Dettagli Recensione
Fluttuare in orbita
Con questo romanzo del 2023 la scrittrice britannica Samantha Harvey ha vinto il prestigioso Booker Prize 2024.
Definirlo romanzo è riduttivo: assistiamo alle riflessioni dei sei cervelli in orbita: Nell, Chie, Roman, Pietro, Anton, Shaun, di nazionalità diverse.
Ruotano in orbita sospesi sopra la Terra in una H di metallo "fronte contro fianco contro mano contro tallone, girando insieme."
Ciò che più mi suggestiona è l'immensità e la meraviglia di ciò che dall'orbita vivono e vedono. Immensità della Terra che a noi sulla Terra sfugge. Non ci chiediamo davvero tutta questa bellezza da dove arriva, quanta vita avrà, cosa ciascuno di noi può fare ogni giorno per salvaguardarla.
Tante piccole curiosità trovano risposte grazie alle immagini degli astronauti che vivono a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Li osserviamo e ascoltiamo nel loro racconto, mentre sono già altrove e poi ancora altrove...un continuo movimento che significa vedere l'Italia e dopo un istante la Russia che è già sparita per dar spazio a un altro continente. In un passaggio continuo e infinito.
Solo ripetendosi ad ogni risveglio
"questa è la mattina del nuovo giorno" è possibile mantenere un equilibrio nel tempo, ma intanto in questo nuovo giorno si susseguono in un attimo "cinque continenti, autunno e primavera, ghiacciai e deserti, natura selvaggia e zone di guerra."
Il mattino che arriva ogni novanta minuti.
Rifletto che non ho mai pensato a come si preparano corpo e muscoli al ritorno, letteralmente, con i piedi per terra.
Ginnastica tutti i giorni, "due ore in cui i loro corpi non stanno sospesi ma sono costretti a rispettare la gravità", necessaria per non subire un crollo fisico.
La famiglia cambia, in questa missione famiglia sono gli astronauti con cui condividono spazi, a cui non devi chiedere né spiegare nulla: perché fluttuano con te, loro lo sanno.
Quanto può apparire superfluo il superfluo, vedi casa e rivedi "un ninnolo, un tappeto." Lontani anni luce.
Giornate non fatte di ventiquattro ora ma continuare a ripetersi che si, sono di ventiquattro ore e nel frattempo si sono già susseguiti giorni e notti nuove.
I compiti definiti ogni istante al millimetro, sentirsi fondamentale e dipendente dagli altri, la necessità di non invadere lo spazio nonostante il si toccarsi inevitabilmente continuamente.
Ciò che erano prima di fluttuare insieme non conta, non esiste più. Esiste ciò che ciascuno rappresenta per gli altri.
I sei astronauti rappresentano miliardi di persone e tutti insieme la razza umana.
Quanti sono i momenti che vorranno ricordare? Tanti, troppi.
Passeggiare nello spazio e avere la sensazione di cadere. Uscire dalla camera di equilibrio e vedere solo stazione spaziale e Terra, una Terra che rotola a tutta velocità, che non sembra solida ma fluida.
Essere fuori, nulla come riparo se non "una tuta spaziale piena di refrigerante per respingere il calore del Sole. Solo una tuta spaziale un pezzo di corda e la sua fragile di vita. Solo i piedi che dondolano sopra un continente, il sinistro che oscura la Francia, il destro la Germania. Il guanto della mano destra che copre la Cina occidentale."
Quello che a me terrorizza al solo pensiero della perdita dei riferimenti conosciuti realizza il sogno, l'abnegazione, una vita dedicata a questo momento per chi ha dato tutto ciò che poteva per essere lì.
È forse è proprio questa la parte di racconto che più mi affascina. La loro psicologia, la loro forza indescrivibile non solo fisica.
Ci sono le visioni della Terra da una "angolazione" inimmaginabile per noi che leggiamo, ci sono le riflessioni di chi questa esperienza unica la sta' vivendo, e poi ci sono i paesaggi che riusciamo a vedere con il nostro viaggio della mente.
È l'immensità dello spazio e la fragilità della condizione umana.
E sei persone che dovrebbero essere come me.
Dovrebbero.
Perché sono lontane anni luce. E non in senso metaforico.
Buone prossime letture.
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