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Amore, guerra, borghesia e proletariato
Romanzo che rappresenta, forse, il punto piu alto della maturità di Marai, è una sorta di ideale completamento di una trilogia assieme a “Le braci” e “Divorzio a Buda”, tutti libri che hanno in comune l’analisi delle passioni umane spesso viscerali, dei tradimenti e delle vendette trasversali.
Costruito su quattro differenti punti di vista con l'escamotage del racconto narrato ad un interlocutore-ascoltatore, “La donna giusta” passa dalle parole di una donna ancora innamorata del suo ex marito che cede il testimone proprio all’ex consorte -che a sua volta sviscera la passione provata nei confronti di Judit -donna di servizio che lavorava presso i suoi genitori- per concludersi poi con le versioni di Judit stessa e del suo ultimo amante.
Marai tesse una storia dal ritmo estremamente lento che si distingue per le riflessioni profonde, per l’introspezione ed i lunghi monologhi che ruotano in gran parte attorno attorno alla vita ed all'amore.
Il titolo, a modo suo provocatorio, svela il pensiero ultimo messo in bocca alla moglie che giunge all’amara conclusione che “...non c'è nessuna persona giusta. Non esiste né in terra né in cielo né da nessun'altra parte....Esistono soltanto le persone, e in ognuna c'è un pizzico di quella giusta, ma in nessuna c'è tutto quello che ci aspettiamo e speriamo". Amara verità compresa a sua volta da Péter, l’ex marito destinatario della riflessione, che si erge nella solitudine di uomo prima innamorato poi tradito nella fiducia proprio dall’amante per anni considerata con l’etichetta di donna giusta. Situazione che conduce ad ulteriori conclusioni sul fatto che quello che si confonde con l’amore in realtà a distanza di tempo si trasfigura solo in desiderio, definito “artificiosa eccitazione che si incarna in un corpo femminile”.
L’amore è tuttavia solo parte delle innumerevoli sfaccettature di un libro che dà grande risalto ai concetti di lotta di classe, presentandola come dicotomia tra coloro che vengono definiti “borghesi” o capitalisti, proprietari dei mezzi di produzione, come sorta di eletti a cercare di “metter ordine nel mondo” ed il proletariato. Se Péter è l’emblema del borghese schiavo del proprio status, destinato a rinunciare a tutto ciò che non verrebbe compreso dalla società e quindi destinato a solitudine ed infelicità, Judit rappresenta invece quel proletariato che si trova ai gradini piu bassi e che cerca disperatamente di emergere, disposto a elevarsi con tutti i mezzi possibili senza preoccuparsi di questioni morali.
Ecco che “La donna giusta” getta una luce impietosa sulle dinamiche sociali, diventando ancor più impietoso nelle pagine che mostrano la follia della guerra, in una Budapest sotto assedio, stretta tra la morsa della disperata resistenza tedesca e la progressiva avanzata russa, che anela a mettere la bandierina sul territorio ungherese. La guerra, come una tempesta inarrestabile, spazza via tutto senza distinzione tra ricchi e poveri, portando nuovi equilibri e nuovi conquistatori che si sostituiscono a quei borghesi rappresentanti della vecchia classe dominante.





























