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"La Scozia si droga per difesa psichica"
Come quel genio di Welsh sia stato capace di scrivere un romanzo post-moderno così solido e perfetto, rimane un mistero inintelligibile. Stiamo parlando di un tipo di narrativa che, per definizione, rompe con tutte le regole del gioco “romanzo” in quella sua trama rassicurante e lineare d’impronta classico-ottocentesco e che, se scritto bene, riassume e rimodella con grande intelligenza sia gli echi modernisti sia gli estremi sperimentalismi letterari sviluppati dal ‘900 in poi. Stiamo parlando di un genere narrativo con comportamento autodistruttivo, schizofrenico e suicida. Il testo cattura il contenuto, assorbe i dettagli, rielabora dentro sé stesso, scarnifica senza riserve per restituire al lettore una frantumazione di linguaggio che, pezzo per pezzo, si racconta attraverso le parole di un gruppo di ragazzi di Edimburgo, intorno alla metà degli anni ‘80. Immaginate, quindi, questo romanzo corale di 360 pagine, suddiviso in brevi capitoli, raccontati ogni volta da un personaggio diverso. Ognuno di loro ci pianta addosso il suo sguardo sulla realtà e, magari, ci racconta qualche storiella di un altro protagonista, che noi lettori abbiamo già sentito per esteso in qualche capitolo precedente dal soggetto in questione “in carne ed ossa”, oppure ci riferisce il ritorno di un amico dopo un soggiorno fuori da Edimburgo, di cui non avevamo avuto più notizie da parecchie pagine; e qualche volta, proprio grazie alle sue chiacchiere, in buona fede, rivela ingenuamente al lettore le menzogne che un altro ci aveva appena finito di raccontare con minuzia di particolari e inganni proprio nel capitolo precedente. Smascheramento e inaffidabilità sono i due volti dei tanti “io narranti”, il cui uso ipnotico narrativo del discorso diretto libero è in grado di misurare la giusta dose che serve per rendere il lettore prigioniero del corpo fisico e della spazialità mentale di tutti i personaggi che prenderanno parola. In un certo senso, è come se la tecnica narrativa coordinasse e sovrapponesse totalmente il nostro battito cardiaco, il nostro respiro e il nostro pensiero a quello di tutti i ragazzi di Edimburgo, perdendo un po’ della nostra identità. Liquefatti, risucchiati, schizzati in vena, schiacciati in polvere, deglutiti, veniamo scaraventati dentro un corpo pronto ad ammorbidire i muscoli, allentare i nervi, abbandonarsi all’incanto dei sensi, all'intorpidimento del sogno; in questo modo, mescolandoci tra sangue e sostanze, arriviamo dritti ai cervelli dei protagonisti-amici, che non hanno più nulla da proteggere, nessuna ideologia da difendere. Il lettore prigioniero, a questo punto, si arrende e insieme ai suoi nuovi amici si abbandona alle porte di una visione estatica da paradiso artificiale nello spazio silenzioso dell’universo: Tutto, tranne la realtà! sostiene Trainspotting. Bisogna però tenere a mente che Trainspotting è come un grosso edificio pieno di porte, in cui non esistono solo uscite d’emergenza sintetiche per cercare residui di una propria umanità verso uno “stupefacente” al di là. Esiste anche un al di qua fuori dall’edificio, ossia la vita esterna, concreta e reale della Scozia, di cui il romanzo vuole essere fortemente rappresentativo, politicamente e socialmente. Sono gli anni del governo thatcheriano, in cui si avvia un forte processo di privatizzazione delle industrie, la working class si ritrova a spasso e lo stato riduce il suo ruolo nel settore economico, con un taglio netto ai fondi pubblici: minori salari, sporadici investimenti, sussidi azzerati e sempre meno posti di lavoro da occupare. Esplode nel sottofondo di ogni pagina il cuore pulsante dell’ululato notturno delle vecchie periferie edimburghesi abbandonate, confinate in un degrado di desertica speranza. Trainspotting è il romanzo della luna piena, che nella sua pallida luce nasconde povertà, miseria, violenza, discriminazione, diseguaglianza sociale e neanche il miraggio o lo spiraglio di leggi diurne, che bisbigliano parole come “diritto” o “giustizia”, ma solo leggi di bestiale sopravvivenza.
Sono i più radicali anni ‘80, figli sconsolati del precedente decennio controculturale del “produci - consuma - crepa”, che inizia a perdere tutta la sua rabbia, per passare in sdentata sottocultura giovanile che non ha più nessuna battaglia da gridare. I protagonisti girano le scarpe bucate e si allontanano in un isolamento che ha smesso perfino di essere individualismo primario, mentre recitano versi di poeti come Lou Reed, Iggy Pop o David Bowie, per fare compagnia alla solitudine della mente abitata da un vuoto alieno: “La Scozia si droga per difesa psichica”, dice Rent Boy.
Welsh nel ‘93 pubblica questo romanzo, che subito viene attaccato con l’accusa di essere volgare, triviale, scandaloso e non canonicamente accettabile per gli standard letterari. Welsh, da grande e vero scrittore, affida la sua più grande rivoluzione politica e culturale al linguaggio che decida di usare per scrivere il romanzo. Welsh vuole cogliere di sorpresa i suoi lettori e dal momento che noi stessi, proprio mentre leggiamo il suo romanzo, facciamo parte di una borghesia capitalista e consumista, Welsh ci rapisce e ci trascina con forza dentro le periferie di Edimburgo, gli stabilimenti abbandonati, le case popolari, le vecchie stazioni ferroviarie ferme da generazioni, dove qualche vecchio ubriaco aspetta ancora di vedere l’ultimo treno della giornata. Ci trascina nei pub, dentro i cinema porno, alle feste senza fine e ci fa ascoltare il dialetto scozzese, con la particolarità di scriverlo proprio foneticamente come viene pronunciato dall’amico Rents, da Sid Boy, dal dolce Spud. Una lingua viva, parlata, quotidiana, mutevole nello slang, che come ogni lingua del mondo è concepita fin dalla nascita per essere eternamente metamorfica, viene impressa in queste pagine come un atto rivoluzionario, un’identità vera e propria, un'appartenenza culturale e non una maniera di esistere, ma un modo per dichiararsi vivi. Una grande scrittrice dice: “Lo scrittore è proprio il contrario del letterato. Lo scrittore – che significa prima di tutto poeta – è un uomo a cui sta a cuore tutto quanto accade, fuorché la letteratura. Welsh hai vinto.
Commenti
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I miei complimenti per come hai saputo presentare i caratteri del romanzo 'postmoderno' .
L'autore è famoso ma non l'ho mai letto. Però un po' di curiosità c'è.