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Un capolavoro che non fa per me
Leggere Abbacinante. Il corpo di Mircea Cartarescu è stata, per me, la conferma definitiva di una difficoltà che avevo già sperimentato con il primo volume della trilogia. Fin dalle prime pagine mi sono reso conto che questo tipo di letteratura barocca e visionaria semplicemente non rientra nelle mie corde e nei miei gusti abituali. Nonostante riconosca e prenda atto dell'accoglienza estremamente positiva che molti lettori e la critica riservano a quest'opera, ho faticato enormemente a entrare in sintonia con il testo. Il flusso di coscienza torrenziale dispiegato dall'autore, per quanto stilisticamente imponente, non è riuscito in alcun modo ad attrarre la mia curiosità o a coinvolgermi emotivamente. Anzi, la densità esasperata delle descrizioni e l'accumulo continuo di visioni si sono rivelati, nel mio caso, letteralmente "abbacinanti" al punto da farmi perdere costantemente il filo della narrazione. Là dove altri vedono un capolavoro ipnotico e una discesa alchemica nella carne e nella memoria, io ho percepito una lettura faticosa e respingente, che ha finito per esaurire la mia pazienza di lettore. Resta l'ammirazione per la maestria tecnica della scrittura, ma la distanza tra le mie aspettative e la proposta di Cartarescu si è rivelata, anche in questo secondo capitolo, incolmabile.
Indicazioni utili
- sì
- no





























