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Il dio dei boschi
 
Il dio dei boschi 2026-07-18 12:19:26 Bruno Izzo
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Bruno Izzo Opinione inserita da Bruno Izzo    18 Luglio, 2026
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Gotico americano

“Il dio dei boschi” di Liz Moore è certamente un buon poliziesco, e pertanto è strutturato come il più classico dei mistery, è intrigante, avvincente, ricco di colpi di scena e con un finale a sorpresa.
Pertanto, adattissimo se si desidera la storia di una indagine che possieda anche dei caratteri specifici come un segreto di famiglia, di paese o di comunità. Tuttavia, a mio modesto parere, il romanzo va ben oltre, non è proprio un giallo in senso stretto, descrive perfettamente quello che indicherei come una sorta di gotico americano, solo che anziché ambientarlo in scenari terrificanti quali antichi castelli inglesi tra le brume, di quelli popolati di fantasmi, oppure tenebrosi cimiteri tra le nebbie, celle sotterranee o simili, fila fuori, all’aperto, all’esterno, lo ambienta nei boschi, quasi un paradosso, se vogliamo. Giacchè il bosco richiama la Natura, la semplicità, cose positive, tuttavia nel bosco si sa, ci si può perdere. Come nella vita.
I boschi quelli impervi, fitti, intricati; e non a caso, considerando che l’americano medio nel suo intimo si sente sempre come un ruvido pioniere che vive a suo agio in stretta simbiosi con la natura selvaggia. Si sente tuttora il discendente da una stirpe di esploratori che ha viaggiato in lungo e in largo il proprio paese, confrontandosi spesso bellicosamente con indigeni e fauna locale, ama pertanto la libertà degli spazi aperti, i boschi intricati, splendidi e misteriosi, affascinanti e pericolosi ad un tempo. Non solo, il tutto yankee comprende anche la competizione, lo scontro, talora la sopraffazione sull’altro, specie se “diverso”.
Manco a farlo apposta, la vicenda si svolge sullo scenario di un facoltoso quanto rustico e primitivo campo estivo per i figlioli adolescenti di ricchi americani che qui, durante le vacanze, spediscono i loro pargoli a temprarsi con le difficoltà naturali, confrontandosi con tutto quanto concerne il Dio dei boschi. Prima di intraprendere il loro iter formativo da adulti in ben altri boschi, nelle giungle urbane, lottando con le bestie feroci del mondo degli affari e di tutto quanto connesso con il dio del Dollaro, che è divinità sanguinosa assai più crudele di analoghi in natura; quindi, il contatto con Madre Natura serve ad allenare i giovani per gradi prima di affrontare la Matrigna Urbana.
Tra gli ospiti, si conta anche la giovane Barbara, che è una villeggiante particolare, è la figlia dei ricchissimi proprietari del campo. Per cui quando si scopre l’improvvisa e misteriosa scomparsa della ragazzina, le ricerche scattano subito frenetiche e con largo impiego di mezzi, perché oltretutto, purtroppo, succede che il fulmine colpisca due volte sullo stesso luogo.
Anni prima, infatti, la stessa famiglia aveva tristemente registrato l’analoga misteriosa scomparsa del primogenito, il giovane Bear, mai più ritrovato.
Da questo snodo si sviluppa un romanzo corale, potremmo definirlo il racconto di un grande bosco che conta tanti alberi-personaggi, per cui da un lato il lettore segue le vicende con apprensione, curioso di capire come siano andate le cose, cosa si nasconde dietro le scomparse, nello stesso tempo ansioso e timoroso di conoscere la conclusione della storia, dall’altro si affeziona a ciascuno dei personaggi che incontra, ognuno può dirsi un albero con la propria storia, la propria corteccia e l’interno delineato a libri, i propri rami, le proprie radici, e le connessioni che sempre in un bosco si instaurano tra la flora analoga e di altro genere, e tra questa e la fauna, animale e umana che sia.
Il tutto, vergato con ritmo, scandito con tempi naturali, con architettura fluida e spontanea.
Come sempre accade, quello che succede è una conseguenza di quello che è successo.
Per far luce sui fatti odierni, serve illuminare quelli a ritroso nel tempo, così che un nuovo modo di orientare le luci, focalizza un modo diverso di intendere l’evolversi delle vicende, che come sempre sono frutto del divenire delle persone, quasi una loro maturazione, e del loro agire, in attesa di tempi migliori. Malgrado sembri un romanzo corale, in verità è un libro ricco di silenzi, di solitudini, di riflessioni, appunto quelli che si intuiscono solo nel più profondo dei boschi, dove può ascoltarti solo lo spirito dei boschi, o il tuo Dio. Dove solo così puoi comprendere quando sia difficile, e doloroso, vivere una vita preordinata da altri, costretta, obbligata, che per quanto facoltosa, è comunque uno stare rinchiusi in una gabbia, seppure sita in un ricco, lussuoso e confortevole chalet tra i boschi; nessuno può desiderarlo, una prigione in un bosco sempre una galera resta, allora se trova aiuto, e complicità, il predestinato ne diventa consapevole, e sceglie altrimenti: non esiste libertà maggiore di baciare chi si desidera, in un’altra vita.
Non necessariamente in un bosco, anche su un’isoletta su un laghetto, per dire.

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Liz Moore
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