, cerca o finge di cercare un espediente qualsiasi per deviare il corso del destino, e scongiurare l’epilogo cruento. Ma il fato, manco a dirlo, avrà la meglio, e l’intera comunità non potrà che assistere al compimento di volontà superiori.
Ad ancorarci al mondo reale restano quelle viscere: il moribondo, squartato sulla piazza del paese le trascina incredulo con mani insanguinate guardandole attonito. Il puzzo di quelle budella è tra gli odori più intensi della storia della letteratura.
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